Giù gli slogan dal pinguino. Sculettiamo tutti verso l’ignoto
Ciascunāepoca ha il mito che si merita. Il mondo antico ha concepito lāEroe. Il Medioevo ha brevettato il Santo. Il Novecento ha vagheggiato il Superuomo nietzschiano. Noi, uomini del secondo quarto del XXI secolo, siamo infine approdati al Pinguino.
Bisogna essere molto estranei alla Gerusalemme dei social, infatti, per non essere al corrente dellāultimo trend di Internet: un pinguino, appunto, fuoriuscito dalle lande ghiacciate dellāAntartide, ma anche da quelle del tempo. Strani scherzi gioca la Rete: il documentario che lāha immortalato risale al 2007, quasi ventāanni fa. Ć intitolato Encounters at the End of the World ed ĆØ firmato nientemeno che da Werner Herzog, regista tedesco di fama mondiale, in pista con le sue pellicole da più di cinquantāanni: uno che ama le imprese impossibili e le ambientazioni estreme, come sa chi ha visto il famoso Fitzcarraldo (1982).
Il pinguino che sculetta verso l’ignoto
Nella clip diventata virale, ascoltiamo la voce un poā lamentosa di Herzog domandare al biologo David Ainley, in prossimitĆ di una colonia di pinguini nella vasta landa ghiacciata, Ā«Is there such a thing like insanity among penguins?Ā».
Al che il dottor Ainley ci spiega che in effetti talvolta essi finiscono in Ā«places they shouldnāt beĀ». Lāinquadratura allora ci mostra un piccolo, cicciottello palmipede che, racconta la voce di Herzog, ha catturato la sua attenzione, poichĆ© si rifiuta di tornare tanto ai feeding grounds al bordo dellāoceano, quanto alla colonia. Invece, osserviamo lāanimale mentre, sculettando indomito, si dirige senza paura verso lāignoto, cioĆØ verso le montagne desolate distanti più di 70 chilometri, pure se questo significherĆ per lui morte certa. Il dottor Ainley sostiene che, anche se riacciuffata e riportata indietro, la creatura avrebbe ripreso indefessa la via dei monti. Ā«But why?Ā», domanda con importanza metafisica la voce di Herzog, mentre osserviamo la piccola silhouette da maggiordomo perdersi nellāabbacinante infinitĆ antartica.
I follower del pinguino: «They survived. He lived»
Per le misteriose dinamiche della rete (forse in risposta al post epic fail di Trump in cui si ritraeva con un pinguino in Groenlandia, terra dove questo animale non vive?), il suddetto spezzone del documentario di quasi ventāanni fa ĆØ tornato alla ribalta proprio questi giorni; e apriti cielo. Milioni di ricondivisioni e di views su YouTube, post su post, societĆ calcistiche come il Barcellona che lo usano per la propria pubblicitĆ , commenti del tipo: Ā«He’s not running off to die, he’s running to find out if he’s really aliveĀ», e Ā« I expected a meme and instead I ended up with an existential crisis over a penguinĀ», oppure, rivolti con astio verso quei borghesi dei pinguini della colonia, Ā«They survived. He livedĀ».
Verrebbe da farsi una risata, chiudere Instagram e andare a dormire, se non fosse che poi scopro che il pinguino in questione ĆØ stato ribattezzato dal Web Ā«il pinguino nichilistaĀ» (āNihilist Penguinā). E allora fermi tutti un attimo.
Per gli animali il mistero non esiste: e beati loro, diceva Leopardi
Colpisce come, nellāoceano, anzi nella Pantalassa di scempiaggini con cui i social (per colpa nostra) ci intossicano ogni giorno, lāintero globo (o almeno lāemisfero maschile) si sia fermato a considerare non tanto il pinguino, quanto quella domanda che la voce di Herzog fa rimbombare: Ā«But why?Ā». PerchĆ©? PerchĆ© il pinguino si affranca dalla sua routine e va incontro allāavventura e allāignoto? Bisognerebbe chiederlo al pinguino stesso che, ahinoi, come le vere stelle che si rispettino, a questāora con ogni probabilitĆ sarĆ giĆ morto. E probabilmente se ne andava davvero semplicemente a morire in disparte, in qualche angolo di quellāimmensitĆ , con grande dignitĆ pinguinesca, come fanno anche i cani, i gatti e tanti altri animali.
Ma se noi abbiamo provato un brivido, anzi, esageriamo, se ci siamo commossi vedendo quel culetto nero e quel codino zompettare verso lāorizzonte, mandando a quel paese pinguine e pinguini, certo non ĆØ per nichilismo: semmai per il suo esatto contrario. In noi avvertiamo una voce che, da Atena con Telemaco a Gesù con gli apostoli fino a Gandalf con Bilbo, ci comanda di mollare tutto e di partire per lāavventura. Solo noi esseri umani siamo fatti per il mistero, poichĆ© arriviamo a lambirlo con la nostra ragione; per gli animali invece il mistero non esiste: e beati loro, come diceva Leopardi alla dolce sua greggia: poichĆ© cosƬ non avvertono nĆ© il desiderio, nĆ© la noia, nĆ© il brivido di non sapere che ci stiamo a fare sotto la volta stellata del cielo. Solo noi siamo animali in-contentabili, fatti per lāin-finito, attratti dallāa-byssos, ossia da ciò che non ha fondo.
Pinguino nichilista un tubo. Viva il pinguino!
Quindi, pinguino nichilista un tubo. Viva il pinguino, se ci ha aiutato fosse anche solo per il tempo di un meme a ricordarci di che gran pasta umana siamo fatti. Umana, sƬ, ma anche pinguinesca: il trend-pinguino si sta giĆ spegnendo, mentre scrivo il mio Instagram ĆØ ormai intoppato di Billie Eilish alla premiazione dei Grammy e di tante altre insulsaggini strazianti e noiose. Amaramente constatiamo ogni giorno che non riusciamo a vivere allāaltezza del pinguino che ĆØ in noi. Servirebbe una compagnia, pardon, una colonia di altri palmipedi che ci aiuti a farne memoria, tra un tuffo nellāoceano e una cacatina nelle tempeste polari. Ci riusciremo? Ai trichechi lāardua sentenza.
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