Pentagono: «Tranquilli soldati, congeleremo il vostro sperma e i vostri ovuli»

La mossa che costerà 30 milioni di dollari all’anno è stata annunciata dal segretario americano della Difesa Ashton B. Carter. Ma così si riducono le persone a «forza lavoro»

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Il Pentagono vuole un esercito più «family friendly» per trattenere in servizio i soldati. Così, come annunciato dal segretario americano della Difesa Ashton B. Carter, offrirà ai suoi uomini e donne la possibilità di congelare lo sperma e gli ovuli.
L’obiettivo è avvantaggiare gli uomini, che spesso rischiano di subire danni agli organi riproduttivi in battaglia, ma anche incoraggiare le donne a non uscire dall’esercito una volta raggiunti i 20 e 30 anni. Grazie alla possibilità di congelare gli ovuli – è il ragionamento di Carter – le donne potranno tranquillamente dedicarsi alla carriera, e magari ad operazioni all’estero, rimandando al futuro la possibilità di avere figli.

PROBLEMI BIOETICI. L’iniziativa ricalca quella offerta da Facebook ed Apple alle sue dipendenti, ma non si riesce a capire in che modo possa aiutare la famiglia. «Congelare sperma e ovuli non è come congelare il pollo per cena», dichiara al New York Times Arthur Caplan, professore di bioetica alla New York University. Innanzitutto ci sono moltissimi problemi etici: «E se muori? Tua moglie può usare per sé il tuo sperma? E cosa succede se tua mamma vuole dei nipoti e tua moglie no? Non può usare lo sperma con una madre surrogata? E se subisci danni al cervello, puoi ancora usarlo? E se la compagnia che congela [il materiale biologico] va in bancarotta?».

RIMANDARE È PERICOLOSO. Di domande simili se ne potrebbero fare a centinaia: che fine faranno ovuli e sperma nel caso in cui una famiglia si divida? Resta il fatto che la misura, invece di mirare alla conciliazione tra lavoro e famiglia, spinge a mettere quest’ultima in secondo piano, rimandando il problema. Ma procrastinare, in questi casi, è pericoloso: «Se i tuoi ovuli non funzionano, potresti scoprirlo solo a 39 anni», continua il docente, quando la fertilità della donna è quasi compromessa. Inoltre, dopo il congelamento, la vitalità di ovuli e sperma diminuisce nel tempo.

30 MILIONI DI DOLLARI. Il dipartimento di Difesa, ignorando questi problemi, ha deciso di andare avanti: farà partire la sperimentazione e tra due anni ne farà una valutazione. Di sicuro, essendo il Pentagono uno dei più grandi datori di lavoro al mondo, si tratta di un costo ingente per lo Stato. Per congelare gli ovuli, infatti, si spende circa 10 mila dollari e secondo i primi calcoli al Pentagono l’operazione costerebbe almeno 30 milioni di dollari all’anno. Se gli studiosi di bioetica e non solo storcono il naso, in compenso le aziende che offrono il servizio di congelamento e stoccaggio fanno festa, prevedendo un massiccio incremento nei ricavi.

«FORZA LAVORO, NON UOMINI». Come dichiarato a Radio Vaticana ai tempi dell’iniziativa di Facebook ed Apple dal giurista Alberto Gambino, «in questo modo i dipendenti sono più intesi come forza lavoro che non come persone in carne e ossa, che sono pronte, specie se donne, ad accogliere bambini. Forse sullo sfondo c’è anche un altro ragionamento: la donna quando è giovane serve per lavorare, quando comincia ad avere un’età un po’ più avanzata, diventa scarto».
Sul tema, si era espressa anche la giornalista Maureen Anderson su Forbes: «Sembra che le aziende stiano cercando di possedere, non solo i mezzi di produzione, ma anche i mezzi di riproduzione dei loro lavoratori». La maternità differita «è un patto o pegno di fedeltà con la quale si afferma il primato del lavoro rispetto ad altre aree della tua vita: “Il lavoro viene prima di tutto e metterò i miei ovuli nel ghiaccio per dimostrarlo”. Quale sarà il prossimo passo?».

Foto Ansa


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