Lo scenario di povertà che ci apparecchia questa Europa

La colletta alimentare, i dati Istat e la povertà in Italia. Continuando così, non ci sarà mai abbastanza crescita economica e lavoro

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Sabato 28 novembre molte persone hanno fatto la spesa pensando a chi ha fame: vanno ringraziate – loro e i volontari che hanno reso possibile la 19esima colletta alimentare. Le circostanze vogliono che, non più tardi del 23 novembre, l’Istat abbia diffuso i dati su reddito e condizioni di vita, secondo i quali, nel 2014, non riesce a fare un pasto adeguato (cioè con proteine della carne, del pesce o equivalente vegetariano) almeno ogni due giorni il 12,6 per cento degli italiani: il fenomeno è in crescita al Centro (dall’8,5 per cento nel 2013 al 10 nel 2014), non accenna a diminuire al Nord (dal 10,4 al 10,5), registra sì una diminuzione nel Sud e Isole, ma questa ripartizione continua a detenere il record degli affamati (17 per cento). Se ci avessero detto, quando si coniava con entusiasmo il primo euro con l’uomo vitruviano, che alla fine del 2015 avremmo scritto «cresce la fame al Centro-Nord»… Perché questa è la notizia.

Più in generale, è pari al 28,3 per cento la stima delle persone a rischio di povertà o esclusione sociale residenti in Italia, secondo la definizione adottata nell’ambito della strategia Europa 2020. La stima arriva al 45,6 per cento nel Mezzogiorno. Il fatto è che l’indicatore non segnala veri miglioramenti rispetto al 2013 (28,5 per cento), anno in cui si è toccato il fondo della crisi: secondo l’Istat la diminuzione della quota di persone in famiglie gravemente deprivate (la stima passa dal 12,3 all’11,6 per cento) verrebbe compensata dall’aumento della quota di chi vive in famiglie a bassa intensità lavorativa (dall’11,3 al 12,1 per cento).

E veniamo al punto: continuando così, non ci sarà mai abbastanza crescita economica e lavoro. Finché l’idea che tiene unita l’Europa sarà quella di fare di questo continente il paradiso della rendita finanziaria e finché, soprattutto, esaurite le dilazioni e le deroghe concesse – bontà loro – per far fronte a quisquilie come migrazioni bibliche e rischi di terrorismo da terza guerra mondiale, non verrà abbandonato il Patto di bilancio europeo, non avremo altro futuro che bassa crescita, disoccupazione e povertà – con degrado e conflitti sociali che oggi a malapena intravediamo.

Nell’Unione Europea vivono 121 milioni 951 mila persone a rischio di povertà o esclusione sociale, secondo i dati Eurostat più aggiornati, di cui 17 milioni 41 mila solo in Italia. Compiere il gesto della Colletta alimentare ci dovrebbe anche aiutare a capire l’urgenza di una politica che non confonda la necessità della sobrietà, finalizzata alla condivisione, con l’acquiescenza a ingiustizie divenute intollerabili.

Foto Ansa


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