Piango la Francia

Piango perché molti di loro non hanno potuto scoprire che la gioia dell’uomo è appartenere ad una compagnia di uomini che condivide la stessa missione

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Piangiamo e piango la Francia. I suoi poveri figli massacrati al Bataclan. Che hanno l’età e il volto dei nostri e dei miei figli. Non per rivendicare un presunto diritto ad una libertà che pretendiamo illimitata e alla spensieratezza – il peut y avoir de la honte à être heureux tout seul. Piangiamo, senza facili moralismi e senza scontate ripicche, anche un’altra Francia. Che ci manca tremendamente e la cui mancanza depriva dell’essenziale anche la mia patria.

Piango perché molti di quei ragazzi non hanno avuto modo di imparare che a volte si può anche dare la vita per essere testimoni della più semplice delle verità, per scelta e non per l’orrore del caos – il vient toujours une heure dans l’histoire où celui qui ose dire que deux et deux font quatre est puni de mort, ci ha insegnato Camus nella Peste.

Piango perché molti di loro non hanno potuto scoprire che la gioia dell’uomo è appartenere ad una compagnia di uomini che condivide la stessa missione: perché non avranno mai più occasione di affermare con orgoglio, come Saint Exupéry in Pilote de guerre, je suis du Groupe 2/33.

Piango perché è stata loro sottratta la speranza (umana, civile, cristiana) «contro ogni speranza», quella che serve oggi per contrastare la barbarie di nuove incombenti dittature, forse peggiori del fascismo. Quella de L’Espoir di Malraux.

Piango perché è stata loro negata la possibilità di contribuire ad edificare una città dell’uomo dove la politica non è quella secondo la quale «il fine giustifica i mezzi». Non sono forse queste le ultime vittime immolate sull’altare di questo satanico principio. Ma dove «i mezzi sono il fine in divenire», come ci ha insegnato Jacques Maritain.

Piango la Francia di Péguy. Di Pascal. Di Hugo. Di Germaine de Staël.

Sì, piango anche la Francia di Charles de Gaulle. Che pone fine, nell’abbraccio a Konrad Adenauer, a due secoli di rivalità fratricida fra Francia e Germania che hanno portato l’apocalisse in Europa e nel mondo, contribuendo così al mezzo secolo di rinascita e prosperità europea, dove siamo nati e cresciuti.

Piango la Francia della piccola Thérèse che riempie immancabilmente le tasche, fino alla nostra ultima ora, di qualche franco e della misericordia infinita di Cristo, proprio a noi, poveri santi bevitori. Che ha saputo accogliere e offrire dignità a tutti i Joseph Roth, naufraghi in questo mondo.

Piango la Francia di mia madre, delle sue canzoni dell’infanzia che mi ha cantato, dell’imparare ad essere educati e gentili con gli altri. A stare composti a messa e quando ci si mette in fila per la comunione.

Foto Ansa

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