Messa di Natale. Camisasca: «Decide la Chiesa, non lo Stato»

L’Unione Europea consiglia agli Stati di «non permettere la celebrazione delle Messe». Il commento del vescovo di Reggio Emilia

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Domani uscirà il documento della Commissione europea “Stay Safe Strategy” con il quale l’organo esecutivo dell’Ue farà raccomandazioni agli Stati su come evitare il peggioramento della pandemia nel periodo natalizio. Secondo indiscrezioni uscite sui giornali, nella bozza c’è anche l’indicazione ai governi di «non permettere la celebrazione delle Messe» e in ogni caso di «considerare di evitare cerimonie religiose con grossi assembramenti, sostituendole con iniziative online, in tv o alla radio».

L’OCCIDENTE DIMENTICA LA LAICITÀ

Lo scivolone dell’Ue, che sembra dimenticarsi del diritto alla libertà di culto sancito dall’articolo 9 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, è solo l’ultimo di una lunga serie. Molti paesi occidentali, infatti, hanno colto la palla al balzo della pandemia per imporre eccessive restrizioni al culto, non motivate da ragioni sanitarie: in Francia e negli Stati Uniti ci hanno pensato i giudici a imporre ai politici la marcia indietro.

In Italia sono risultati ridicoli i tentativi del premier Giuseppe Conte e del ministro Francesco Boccia di improvvisarsi ministri del culto, consigliando «raccoglimento spirituale» il primo e l’anticipazione della tradizionale Messa di mezzanotte del 25 dicembre di qualche ora il secondo, perché «non è eresia seguire la Messa o far nascere Gesù due ore prima. Eresia è non accorgersi dei malati e dei bisognosi, delle difficoltà dei medici. Il Natale non si fa con il cronometro, ma è un atto di fede».

Non troviamo modo migliore per commentare questi maldestri tentativi degli Stati e dell’Ue di rinnegare la tanto decantata laicità per mettere le mani sulla religione che riportare le parole di monsignor Massimo Camisasca.

GIÙ LE MANI DALLA RELIGIONE

Il vescovo di Reggio Emilia-Guastalla ha dichiarato ieri su Rete 4 intervenendo nella trasmissione di Nicola Porro, Quarta Repubblica:

«Vorrei dire due cose. La prima: è chiaro che non sappiamo a che ora Gesù sia nato e non sappiamo esattamente neanche in che giorno Gesù sia nato. Quindi non ha senso dire: facciamo nascere Gesù due ore prima, tre ore prima, quattro ore prima. Questo è chiaramente un discorso con altri significati. Seconda cosa: molte persone sono legate, giustamente secondo me, alla Messa di natale. Nella tradizione cristiana fin da lungo tempo si è creduto che nel momento di maggior buio, che poi è il solstizio d’inverno, intorno al 21/25 dicembre, spunta la luce. E quale luce spunta? Quella di Cristo, che nasce. L’uomo vive anche di significati e di tradizioni, nel legame con delle memorie che hanno costituito la sua vita. Io non trovo scandaloso che la Messa possa essere spostata alle 20 invece che alle 24, a parte che non capisco bene perché il virus circoli di meno alle 20 invece che alle 24. Comunque, a parte queste considerazioni, mi va bene. Però io dico: stiamo attenti, perché nel momento in cui noi vogliamo continuamente toccare tutti i significati simbolici, affettivi e di fede delle persone, non facciamo un guadagno né per le persone né per la socialità. La socialità si nutre di rapporti, di simboli, di tradizioni e questo deve essere guardato con attenzione, soprattutto dalla Chiesa. Io come cittadino sono attentissimo a ciò che lo Stato mi chiede e voglio assolutamente salvaguardare la salute mia e dei miei fratelli. Nello stesso tempo, però, non voglio uno Stato che entri a regolamentare quello che la Chiesa deve decidere. Quindi ci deve essere su questo punto una forte attenzione sui significati simbolici, culturali e di fede di ciò che la Chiesa vive».