Pakistan, famiglie cristiane in fuga dopo le accuse di blasfemia a un pastore. «Lo uccideremo»

Accusato di aver offeso Maometto, Sattar Masih nega tutto e scappa da un villaggio insieme a molte famiglie. Gli accusatori: «Se si rifiuta di presentarsi davanti all’imam, lo uccideremo»

Decine di famiglie cristiane sono state costrette ad abbandonare le loro case in un piccolo villaggio pakistano vicino a Lahore dopo che il pastore locale è stato accusato di blasfemia per aver insultato il profeta Maometto.

«LO UCCIDEREMO». I problemi sono cominciati il mese scorso, riporta BosNewsLife, quando il pastore Sattar Masih, 37 anni, è stato accusato di aver detto che Maometto «era un uomo brutale che ha ucciso persone innocenti». Masih ha negato tutto ma il suo accusatore, il 18enne Ali Hassan, gli ha ordinato di discolparsi davanti all’imam locale: «I religiosi decideranno se è stato blasfemo nei confronti del profeta – ha dichiarato – Se si rifiuterà, allora lo uccideremo».

LA FUGA DEI CRISTIANI. Temendo di essere ucciso, dopo che un gruppo di islamisti ha cominciato a cercarlo casa per casa per processarlo, Sattar Masih è scappato a Lahore. Poco dopo, gli insegnanti delle scuole del villaggio hanno cominciato a interrogare gli studenti cristiani su come il pastore li istruiva alla religione. A questo punto, molte famiglie si sono spaventate per il clima che si faceva sempre più teso nel villaggio e hanno deciso di scappare. Nonostante la polizia abbia assicurato che i cristiani saranno difesi, ieri il pastore e le famiglie cristiane non erano ancora tornati alle loro case.

LEGGE SULLA BLASFEMIA. Chi viene condannato in base alla legge nera sulla blasfemia in Pakistan rischia anni di carcere fino all’ergastolo e perfino la pena di morte. Negli ultimi 20 anni la legge è stata usata dagli islamisti per eliminare i propri avversari, per ottenere guadagni economici o semplicemente consumare vendette personali. Spesso i processi non si concludono neanche perché gli imputati vengono uccisi prima da gruppi di estremisti. Tra i casi più eclatanti, quello di Rimsha Masih, nel quale per la prima volta un accusato è stato del tutto scagionato, e quello di Asia Bibi, madre cattolica condannata alla pena di morte in attesa del processo di appello, in prigione ormai da 1.552 giorni.