Quella strana fregola di spegnere le polemiche sulla Messa di Natale

Il direttore della Civiltà cattolica interviene sul Fatto quotidiano per puntellare con sapienza gesuitica le ingerenze liturgiche del governo Conte. Oibò

Cronache di mezzo lockdown / 14

Si sentiva il bisogno di una rinnovata alleanza tra il trono e altare? Possiamo certamente peccare noi di pregiudizio. Però non vi fa specie leggere sul quotidiano organo grillino del governo Conte (oltre che dello storico premio Nobel delle manette) il direttore dell’unico organo cattolico autorizzato col “visto si stampi” del Vaticano? Il direttore della Civiltà cattolica ospite del Fatto quotidiano. Antonio Spadaro, avvolto nella sapienza teologica gesuitica per ricordare l’importanza del fatto dell’incarnazione, a prescindere dall’ora. Impeccabile.

Per fortuna Spadaro non è l’illustre confratello (nientemeno che il capo dei gesuiti) che tempo fa rispose stizzito a un giornalista che lo aveva esacerbato con richiami al Gesù dei Vangeli: ci vada piano con le citazioni, «a quel tempo nessuno aveva un registratore». Devo confessare che non mi colpisce affatto positivamente la fregola con cui l’amico e stimato direttore Spadaro ci ha voluto cortesemente anticipare il suo intervento a casa Travaglio.

«Oggi sul Fatto quotidiano», ha twittato Spadaro, «un mio commento sulla questione dell’orario della Messa della notte di Natale in tempo di pandemia. Chiesa e politica sono chiamate a collaborare per il bene comune e nel pieno rispetto dei valori spirituali che pure fondano la coesione sociale. Non c’è da sollevare polemiche pretestuose su temi così delicati».

«Non c’è da sollevare polemiche pretestuose». Un concetto forte e chiaro che viene scolpito molto bene nell’articolo sul Fatto. Oibò. Sarà anche questa pastorale che ha «l’odore delle pecore», di pastori in mezzo al proprio gregge, e pescatori di uomini?

Ma a possibile comprensione del direttore della Civiltà cattolica, impossibile (almeno per il sottoscritto) che non torni alla memoria quel giorno cruciale di fine agosto 2019. Quando seppellito Salvini sotto l’ignominia dell’accusa di un rosario portato allo scopo di ingannare i fedeli e strumentalizzare la fede, papa Bergoglio ricevette Giuseppe Conte donandogli il rosario, prima che Giuseppe Conte salisse al Quirinale per ricevere di nuovo l’incarico di formare un governo di segno diametralmente opposto a quello che lo stesso Conte aveva presieduto fino alle dimissioni dell’ignominioso.

Sono sicuro di non essere tra coloro che faranno polemiche sugli orari delle Messe natalizie. Ho sempre presenziato alla simboleggiata Messa della mezzanotte talora alle 22, tal altra alle 23, e una volta (dai gesuiti) perfino alla mezzanotte spaccata. Però, come fedele laico del quale papa Francesco dice un gran bene e si raccomanda di non farci dettare la spesa dai chierici – come ha appena ribadito lui, il Papa, «nessuno di noi è stato battezzato prete né vescovo: siamo stati tutti battezzati come laici e laiche. I laici sono protagonisti della Chiesa» – ecco, se è vero tutto questo, si prenda atto anche dalle parti gesuitiche che il mondo laico è bello perché è vario. Sorprendente sarebbe che proprio là dove trionfa la linea democratica che va da Obama a Biden – la linea che ha reso potabile perfino il “Giuseppi” stimato dall’ignominioso Trump – venisse il diktat clericale su cosa il laico cattolico può polemizzare e cosa no. Ora più, ora meno.