Psicologi contro Cerrelli per il dibattito tv sull’omosessualità

L’ordine degli psicologi contro il vicepresidente dell’Unione giuristi cattolici. Ma qual è la sua colpa? Avere delle idee? Esprimerle?

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L’ordine degli psicologi, tramite il suo presidente Giuseppe Luigi Palma, ha attaccato in un comunicato Giancarlo Cerrelli, vicepresidente dell’Unione giuristi cattolici. La sua colpa? Avere delle idee in merito all’omosessualità e al progetto di legge sull’omofobia.
Cerrelli, invitato come ospite martedì alla puntata di “Uno Mattina Talk”, si è confrontato in studio con Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center, e di come sia andata la trasmissione ce lo ha raccontato lui stesso in questa intervista che vi invitiamo a leggere, anche perché si comprende bene quale è il vero fine della legge sull’omofobia: non inserire per legge aggravanti per chi discrimina gli omosessuali, ma tacitare chi ha opinioni diverse in merito.
Opinioni che Cerrelli ha espresso in modo pacato e urbano definendo l’omosessualità un disagio esistenziale e un disordine. Cerrelli, al termine della trasmissione, ha accennato in un secondo (senza poi nemmeno avere la possibilità di discuterne) alle teorie riparative. Quindi: non ha mai definito l’omosessualità una malattia né ha potuto dibattere in merito alle teorie riparative. Quanto vi diciamo potete constatarlo di persona: qui il video della puntata). Tuttavia, questo non gli è bastato per evitare il comunicato degli psicologi.

IL TESTO DEL COMUNICATO. Nel suo comunicato, Palma scrive: «è gravissimo che i detrattori della legge anti-omofobia ripropongano, tra le altre, l’idea che l’omosessualità sia una malattia da curare e, di conseguenza, che l’orientamento omosessuale sia da modificare, contraddicendo palesemente quanto, invece, da anni sostiene la comunità scientifica internazionale che, a ragione, ha da tempo rigettato le cosiddette terapie di conversione e riparative. Affermare che l’omosessualità possa essere curata o che l’orientamento sessuale di una persona si debba modificare, come recentemente dichiarato dal vicepresidente Unione giuristi cattolici italiani è una informazione scientificamente priva di fondamento e portatrice di un pericoloso sostegno al pregiudizio sociale ancora così fortemente radicato nella nostra società, come dimostrano, purtroppo, i sempre più diffusi fatti di cronaca. Ribadisco, se mai ce ne fosse bisogno che gli psicologi, secondo il Codice deontologico, non possono prestarsi ad alcuna ‘terapia riparativa’ dell’orientamento sessuale di una persona, bensì collaborare con i propri pazienti nel caso di disagi relativi alla sfera sessuale siano essi avvertiti dagli eterosessuali così come dagli omosessuali».

QUINDI? Qual è dunque la colpa di Cerrelli? Avere delle idee? Esprimerle? Aver sostenuto che non tutti gli omosessuali vivono serenamente la propria condizione? Che questa può essere avvertita come un «disagio esistenziale»? Se lo chiede oggi Avvenire, che scrive, appunto, che gli omosessuali – liberamente, se lo vogliono, se vivono la propria condizione con disagio – possono essere aiutati «da professionisti preparati, terapeuti in grado di sostenerli. Sempre che la legge contro l’omofobia in discussione in Parlamento non finisca con il fare rientrare anche questi specialisti nella categoria delle persone da sottoporre a procedimento giudiziario e il loro onesto lavoro nella categoria degli attacchi alla condizione omosessuale».

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