Passera: il ritardo nella produttività è un problema più grave dello spread

«Il welfare è una scelta di civiltà» ha affermato il ministro dello Sviluppo economico al Meeting di Rimini. «Se si vuole crescere in modo sostenuto e sostenibile, coesione e competitività vanno insieme».

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«Il welfare è una scelta di civiltà», ha affermato Corrado Passera in un incontro su welfare e sviluppo al Meeting di Rimini. «La coesione sociale», ha proseguito il ministro dello Sviluppo economico, «è uno degli elementi portanti della fiducia e della crescita. Non è un dato acquisito, non è una zavorra o un costo da portarsi dietro. Se si vuole crescere in modo sostenuto e sostenibile, coesione e competitività vanno insieme». «Ma il welfare – ha proseguito – deve adeguarsi ai cambiamenti sociali» e deve essere sostenibile. E quindi è necessario un welfare sussidiario, «dove è  la stessa comunità sussidiaria, prima ancora dello stato, a creare i meccanismi di adeguamento».

Passera ha poi parlato dell’attuale situazione economica: «Non dobbiamo nasconderci i problemi sulla crescita e sulla crisi: la situazione è ancora un po’ peggio di quello che uno potrebbe immaginarsi». Secondo il ministro, «l’eredità di questi ultimi vent’anni di seconda Repubblica è davvero deludente». I governi che si sono seguiti in questo ventennio «hanno tagliato gli investimenti e non le spese correnti», e le loro scelte «hanno creato una delle economie che cresce di meno al mondo». A ciò si aggiunge un «livello occupazionale disastroso».

Il ritardo accumulato nella produttività industriale «è un problema più grave dello spread». Un problema che si aggiunge a quello della tassazione sul lavoro, che è «fra le più alte al mondo». Per quanto riguarda la produttività dello Stato «c’è bisogno di una revisione generale della macchina della pubblica amministrazione». Una missione possibile, secondo Passera, che da amministratore delegato di Poste Italiane aveva guidato l’azienda verso la privatizzazione: «L’esperienza alle Poste mi ha dimostrato che il pubblico ha un ampio spazio di recupero». L’obiettivo primario è quello di ridurre il numero dei livelli burocratici e abolire il sistema dei concerti decisionali «dove ogni parte coinvolta ha diritto di veto».  Questo modello deve essere sostituito da un sistema dove ogni decisione sia presa da un solo responsabile e in tempi certi.

Nonostante il quadro economico fosco, «l’Italia ha una base sulla quale costruire che altri paesi non hanno», ha concluso il ministro dello Sviluppo economico. E ciò è dimostrato dalla grande capacità di coesione e di unità che il paese ha dimostrato anche nel sostegno al governo Monti.

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