Papa Francesco in Albania: Nessuno usi Dio come scudo per compiere atti di violenza

Papa Francesco ha accusato gli estremisti di prendere a pretesto «la religione per le proprie azioni contrarie alla dignità dell’uomo e ai suoi diritti fondamentali, in primo luogo quello alla vita ed alla libertà religiosa»

«Nessuno pensi di poter farsi scudo di Dio mentre progetta e compie atti di violenza e di sopraffazione». Lo ha detto Papa Francesco oggi, durante l’incontro con le autorità albanesi a Tirana. Il Pontefice, nel suo viaggio pastorale in Albania, ha fatto riferimento soprattutto a quanto sta accadendo in Iraq: «Nessuno prenda a pretesto la religione per le proprie azioni contrarie alla dignità dell’uomo e ai suoi diritti fondamentali, in primo luogo quello alla vita ed alla libertà religiosa di tutti!».

NO ALL’IDOLATRIA. Nell’omelia della messa celebrata nella capitale albanese, il Papa, commentando il Vangelo, ha spiegato che Gesù «è venuto a portare nel mondo l’amore di Dio e vuole diffonderlo attraverso la comunione e la fraternità. Per questo forma subito una comunità di discepoli, una comunità missionaria, e li allena alla missione, ad “andare”. Il metodo missionario è chiaro e semplice: i discepoli vanno nelle case e il loro annuncio comincia con un saluto pieno di significato: “Pace a questa casa!”». Nella piazza gremita dedicata alla beata Teresa di Calcutta, il Pontefice si è appellato ai giovani albanesi, affinché non seguano l’idolatria del denaro, la falsa libertà individualista, le dipendenze e la violenza, ma dicano «invece sì alla cultura dell’incontro e della solidarietà, sì alla bellezza inseparabile dal bene e dal vero; sì alla vita spesa con animo grande ma fedele nelle piccole cose».

LA MISSIONE. Papa Francesco ha spiegato che nella missione dei discepoli è «rispecchiata l’esperienza missionaria della comunità cristiana di ogni tempo: il Signore risorto e vivente invia non solo i Dodici, ma la Chiesa intera, invia ogni battezzato ad annunciare il Vangelo a tutte le genti». «Nel corso dei secoli – ha continuato –, non sempre è stato accolto l’annuncio di pace portato dai messaggeri di Gesù; talvolta le porte si sono chiuse». «In un recente passato – ha detto il Papa, riferendosi alla dittatura comunista – anche la porta del vostro Paese è stata chiusa, serrata con il catenaccio delle proibizioni e prescrizioni di un sistema che negava Dio e impediva la libertà religiosa». «Coloro che avevano paura della verità e della libertà facevano di tutto per bandire Dio dal cuore dell’uomo ed escludere Cristo e la Chiesa dalla storia del vostro Paese, anche se esso era stato tra i primi a ricevere la luce del Vangelo».

I MARTIRI. Il Papa ha ricordato i decenni di sofferenze e di persecuzioni a cui sono stati sottoposti cattolici, ortodossi e musulmani: «L’Albania – ha detto il Pontefice – è stata una terra di martiri: molti vescovi, sacerdoti, religiosi e, fedeli laici, ministri di altre religioni, hanno pagato con la vita la loro fedeltà». «Non sono mancate prove di grande coraggio e coerenza nella professione della fede», ha ricordato. «Quanti cristiani non si sono piegati davanti alle minacce, ma hanno proseguito senza tentennamenti sulla strada intrapresa!». «Oggi – ha proseguito Francesco – le porte dell’Albania si sono riaperte e sta maturando una stagione di nuovo protagonismo per tutti i membri del popolo di Dio: ogni battezzato ha un posto e un compito da svolgere nella Chiesa e nella società». «Ognuno si senta chiamato ad impegnarsi generosamente nell’annuncio del Vangelo e nella testimonianza della carità; a rafforzare i legami della solidarietà per promuovere condizioni di vita più giuste e fraterne per tutti».