Se la legge sull’omofobia fosse già passata, questo articolo non potrebbe essere pubblicato

La proposta Scalfarotto è in realtà una legge sull’eterofobia e vieterà di dissentire sull’omosessualità e la teoria del gender

L’avrei chiamata legge sull’eterofobia. La proposta Scalfarotto, già approvata alla Camera e ora in discussione al Senato, invece si chiama legge sull’omofobia ma ha come conseguenza quella di impedire il libero esercizio della libertà di manifestazione del pensiero di chi ritiene la famiglia bene primario e necessario della nostra società. Con detta proposta, infatti, si vuole estendere la norma che punisce chi incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici,nazionali o religiosi, anche a chi incita o pone in essere atti discriminatori motivati dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere di una persona. In sostanza, chiunque si ostini a sostenere e a propagandare che chi è attratto da persone dello stesso sesso, o chi si percepisce di sesso diverso da quello che ha, non può sposarsi o non può avere il diritto di adottare figli, né di procurarseli al mercato degli embrioni o degli uteri in affitto, potrebbe essere punito perché discrimina o incita alla discriminazione degli omosessuali.

NON È TUTTO UGUALE. A questo siamo arrivati. La nostra società ha così paura di quella semplice realtà che consiste nell’essere fatti in un certo modo, nell’avere certe caratteristiche elementari che ci contraddistinguono, come essere maschi e femmine, ed essere nati da due persone di sesso diverso, che deve intervenire la legge al fine di obbligarci a sostenere il contrario e a dire che il sesso è un’opinione e dipende dalle scelte di genere di ciascuno e che anche matrimonio e famiglia sono opinioni e ciò che conta è l’amore e tutti devono avere i diritti di tutti, così che è uguale crescere con due padri o due madri invece che in una famiglia. In realtà, non tutto è uguale, ci sono diverse situazioni di vita che meritano diverse discipline, pur senza negare a ciascuno i diritti che spettano ad ogni persona in quanto tale.

BARBARIE, NON CIVILTÀ. La proposta di legge che, in preda a evidente eterofobia, vieta di parlare di famiglia come unico luogo di crescita equilibrata dell’uomo e di suo primo sviluppo sociale, per non discriminare gay e trans, è profondamente illiberale. Non solo viola uno dei più qualificanti diritti sanciti dall’art. 21 della Costituzione, che contraddistingue i regimi democratici da quelli totalitari, ma impone con la forza della legge una realtà diversa da quella che è, ossia l’uguaglianza dei diversi e variegati orientamenti sessuali tra loro (come ben rappresentano i variopinti gay pride), tanto che a sostenere il contrario si discriminerebbero i diritti di coloro che optano per scelte di genere non conformi, e si commetterebbe addirittura reato. Ma davvero si tratta di una questione di civiltà? A me pare solo barbarie e declino civile. Si tenga presente che la proposta di legge non aggiunge nulla al rispetto che deve comunque essere portato agli omosessuali in quanto persone; rispetto che è già garantito da apposite norme penali, e a cui avrebbe potuto essere aggiunta semmai la previsione di un’aggravante. La proposta, incentrando la questione sulla discriminazione, implicitamente parifica a monte omosessuali, trans ed etero, proclamandone gli stessi diritti non solo personali ma – visto che la differenza sessuale è elemento caratteristico della famiglia – anche familiari.

REATO DI OPINIONE. In questo senso la nuova norma appare incostituzionale, non solo perché limita la libertà di opinione sulla non equiparabilità di situazioni oggettivamente e costitutivamente diverse, ma anche perché implicitamente sancisce detta eguaglianza, non permettendo ad alcuno di discriminare i diritti dei gay/trans rispetto a quelli degli etero, tra i quali potrebbero comprendersi il matrimonio e l’adozione, mentre la stessa Corte Costituzionale è già intervenuta con la sentenza 138 del 2010 a sancire che «le unioni omosessuali non possono essere ritenute omogenee al matrimonio». La stessa affermazione della Consulta potrebbe essere intesa come incitamento alla discriminazione per motivi di orientamento sessuale. Questa è “l’assurdità” della norma in approvazione. Beninteso. La legge penale è irretroattiva e il disegno di legge Scalfarotto deve essere ancora approvato. Il reato non dovrebbe configurarsi per le opinioni espresse prima della sua entrata in vigore. Dico ciò a salvezza non solo delle affermazioni della Consulta ma soprattutto delle mie affermazioni rese nelle presenti note. Si pensi che domani, forse, non sarebbe più possibile esprimersi negli stessi termini. E parlano di civiltà.