Papa Francesco come Benedetto XVI conferma il commissariamento delle suore americane abortiste

Gerhard Muller, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, ha discusso con papa Francesco la scelta di Benedetto XVI sulle religiose americane: «Ha riaffermato la validità del giudizio e della riforma».

Papa Francesco non si è discostato dalla linea che aveva portato papa Benedetto XVI a commissariare la Leadership Conference of Women Religious (Lcwr), che raccoglie la maggioranza delle religiose americane (l’80 per cento circa). La Lcwr, lanciata nel sociale, aveva però lasciato indietro l’insegnamento petrino che differenzia la Chiesa cattolica da qualsiasi altra Ong. Le suore, negando la centralità dell’eucarestia, erano arrivate persino a promuovere l’aborto come tollerabile, parlando dell’amore omosessuale, discutendo del sacerdozio femminile e lasciando ai sacramenti una parte poco rilevante nella vita conventuale. I loro insegnamenti erano stati definiti dalla Santa Sede come «contrari alla vita», «vicini al femminismo radicale» e «incompatibili con il Vangelo».

NON C’E’ CARITA’ SENZA VERITA’. Le istituzioni religiose legate al gruppo, dopo quattro anni di ispezione da parte dei delegati della Congregazione per la dottrina della fede, erano quindi finite sotto il controllo della Conferenza episcopale americana, investita del compito di riformarne la vita e gli insegnamenti. Ieri l’arcivescovo Gerhard Muller, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, ha chiarito di aver discusso del giudizio dottrinale formulato nell’aprile 2012 dal suo predecessore, William Levada, con papa Francesco: «Il quale – ha dichiarato Muller – ha riaffermato la validità del giudizio e del programma di riforma».

COME BENEDETTO XVI. Una scelta quella di Bergoglio che, al contrario di come prospettato da molti, non stupisce. Il 28 marzo 2013 alla santa Messa del Crisma il papa aveva chiarito l’importanza della vita liturgica, sottolineando che il suo amore ai poveri non ha nulla a che fare con un generico pauperismo: «Dalla bellezza di quanto è liturgico, che non è semplice ornamento e gusto per i drappi, bensì presenza della gloria del nostro Dio che risplende nel suo popolo vivo e confortato, passiamo adesso a guardare all’azione. L’olio prezioso che unge il capo di Aronne non si limita a profumare la sua persona, si sparge e raggiunge “le periferie”». Ma è solo quando siamo in relazione con Dio, aveva continuato il Pontefice, che «siamo sacerdoti, mediatori tra Dio e gli uomini (…), dobbiamo ravvivare sempre la grazia e intuire in ogni richiesta, a volte inopportuna, a volte puramente materiale o addirittura banale il desiderio della nostra gente di essere unta con l’olio profumato».
Perciò, è di un’altra ricchezza che il popolo ha bisogno, come Francesco aveva già detto lo scorso 22 febbraio, ricordando che «c’è anche un’altra povertà! È la povertà spirituale dei nostri giorni, che riguarda gravemente anche i Paesi considerati più ricchi. È quanto il mio predecessore, il caro e venerato Benedetto XVI, chiama la “dittatura del relativismo”, che lascia ognuno come misura di se stesso e mette in pericolo la convivenza tra gli uomini. E così giungo ad una seconda ragione del mio nome. Francesco d’Assisi ci dice: lavorate per edificare la pace! Ma non vi è vera pace senza verità!».

RIBELLIONE. La Lcwr, commissariata dalla Chiesa, aveva provocato la ribellione di alcune suore che avevano parlato «di false e inconsistenti accuse». Ma ieri Muller, come Levada, ha ribadito loro l’insegnamento contenuto nel Concilio Vaticano II, sull’«importante missione dei religiosi di promuovere una visione della comunione ecclesiale fondata sulla fede in Gesù Cristo e sugli insegnamenti della Chiesa tramandati con fedeltà attraverso gli anni sotto la guida del Magistero». Sottolineando ancora la necessità della «cooperazione con la Conferenza episcopale locale e con i singoli vescovi». Infine, si ribadisce che la «Lcwr rimarrà sotto la direzione della Santa Sede». Sempre lo scorso aprile era stato affidato all’arcivescovo di Seattle, J. Peter Sartain, il compito di riformare il gruppo «con seri problemi dottrinali».