Possibile che dopo il rogo di Prato l’unica proposta sia l’idea (inutile) di dare la cittadinanza agli “schiavi” cinesi?

A parte gli ostacoli formali, cosa risolverebbe la boutade del governatore toscano Enrico Rossi? La verità è che manca una visione strategica sull’immigrazione

A due settimane dalla tragedia di Prato, la sola proposta proveniente da un ambito istituzionale è quella, avanzata dal governatore della Toscana, di riconoscere la cittadinanza italiana ai cinesi che lavorano nella città del rogo. E basta! Il che fotografa da un lato la sostanziale indifferenza, al di là delle frasi di circostanza, per le sorti della “Lampedusa di terra” e di chi ci vive, dall’altro l’incapacità di enucleare linee di intervento che non siano demagogiche e assolutamente inutili.

Lasciando perdere gli ostacoli formali – il presidente Rossi pensa che la cittadinanza segua regole differenti a seconda dei gruppi etnici? –, passiamo alla sostanza: che c’entra fare tutti cittadini con la concentrazione di persone straniere non in regola, quasi tutte provenienti da una identica area della Cina, che lavorano in larga parte in condizioni schiavistiche e nell’assenza di collaborazione con le autorità diplomatiche cinesi? Quale di queste voci risolverebbe la proposta di Rossi?

Prato, come Lampedusa, rivela l’assenza di una visione in materia di immigrazione, sul terreno del contrasto alla irregolarità come su quello della integrazione di chi invece rispetta delle norme, e soprattutto della comprensione di ciò che si desidera accada in futuro. Se, grazie alle nostre scelte di vita, l’Italia si consolida sempre più come una nazione di figli unici e di anziani, è inevitabile che gli spazi demografici che noi abbiamo deciso di lasciare vengano riempiti da altri. È miope disinteressarsi di chi siano questi “altri”, dei loro contesti di provenienza, dei loro modelli di vita e di che cosa intendano per “vita”.

Porre il tema al centro del dibattito politico-istituzionale risparmierebbe a medio termine nuove tragedie, e a lungo – ma neanche tanto – eviterebbe la prospettiva, oggi assai probabile, di suicidio delle nostre comunità.