Per Rodotà difendere la Costituzione significa «tagliare alla scuola privata». Anche se è pubblica

Il costituzionalista lancia con Landini una “nuova” sinistra di piazza. Ma comincia dal vecchissimo slogan dell’istruzione di Stato

Se qualcuno avesse ancora dubbi sulla matrice ideologica del movimento “in difesa della Costituzione” che si riunirà a Roma in piazza del Popolo il prossimo 12 ottobre sotto lo sguardo austero dei giuristi Stefano Rodotà e Gustavo Zagrebelsky e del leader della Fiom Maurizio Landini, può chiarirsi le idee riascoltando l’intervista concessa dallo stesso Rodotà a Radio Popolare in vista dell’evento (qui la sintesi proposta dell’Huffington Post Italia).

COME A BOLOGNA. Nel colloquio, per esempio, Rodotà riprende e rilancia il tema intorno al quale è stato costruito nella primavera scorsa a Bologna il referendum consultivo per togliere i fondi assegnati dal Comune alle scuole paritarie della città. Già da diversi mesi, infatti, nei circoli di una certa sinistra – quella per così dire vendolian-grillina – si parla della possibilità di estendere l’esperimento anti-paritarie dall’Emilia al resto d’Italia, a partire dalla Lombardia. Ebbene, la nuova “cosa” politica patrocinata da Landini e Rodotà (che non a caso si meritò la carica di presidente onorario del Comitato Articolo 33, promotore della consultazione bolognese) sembra essere pronta ad assumersi questo compito.

LA PARITÀ NON ESISTE. A Radio Popolare Rodotà ha infatti ribadito che bisogna «tagliare alla scuola privata» e bisogna farlo «non per altri fini, ma per rendere la scuola pubblica adeguata ai propri fini». In realtà le “scuole private” che lo Stato italiano sovvenziona (con poche briciole, a dire il vero) sono “scuole paritarie” e dunque “pubbliche” a tutti gli effetti; ma è inutile ripeterlo: per la sinistra vendolian-grillina di Rodotà e Landini la scuola è solo un’altra bandiera ideologica da agitare per entusiasmare i propri elettori. «Quando ci sono risorse scarse e il denaro pubblico disponibile si è ridotto a causa della crisi economica – insiste il costituzionalista come se la parità scolastica non esistesse – qual è il criterio per ripartirlo tra le varie esigenze, bisogni, finalità? Non può essere un criterio puramente economicistico, né un criterio di assoluta discrezionalità del governo. Il criterio lo troviamo nella Costituzione. Ci sono dei diritti fondamentali che la Costituzione indica e allora i criteri di ripartizione vanno proprio in questa direzione. Quindi, ammesso pure si possa pensare di dare denaro alla scuola privata, può avvenire solo dopo che tutte le esigenze della scuola pubblica siano state effettivamente soddisfatte». Cioè mai.