La strage dei cristiani, il terremoto e gli spari contro i soccorritori. Non c’è pace per il Pakistan

L’arcivescovo Coutts: «Uccidere innocenti in un momento di preghiera è un vergognoso atto di codardia». Scene tragiche in Balucistan dopo il sisma

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Dopo la strage di cristiani a Peshwar, Joseph Coutts, arcivescovo di Karachi e presidente della Conferenza episcopale del Pakistan, ha inviato una nota all’agenzia Fides: «Il governo dovrebbe affrontare seriamente la crescente violenza religiosa e settaria che ha raggiunto proporzioni allarmanti, come dimostra l’incidente nella Chiesa di Peshawar». «Uccidere innocenti in un momento di preghiera – prosegue Coutts – è un vergognoso atto di codardia. Al governo chiediamo di prendere misure immediate per arrestare i responsabili di questo attacco e per proteggere i luoghi di culto di tutte le minoranze religiose nel Paese».

SPARI SUI SOCCORRITORI. Ma non c’è pace per il paese. Scene tragiche si sono verificate anche dopo il terribile terremoto che ha provocato 327 morti nel Balucistan. Come riferisce l’Osservatore Romano «uomini armati hanno aperto ieri sera il fuoco contro un gruppi di medici e infermieri impegnati a prestare i primi soccorsi ai terremotati. Altri spari sono stati diretti contro coloro che hanno ingaggiato una lotta contro il tempo per rintracciare i dispersi».
Il sisma ha raso al suolo interi villaggi, soprattutto nel distretto di Awaran. Qui è crollato il novanta per cento delle case, praticamente tutte costruite con il fango.

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