Dite ai giornali che l’amico italiano del “satrapo” kazako è più P. che B.

L’autorevole e di sinistra Der Spiegel il 13 marzo scorso ha segnalato tra «i consulenti» dell’«autocrate» non Silvio, ma i principali leader del centrosinistra europeo

Sarebbe bastato leggere i giornali stranieri per porsi delle domande sulla salute dell’informazione italiana al seguito del pasticciaccio brutto combinato dai nostri apparati di polizia con la “deportatio” (termine usato dai gionali kazaki) della moglie e figlia di Mukhtar Kabulovich Ablyazov.

Per prima cosa, come racconterà sulle pagine del settimanale Tempi Fausto Biloslavo, tutto si può dire di un ricco sfondato ricercato dall’Interpol, tranne che è un “dissidente” e “capo dell’opposizione”.
Punto secondo, ciò è niente davanti alla figura da Borat che ha fatto Ezio Mauro nel suo tonitruante editoriale di lunedì e replica del martedì, in cui, per berlusconizzare il Kazakistan e chiedere le “Dimissioni, subito” del ministro Alfano, ha dovuto dipingere un Ciancimino asiatico come Solzenicyn e un padre-padrone come un Gheddafi del Cremlino. «Un satrapo che dall’età sovietica, reprimendo il dissenso, guida quel paese e le ricchezze oligarchiche del gas, che gli garantiscono amicizie e complicità interessate da parte dei più spregiudicati leader occidentali, con il putiniano Berlusconi naturalmente in prima fila».

Naturalmente ciascuno è libero di pensare quello che vuole. Però, chi glielo dice a Ezio Mauro che l’autorevole e di sinistra Der Spiegel il 13 marzo scorso ha segnalato tra «i consulenti» dell’«autocrate» non Berlusconi, ma i principali leader del centrosinistra europeo e il «former prime minister Romano Prodi», tutti «membri dell’International Advisory Board di Nazarbayev» dove «ciascuno è pagato annualmente con un fee a sette cifre»? Non è un reato. E neanche un peccato. Però non si sa mai, magari poi Borat si incazza e berlusconizza pure il padre del Pd.