Il Papa e Kirill. Se questo vi sembra un cristianesimo “fuori dalla storia”

Chiaro che la Dichiarazione doveva essere omessa dai media. Vi si denuncia l’isolamento dei cristiani ai margini della vita pubblica. Nel “loro” occidente

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Anticipiamo l’editoriale che sarà pubblicato sul prossimo numero di Tempi in edicola da giovedì 18 febbraio (vai alla pagina degli abbonamenti) – Il 12 febbraio 2016, a L’Avana, Cuba, mille anni di storia sono parsi come il tempo e lo spazio increspati dall’onda gravitazionale di Dio. «Mille anni, ai tuoi occhi, sono come il giorno di ieri che è passato», dice il salmo. Mentre i media, che al contrario del significato che sfida il tempo rincorrono l’istante smemorato, dicono fanfaluche quando rubricano l’evento a fatto clamoroso, ma interno al cristianesimo. Infatti, come mai non hanno dato nessuna importanza al contenuto perfino politico dell’abbraccio tra Francesco e Kirill (vedi il riferimento del Papa, nella conferenza stampa della vigilia, alla Siria, dove «in parte c’è stata convergenza di analisi tra la Santa Sede e la Russia»)? L’autocensura dei media è giustificata. Appare loro ovvio che il cristianesimo è “fuori dalla storia”. Francesco è papa “buono” perché nelle sue parole i poteri secolari cercano continuamente conferma ai propri pregiudizi e luoghi comuni. Così i cristiani “buoni”, come da lezione scalfariana, sono soltanto quelli conformi alla mentalità dominante. “Intolleranti” e “retrogradi” sono invece quelli che si chiamano fuori.

Chiaro che la Dichiarazione doveva essere omessa da cronache e commentarii. I suoi contenuti accusano tra l’altro «l’attuale limitazione dei diritti dei cristiani, se non addirittura la loro discriminazione, quando alcune forze politiche, guidate dall’ideologia di un secolarismo tante volte assai aggressivo, cercano di spingerli ai margini della vita pubblica». Mettono in guardia l’Europa da «un’integrazione che non sarebbe rispettosa delle identità religiose» e chiedono «ai cristiani dell’Europa orientale e occidentale di unirsi per testimoniare insieme Cristo e il Vangelo, in modo che l’Europa conservi la sua anima formata da duemila anni di tradizione cristiana».

Soprattutto, esaltano la famiglia come «centro naturale della vita umana e della società»; «fondata sul matrimonio, atto libero e fedele di amore di un uomo e di una donna». E altro che “chi sono io per giudicare”… «Ci rammarichiamo che altre forme di convivenza siano ormai poste allo stesso livello di questa unione, mentre il concetto di paternità e di maternità come vocazione particolare dell’uomo e della donna nel matrimonio… viene estromesso dalla coscienza pubblica».

Fulmini contro aborto («la voce del sangue di bambini non nati grida verso Dio»), eutanasia, manipolazione della vita. E quanto al cristianesimo del “dialogo” senza giudizio, basti l’invito ai giovani: «Non abbiate paura di andare controcorrente, difendendo la verità di Dio, alla quale odierne norme secolari sono lontane dal conformarsi sempre». Di fatto, è l’opposto di un cristianesimo attento a non disturbare i manovratori di questo mondo. «Questo mondo, in cui scompaiono progressivamente i pilastri spirituali dell’esistenza umana, aspetta da noi una forte testimonianza cristiana in tutti gli ambiti della vita personale e sociale».

Foto Ansa


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