Amicizia e accoglienza per costruire la pace

Di Redazione
10 Settembre 2026
A Bergamo l’esperienza di “Un abbraccio per Kharkiv”, associazione italiana che questa estate ha fatto vivere un periodo di serenità a 27 bambini ucraini

«Non ci sia soltanto chi soffia sul fuoco della stanchezza e della disperazione; ci sia anche chi riaccende sogni e visioni!». Lo diciamo umilmente e sottovoce, ma, quando abbiamo sentito al Meeting le parole di papa Leone, è stato inevitabile per noi collegarle a quanto avevamo vissuto, poche settimane prima, in provincia di Bergamo.

Ecco i fatti. Per due settimane, dal 17 giugno al 1° luglio, l’Ostello di Olera (frazione di Alzano Lombardo) è diventato la casa di 27 bambini ucraini tra gli 8 e i 12 anni, accompagnati da 13 adulti tra mamme ed educatrici. Con loro anche sei giovani volontarie.

Sono bambini con alle spalle anni di guerra, di sirene, di paure. Bambini costretti a fare i conti con una quotidianità nella quale persino la scuola si svolge spesso nei bunker sotterranei. Bambini che, invece della normalità dell’infanzia, hanno incontrato per troppo tempo restrizioni, allarmi e guerra. L’idea era semplice: regalare loro un periodo lontano dalla guerra, in un luogo sicuro, accogliente, dove tornare per qualche giorno a fare ciò che dovrebbe essere normale per ogni bambino: giocare, correre, divertirsi, conoscere, ridere, stare insieme.

Lontani dalla guerra

“Un abbraccio per Kharkiv”, così si è chiamata l’iniziativa, non è nato dal nulla. Le sue radici affondano nell’esperienza che alcuni di noi (componenti dell’Associazione Presente) avevano vissuto in Ucraina nell’ottobre 2025, durante il Giubileo della Speranza, a Kyiv e Kharkiv, su iniziativa del Movimento Europeo di Azione Nonviolenta (Mean). Il contatto diretto con una città profondamente segnata dalla guerra ci aveva lasciato una domanda: cosa possiamo fare, concretamente? E così, tornando in treno da Kharkiv, e dialogando tra noi, nasce un sogno: «Perché non regaliamo ai loro bambini la serenità di una vacanza, lontani dalla guerra?». Qualche verifica, alcuni incontri decisivi, tanta fiducia nella Provvidenza, ed ecco che quel sogno diventa un invito: «Venite da noi, in Italia».

Non per cambiare il corso della guerra. Non per risolvere problemi troppo grandi per le forze di una piccola associazione. Ma per fare un gesto concreto di vicinanza. Un gesto che, nel solco dell’idea del “potere dei senza potere” (Václav Havel), parte dalla convinzione che anche ognuno di noi, e anche le nostre comunità locali possano fare la propria parte, costruendo relazioni di umanità e speranza.

Una vacanza che è diventata molto di più

Le due settimane sono state tutt’altro che ferme. I bambini hanno partecipato a diversi CRE, tra giochi, sport e attività. Ci sono state gite, laboratori, pomeriggi al lago. E poi Bergamo, Milano, il Duomo e la sede della Regione Lombardia. Addirittura Roma: tre giorni nella capitale, una richiesta arrivata direttamente dagli ospiti ucraini e che, grazie alla collaborazione di tanti, è stato possibile esaudire.

Ci sono stati balli, canti italiani e ucraini, momenti di gioco e di animazione. E soprattutto tanto tempo condiviso. Perché, alla fine, il cuore dell’esperienza non è stato visitare un monumento o raggiungere una città: è stato stare insieme. Partendo dall’amicizia cristiana che ci si siamo trovati a vivere tra noi, piccolo gruppetto di organizzatori, i primi ad essere sorpresi e grati per quello che si stava via via costruendo, per gli amici ucraini e ancor prima per noi stessi.

Il volto di una comunità

Per realizzare tutto questo non è bastato però un programma. È servita una comunità. Che si è affiancata alla nostra amicizia.

Il Comune di Alzano Lombardo ha sposato il progetto fin dall’inizio, con il coinvolgimento diretto del sindaco, Camillo Bertocchi, della Giunta e della struttura comunale. Non solo un sostegno economico, ma una partecipazione vera, che ha permesso di coinvolgere tanti cittadini e volontari.

E proprio i volontari sono stati una delle anime dell’iniziativa. Quelli del borgo di Olera, innanzitutto, che hanno garantito il servizio della cucina. Una presenza quotidiana e concreta, fatta di pentole, piatti preparati e soprattutto di quella familiarità che ha trasformato l’Ostello in una casa. E con loro tanti altri volontari di Alzano, come della comunità ucraina di Bergamo (attraverso l’Associazione Zagloda) e molte altre realtà.

È stata una mobilitazione sorprendentemente ampia. Oltre 25 Comuni della provincia di Bergamo, la Provincia, la Comunità Montana, il BIM, imprese, associazioni, cittadini e privati hanno contribuito al progetto, con risorse economiche, tempo, disponibilità e collaborazione.

Quando gli ospiti diventano amici

Con il passare dei giorni, la distanza iniziale si è sciolta. All’arrivo, gli sguardi dei bambini erano malinconici e impauriti, sfuggenti. Ma via via hanno cominciato a mostrare tutta la loro vivacità, la voglia di giocare e di vivere. Sono tornati a sorridere.

E lo stesso è accaduto agli adulti. Tetyana, la responsabile del gruppo, ci ha scritto: «Ci aspettavamo un viaggio interessante e un’accoglienza calorosa, “ma non immaginavamo di trovare non solo degli amici, bensì dei veri e propri familiari”». È una frase che racconta bene che cosa è successo a Olera.

La diplomazia più semplice: esserci

“Un abbraccio per Kharkiv” ha avuto anche un valore simbolico e civile. I bambini sono stati ricevuti dal Comune di Alzano, dal sindaco di Bergamo e han visitato la sede della Regione. Momenti istituzionali con il significato di far sentire a chi arriva da una terra ferita dalla guerra che c’è qualcuno che lo vede, lo riconosce, lo accoglie.

È una forma di diplomazia diversa da quella dei grandi tavoli internazionali. Una diplomazia fatta di persone. Noi di Associazione Presente la chiamiamo “diplomazia dal basso”: la possibilità di costruire relazioni attraverso l’ospitalità, l’ascolto, la vicinanza e i gesti concreti. E, in questo senso, Olera è stata anche un’occasione di educazione alla pace: la guerra smette di essere solo una notizia quando davanti hai un bambino che ti racconta, con gli occhi o con poche parole, che cosa significa viverla.

Non si può fermare una guerra con una vacanza. Non si possono cancellare con due settimane le paure e le ferite di anni. Ma si può fare qualcosa di molto concreto: offrire un luogo sicuro, un tavolo attorno al quale mangiare insieme, una gita, una canzone, una risata. Si può regalare a un bambino la possibilità di tornare, anche solo per un po’, a essere semplicemente un bambino.
E si può scoprire che la pace comincia anche così: da una porta che si apre e da qualcuno che dice “venite, qui siete i benvenuti”.

Con un finale inaspettato, voluto dal sindaco e dal Comune di Alzano: nell’ultimo giorno di vacanza è avvenuta l’intitolazione del parco giochi di Olera, nel ricordo proprio di questa esperienza di accoglienza vissuta insieme. E così oggi il parco si chiama “Parco dell’Amicizia tra i popoli (Perché ogni bambino possa giocare in pace!)”.

Questo è stato “Un abbraccio per Kharkiv”. Un gesto piccolo rispetto alla tragedia della guerra, ma abbastanza grande da attraversare migliaia di chilometri. E da Olera e Bergamo arrivare fino a Kharkiv.
Giulio e Mario

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