Papa Francesco «dispiaciuto» per come sono state interpretate le sua parole sui «cattolici conigli»

Monsignor Becciu spiega la delusione del Pontefice per come le sue parole sono state decontestualizzate dai media

Già ieri, durante l’udienza generale papa Francesco aveva precisato le sue parole a proposito della «paternità responsabile», riconoscendo come una benedizione divina il fatto di avere figli. Ma non pochi quotidiani hanno insistito nelle cronache sulla conferenza stampa, svoltasi sull’aereo che ha riportato il pontefice e i giornalisti dalle Filippine, sul numero dei figli, il fatto che i cattolici non debbano essere conigli, eccetera eccetera.

CATTOLICI CONIGLI. Oggi in un’intervista ad Avvenire monsignor Angelo Becciu, sostituto della segreteria di Stato della Santa Sede, racconta di aver incontrato Francesco e di averlo trovato «sorpreso» e «dispiaciuto» di come le sue parole siano state riprese e enfatizzate dai media, decontestualizzandole. «La frase del Papa (sui conigli, ndr) va interpretata nel senso che l’atto procreativo nell’uomo non può seguire la logica dell’istinto animalesco, bensì è frutto di un atto responsabile che si radica nell’amore e nella reciproca donazione di sé. Purtroppo, molto spesso la cultura contemporanea – spiega Becciu – tende a sminuire l’autentica bellezza e l’alto valore dell’amore coniugale, con tutte le negative conseguenze che ne derivano».

TRE FIGLI. Per questo non ci si deve “fissare” sul numero (tre) di figli, come se questo fosse l’unico consentito o consigliato dalla Chiesa: «Ma, no! Il numero tre si riferisce unicamente al numero minimo indicato da sociologi e demografi per assicurare la stabilità della popolazione. In nessuno modo il Papa voleva indicare che esso rappresenta il numero ‘giusto’ di figli per ogni matrimonio. Ogni coppia cristiana, alla luce della grazia, è chiamata a discernere secondo una serie di parametri umani e divini quale sia il numero di figli che deve avere».

FAMIGLIE NUMEROSE. Papa Francesco è dispiaciuto che le sue affermazioni abbiano provocato «disorientamento. Egli non voleva assolutamente disconoscere la bellezza e il valore delle famiglie numerose». Egli vuole rimanere nella linea dell’interpretazione «che nasce dall’insegnamento stesso del beato Paolo VI e dalla tradizione millenaria della Chiesa ribadita nella Casti Connubii: ossia che senza mai dividere il carattere unitivo e procreativo dell’atto sessuale, esso si deve sempre inserire nella logica dell’amore nella misura in cui la persona intera (fisica, morale e spirituale) si apre al mistero del dono di sé nel vincolo del matrimonio».
casomai il Pontefice è preoccupato per la crisi demografica italiana che è «spia sociologica è rappresentativa di una cultura che non ha speranza né gioia, una cultura dello scarto. Il desiderio di avere bambini è infatti la prova che si crede nel futuro, che si crede in quello che si è: l’Italia e l’Europa stanno perdendo la loro identità, stanno diventando vecchi. Lo spettacolo della gioventù straripante dei Paesi asiatici ha confermato ancor più nella mente del Papa una simile percezione».