Pizzaballa: «Non tutti i pacifisti sono davvero pacifici»

Di Pino Suriano
11 Settembre 2026
In visita in Basilicata il patriarca ha incontrato i giovani della diocesi di Tursi-Lagonegro. Un'occasione per parlare dei drammi della Terra Santa. «Dobbiamo chiamare le cose con il loro nome, senza creare nuove barriere»
Il neo cardinale Pierbattista Pizzaballa, 30 settembre 2023 (Ansa)
Il cardinale Pierbattista Pizzaballa (Ansa)

«Non tuti i movimenti che si definiscono pacifisti sono davvero pacifici». Sono parole di impatto quelle pronunciate ieri dal cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, durante la sua visita in Basilicata per la celebrazione dei 50 anni della Diocesi di Tursi-Lagonegro.

Per l’occasione il cardinale ha voluto offrire anche un momento di testimonianza per i giovani, a Lauria, in provincia di Potenza, presso il Santuario Diocesano Domenico Lentini. Pizzaballa ha parlato a braccio e non ha lesinato parole coraggiose.

La politica debole

«Entrambi i popoli si sentono minacciati nella loro stessa esistenza, in forme e con prospettive diverse, ma con il medesimo sentimento: l’altro mi rifiuta». «Potete fare tutte le analisi che volete – ha proseguito -, ma bisogna tenere conto della percezione dei fati e di come essi vengono vissuti dalle rispettive popolazioni. È questo il punto. È importante comprendere come tutto questo venga vissuto all’interno delle rispettive popolazioni. Perché si fa presto a dire: “Incontratevi, dialogate, parlatevi”. Ma il dolore, il rancore e le ferite sono troppo forti per dire semplicemente: “Adesso dovete parlarvi”».

Un modo chiaro per dire che le facili disamine logiche e le dinamiche di attribuzione di ragioni e torti non aiutano, anche se «alla politica portano consensi». E proprio alla politica non è mancata una stoccata. «In questo momento, la politica, sia internazionale sia quella israeliana e palestinese, è molto debole ed è anch’essa prigioniera di queste dinamiche».

Leggi anche

Ricostruire la fiducia

Eppure non mancano motivi di speranza. «Anche nella società civile israeliana e palestinese non tutto è completamente radicalizzato», ha detto Pizzaballa. Il cardinale ha indicato esempi virtuosi nella società civile dei due popoli. «Spesso sono giovani che parlano a titolo personale, spesso anche contro il clima dominante nella propria famiglia e nella propria società. Continuano a mandarsi messaggi e a cercare una strada comune. È un segno: nella società esistono ancora energie diverse».

Una differenza profonda con altre realtà. «Non tutti i movimenti che si definiscono pacifisti sono davvero pacifici. Anche lì può insinuarsi un linguaggio aggressivo. La domanda, allora, è come essere chiari. Dobbiamo chiamare le cose con il loro nome e indicare le responsabilità, senza creare nuovi nemici e nuove barriere. Lo scopo non è sostituire un odio con un altro, ma trovare un modo di ricostruire la fiducia, affinché questi popoli, che resteranno l’uno accanto all’altro, o almeno la prossima generazione, possano costruire qualcosa di diverso».

La mostra di Gs

Infine un appello costruttivo ai giovani presenti. «Possiamo fare tutte le elaborazioni che vogliamo, ma alla fine il cuore è il luogo dove si prendono le decisioni più importanti della vita. Se c’è empatia, se ci si sente coinvolti nel corpo e nel cuore, allora si apre la porta anche a tutto il resto. Se invece il cuore rimane chiuso, non c’è accesso a nulla».

A margine dell’incontro, negli spazi del Santuario, è stata inoltre allestita, a cura di Gioventù studentesca, la mostra itinerante del Meeting di Rimini “Profezie per la pace” che contiene dieci storie di “paci impossibili”, esperienze di riconciliazione nate dal basso in zone di conflitto in varie parti del mondo come Siria, Palestina, Haiti, Rwanda e Myanmar. Tra gli operatori di pace intervistati nella mostra c’è anche lo stesso Pizzaballa.

Articoli correlati

1 commento

  1. Bruno Sbrighi

    Grande uomo Pizzaballa,saggio e con Fede esemplare!