Pedofilia, sbatti Dolan in prima pagina. La stampa Usa ripesca contro di lui accuse «vecchie e screditate»

L’arcidiocesi di Milwaukee pubblica online le carte dei casi di pedofilia. I media ne approfittano per sgambettare l’interlocutore più “scomodo” di Obama

Lunedì 1 luglio l’arcidiocesi di Milwaukee ha pubblicato online circa 6.000 documenti relativi ai casi di pedofilia che l’hanno portata, tra cause legali e risarcimenti, a dichiarare la bancarotta nel 2011. La diffusione delle carte fa parte di un accordo raggiunto in tribunale tra la stessa arcidiocesi e le vittime degli abusi che l’hanno denunciata per una presunta frode.
Autore della frode sarebbe secondo l’accusa l’allora arcivescovo Timothy Dolan, che nel 2007 avrebbe spostato quasi 57 milioni di dollari appartenenti alla Chiesa locale in un fondo segreto creato proprio per evitare che i soldi finissero divorati dai processi in corso.
Il cardinale Dolan, oggi alla guida della Chiesa di New York e presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, è considerato dai media del paese uno dei critici più “scomodi” dell’amministrazione Obama e del processo di secolarizzazione dell’America. Si vedano, solo per fare qualche esempio, la sua campagna a difesa della libertà religiosa contro l’invadenza dello “Stato etico”, la sua opposizione alla riforma sanitaria tanto sbandierata dal presidente e i suoi giudizi durissimi sulla recente sentenza della Corte Suprema che ha aperto la strada al riconoscimento dei matrimoni gay in tutto il territori federale.
Quale occasione migliore di questa per infangare un “nemico pubblico” del progresso e della democrazia? “Dolan nascose i soldi alle vittime degli abusi”, hanno titolato i giornali americani riportando la notizia della pubblicazione dei documenti. E ancora: “Dolan pagava i preti pedofili per andarsene”. Poco importa che le accuse contro il prelato vengano da Jeff Anderson, avvocato di successo sulla stampa ancor più che nei tribunali, lo stesso “paladino” degli indifesi che qualche tempo fa tentò addirittura di trascinare il Papa stesso in tribunale, senza riuscirci. E non fa niente se i sospetti rispolverati contro Dolan siano «vecchi e screditati», come ha detto lo stesso cardinale in una nota fatta circolare ieri. Non conta nemmeno che sui fatti Milwaukee molta giurisprudenza si è già spesa, con condanne e risarcimenti ma anche varie archiviazioni. Sono dettagli trascurabili, questi, di fronte alla gioia di sbattere il mostro in prima pagina.

Pubblichiamo di seguito la dichiarazione integrale rilasciata dal cardinale Dolan.

Accolgo con piacere la pubblicazione volontaria dei documenti dell’arcidiocesi di Milwaukee che contengono informazioni e dettagli relativi agli abusi sessuali del clero e al modo in cui l’arcidiocesi di Milwaukee ne ha risposto. Sono grato in modo particolare che uno dei documenti pubblicati sia la mia deposizione del febbraio 2013, rilasciata nell’ambito della procedura per bancarotta secondo il Chapter 11.

Essere responsabili di fronte alle vittime, agire contro i preti molestatori e darsi da fare per realizzare misure di protezione dei bambini sono state tra le prove più difficili, impegnative e coinvolgenti dei sei anni e mezzo da me trascorsi al servizio dell’arcidiocesi di Milwaukee. Uno dei princìpi che mi hanno guidato in quel periodo è stata la necessità di trasparenza e apertura, ecco perché non solo ho accolto con piacere la deposizione come una possibilità di chiarire pubblicamente il modo in cui abbiamo risposto alla crisi degli abusi sessuali del clero durante i miei anni a Milwaukee, ma ho anche incoraggiato la sua diffusione.

Purtroppo abbiamo già visto come la diffusione di questi documenti spingerà qualcuno a risollevare attacchi vecchi e screditati – come i preti molestatori  “pagati” per chiedere la riduzione allo stato laicale (piaccia o meno, i vescovi sono obbligati dalla legge canonica a fornire supporto di base come cure sanitarie e alloggio e vitto ai loro preti finché non se ne vanno) o l’accusa secondo la quale la creazione di un fondo fiduciario con il denaro appartenente ai cimiteri e destinato a quello scopo, così come richiesto dalla legge statale e delegato dal consiglio finanziario dell’arcidiocesi, fosse un tentativo di mettere quei soldi al riparo dalla procedura di bancarotta.

Mentre si può stare certi che alcuni gruppi estrapoleranno dal contesto determinate frasi o avvenimenti, i documenti pubblicati mostrano chiaramente che i vescovi sono stati fedeli alle promesse fatte oltre un decennio fa: rimozione permanente dal ministero sacerdotale di qualunque prete abbia abusato di un minore; totale cooperazione con gli ufficiali della legge; rigide regole per la sicurezza dei bambini.

L’abuso sessuale dei minori è un crimine e un peccato. La Chiesa deve essere rigorosa nella risposta quando riceve un sospetto di abuso e vigile nella salvaguardia per fare tutto ciò che può per garantire che i bambini siano protetti. Spero che la diffusione di questi documenti contribuisca a spiegare come la Chiesa cattolica negli Stati Uniti è diventata una guida nella lotta contro il flagello sociale degli abusi sessuali, e che aiuti altri gruppi e organizzazioni che stanno a loro volta combattendo questo male.