Posso mandare mio figlio a scuola o no?

La chiusura delle scuole e un weekend all’insegna della confusione. Lettera di una professoressa e risposta

La scuola torna in Dad al 100% esattamente come un anno fa.

Questo è il fatto e su questo faccio due considerazioni:

  1. Tutti i giornali e i governi, quello precedente e quello attuale, hanno sbandierato lo slogan: “la priorità alla scuola” ma cosa è stato fatto a parte l’acquisto dei banchi con le rotelle? Ma l’educazione interessa realmente a qualcuno? Forse allora non è meglio ammettere che chiudere le scuole è una scelta ed è in fondo la più facile perché non implica nessun rischio? Per chi è dentro la scuola e la ama, e sa benissimo che nessuna DAD permette un rapporto di conoscenza adeguato, almeno qualche tentativo anche rischioso, una qualche ipotesi di soluzione alternativa alla chiusura l’avrebbe fatta. Mi sembra una clamorosa mancanza di impegno con un luogo prezioso in cui avviene l’educazione dei giovani, base per costruire una società.
  2. Che cosa poi succeda e succederà di questa generazione che facciamo crescere chiusa in casa da sola davanti a un computer non è di nuovo argomento che interessi realmente qualcuno. Ho letto di articoli di psicologi e psichiatri che lamentavano l’aumentare di depressione e ansia tra le fasce giovani del nostro paese e quindi “risolveremo” il problema che l’io è rapporto con qualche pasticca?

Terminate le considerazioni di un insegnante arrabbiato, dico che da lunedì molto mi sarà chiesto per coinvolgere i miei allievi nella didattica a distanza, che da cristiano so che a Dio nulla è impossibile e che io cerco di partecipare con Lui ogni giorno per non perdere neanche uno solo di questi piccoli; per cui il problema non è la depressione mia o loro, ma è fantasia al potere per continuare a proporre e a cercare di farli innamorare della mie materie e del significato delle cose, per farli stare attaccati al reale, al positivo, alla bellezza perché il nulla non ci inghiotta tutti.

Certo verrebbe da fare una bella lavata di capo a chi prende la via facile di chiudere le scuole e non si impegna per trovare delle alternative ragionevoli ai trasporti o ai locali per fare lezioni.

Si cresce in rapporto con le cose, con i compagni, con gli insegnanti, litigando, giocando, ridendo e piangendo; come recupereremo questi tempi bui?

Daniela Salvetto via email

Cara Daniela, li recupereremo solo grazie a docenti come lei, per i quali l’insegnamento non è un mestiere “impiegatizio”, ma una vera e propria vocazione. E li recupereremo se saremo capaci di mandare al potere politici e funzionari che abbiano un po’ più di rispetto per chi nelle aule ci va tutti i giorni. Mi riferisco soprattutto all’ultimo “caso” che si è venuto a creare in questo fine settimana, con migliaia di famiglie e scuole mandate nel panico da una comunicazione istituzionale assurda. Il sito Tuttoscuola ha ricostruito cosa è successo settimana scorsa: una nota del capo dipartimento uscente interveniva sull’applicazione dell’ultimo Dpcm, inserendo tra le categorie Ateco anche una serie di professioni cui sarebbe stato consentito mandare i figli in classe. Risultato: sconcerto tra gli istituti e tra le famiglie che non sapevano come comportarsi. L’ennesima conferma che sulla scuola c’è molta retorica, ma poca serietà.

Foto Ansa