Poveri americani

Il grafico della settimana

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Se c’è un sistema economico che pare sprizzare salute da tutti i pori, è senz’altro quello degli Stati Uniti: dalla prima presidenza Reagan (1980) in poi, gli indicatori economici, occupazionali e finanziari americani hanno frantumato tutti i record, segnando alcune delle migliori performance mondiali nell’ambito dei paesi altamente industrializzati. Eppure dopo quasi vent’anni di boom produttivo e finanziario ininterrotto c’è un fenomeno di criticità sociale che non è stato nemmeno scalfito, e anzi tende impercettibilmente a peggiorare: la povertà. Alle soglie del ventunesimo secolo, quasi 36 milioni di americani sono poveri, e 14 milioni e mezzo sono estremamente poveri.

Le cose stanno nel modo seguente. Il prodotto interno lordo statunitense è cresciuto a un tasso medio del 2,9 per cento all’anno fra il 1980 e il 1990 (mentre la media italiana era del 2,4), poi a un tasso medio del 2,4 negli anni Novanta (mentre l’Italia arrancava con un misero 1 per cento). Il tasso di disoccupazione è sceso dal 6,8 per cento dell’inizio dell’era Reagan al 5,7 al momento del passaggio delle consegne a Bush, per scendere ancora al 5,3 alla fine del primo mandato di Clinton. L’indice Dow Jones alla Borsa di New York ha sfondato quest’anno la barriera dei 10.000 punti. Ma nonostante tutti questi progressi la percentuale di popolazione povera è aumentata: nel 1980 gli americani che si trovavano sotto la soglia ufficiale della povertà (che attualmente ammonta a un reddito di 16.400 dollari all’anno per una famiglia di quattro persone) erano 29,3 milioni, corrispondenti al 13 per cento della popolazione, oggi sono 35,8 milioni, corrispondenti al 13,3 per cento. Anche il tasso di povertà assoluta (pari alla metà del reddito che rappresenta la soglia ufficiale della povertà) è decisamente aumentato, passando dal 4,4 per cento del 1980 al 5,4 per cento del 1997.

Un altro indicatore significativo della persistente povertà americana riguarda il sistema sanitario: la popolazione priva di un’assicurazione sanitaria (indispensabile, nel sistema statunitense, per ricevere cure mediche gratuite) è costantemente aumentata negli undici anni fra il 1987 e il 1997 sia in cifra assoluta che in percentuale, passando da 31 a 43 milioni e dal 12,9 al 16,1 per cento. Grazie all’intervento del fondo federale di Medicare e dei fondi speciali di singoli stati e ospedali, la maggior parte degli indigenti che non possono permettersi un’assicurazione sanitaria ricevono comunque un’assistenza. Tuttavia ci sono 11,2 milioni di poveri che non riescono ad accedere nemmeno ai benefici di Medicare e di altri fondi simili.

La morale della storia? Il liberismo, la deregulation, le politiche di crescita economica non bastano, da sole, a incidere sul fenomeno della povertà. L’individualismo economico e filosofico americano produce ricchezza, ma non basta per sconfiggere la miseria.

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