Oggi viene rinnovato per altri due anni l’accordo tra Cina e Vaticano

Oggi alle 12 verrà dato l’annuncio. Tra due anni potrebbero anche essere ristabilite relazioni diplomatiche. Il caso di monsignor Guo Xijin desta molte preoccupazioni

L’accordo provvisorio sulla nomina dei vescovi tra Cina e Vaticano sarà rinnovato oggi per altri due anni. Come anticipato dal Corriere della Sera, «alle ore 12 a Roma corrispondenti alle 18 a Pechino, la Santa Sede e il governo cinese comunicheranno in simultanea la proroga».

CHI HA INTERROTTO LE RELAZIONI DIPLOMATICHE

Secondo il quotidiano di via Solferino non sono previste modifiche al testo, che resta segreto, anche se, qualora l’esperienza fosse ritenuta positiva, tra due anni «potrebbe affacciarsi l’ipotesi di ristabilire relazioni diplomatiche». Queste sono state interrotte nel 1951, quando l’internunzio monsignor Antonio Riberi fu espulso dalla Cina.

Pechino ha sempre accusato Riberi di «abuso di autorità nei confronti della Chiesa cinese e di arrogante disprezzo della legittimità autorità del nuovo governo», ma le cose non andarono così. Dopo la nascita della Repubblica popolare, l’1 ottobre 1949, la polizia di Nanchino (che è stata capitale della Cina tra il 1927 e il 1948) comunicò a tutti i rappresentanti diplomatici rimasti in Cina, e in precedenza accreditati presso il governo nazionalista, la nascita del nuovo governo. A tutti tranne che al nunzio Riberi, che venne platealmente ignorato.

Subito questo affronto, Riberi con coraggio decise di recarsi a Pechino per segnalare l’omissione di cui era stato oggetto. Chiese il permesso per viaggiare, ma gli venne rifiutato. Rimase dunque a Nanchino fino all’espulsione, ma è certo che la rottura dei rapporti diplomatici non dipese dal Vaticano, bensì dal Partito comunista.

I “FRUTTI” DELL’ACCORDO

Ieri il giornale semi-ufficiale cinese Global Times ha scritto che «il rinnovo dell’accordo non riflette soltanto lo slancio forte e salutare tra i due paesi, ma anche la buona volontà della Santa Sede nel far progredire le relazioni con la Cina». Anche il Global Times si dice sicuro che stamattina «verrà dato l’annuncio». Per quanto riguarda il ristabilimento di relazioni diplomatiche, il giornale cita l’esperta Wang Meixiu, secondo la quale «la Santa Sede probabilmente lo vorrebbe, perché si preoccupa della Chiesa, ma la Cina ha molti dubbi».

Se Pechino ha dichiarato che negli ultimi due anni l’accordo «è stato implementato con successo», i suoi frutti non sono evidenti. Non a caso pochi mesi fa un importante diplomatico vaticano ha dichiarato al Corriere: «Bisogna dialogare in modo pragmatico. Sappiamo che si tratta di un cattivo accordo, perché i cinesi hanno il coltello dalla parte del manico, e ogni volta che noi cattolici lo afferriamo, sanguiniamo. Ma Pechino accetta che la Chiesa di Roma entri nelle questioni religiose: cosa mai ammessa prima. E poi, oggi la porta è socchiusa. Domani potrebbe chiudersi e qualunque dialogo diventerebbe più difficile. Meglio un cattivo accordo che nessun accordo».

IL CASO DELLA DIOCESI DI MINDONG

In Cina esistono 135 tra diocesi e prefetture apostoliche. Prima dell’accordo solo 72 erano rette da un vescovo. Dopo due anni il numero è cresciuto di appena una unità a 73 e anche la diocesi di Hong Kong, la cui sede è vacante dal gennaio 2019, soffre ancora della mancanza del vescovo. Se negli ultimi due anni la persecuzione nei confronti della Chiesa in Cina è aumentata in modo considerevole, desta viva preoccupazione il caso di monsignor Guo Xijin.

Monsignor Guo è stato il vescovo titolare della diocesi di Mindong fino al 2018. Nell’ambito degli accordi e su richiesta di papa Francesco ha accettato di essere retrocesso a vescovo ausiliario per fare posto a monsignor Zhan Silu, vescovo ufficiale e vicepresidente del Consiglio dei vescovi (ancora considerato illegittimo dal Vaticano), cui il Papa ha cancellato la scomunica.

LE DIMISSIONI DI MONSIGNOR GUO

Dopo due anni, per ragioni che non sono state esplicitate in modo chiaro, monsignor Guo ha deciso «di abbandonare tutte le cariche della diocesi e di ritirarsi a una vita di preghiera», denunciando al termine di una messa davanti ai fedeli, il proprio essere «stupido e zoticone»: «Io sono una persona che non ha nessun talento, la mia testa è ormai obsoleta e non sa come cambiare con il mutare della società. Dinanzi a questa epoca che cambia così rapidamente, mi sento quasi incapace. Quella di stasera sarà l’ultima messa che presiedo». Il vescovo, monsignor Zhan, non ha commentato in alcun modo la sua decisione.

Commenta invece AsiaNews: «In qualche modo, alla luce dell’Accordo sino-vaticano, l’esperimento di Mindong doveva essere un “progetto pilota” per un programma di normalizzazione dei rapporti col governo e per una riconciliazione della comunità ufficiale e sotterranea: si è ottenuta la normalizzazione; una frattura nella comunità; le dimissioni e la messa ai margini di un vescovo davvero santo».

Foto Ansa