Tutti sanno che l’obiezione di coscienza all’aborto è «ipocrita e immorale»

L’incredibile versione della dottoressa convinta che «l’obiezione di coscienza dev’essere abolita dalla 194». Perché tanto «chi ha i soldi può comunque permettersi l’aborto»

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aborto-obiezione-coscienza-repubblica-rsalute-kA parte quel disadattato del Correttore di bozze, tutti sanno che abortire in Italia al giorno d’oggi dovrebbe essere facile come fare una puzzetta in ascensore. Perciò ben venga l’ennesima sfuriata di Repubblica (edizione di ieri) contro i medici obiettori di coscienza che rendono addirittura «difficile» la fruizione del servizio. Due paginate dell’inserto “RSalute”, più relativa copertina, interamente dedicate a queste piaghe della società. Dice ottimamente la sessuologa Roberta Giommi, la cui autorevole opinione appare in un apposito colonnino: «Non essere d’accordo con l’Ivg (interruzione volontaria di gravidanza, ndC) è un diritto che ognuno può esercitare» e tuttavia «creare solo ostacoli, dismettere i servizi è un atto aggressivo». Proprio così. Sono violenti gli obiettori. E solo il Correttore di bozze è così obnubilato da non vedere fino a che punto questi aggressori seriali riescano a «creare ostacoli» e «dismettere i servizi»: secondo Repubblica «i casi» in Italia sono stati solo 102.644 (centoduemilaseicentoquarantaquattro) nel 2013, in diminuzione del 4 per cento rispetto al 2012. Una vera e propria strage di aborti.

Ed è tutta colpa degli obiettori. Bisognerebbe condannarli a fare la naja questi energumeni. Assai meritevole, in proposito, l’intervista (anzi «la testimonianza», si legge nel titolo) concessa sempre a Repubblica dalla dottoressa Carla Ciccone, in forze all’Azienda ospedaliera San Giuseppe Moscati di Avellino, struttura che il quotidiano romano si pregia di definire «un’isola felice», ripeto: isola felice, «in una regione – la Campania – che, in linea con tutto il Sud, è al top per numero di medici obiettori di coscienza», e che infatti il Correttore di bozze ha sempre immaginato come una specie di inferno, con le strade ricoperte di corpi delle donne costretti a portare a termine le gravidanze. Sono pochi, in Campania, i medici fortunati che al pari della dottoressa Ciccone possono dirsi «orgogliosi» perché nel «nostro centro in una sola settimana ci si prenota e si abortisce». Pim pum pam.

«Io aiuto queste donne fino a 24 settimane», dice la Ciccone. Qual migliore pulpito si poteva scegliere per condannare senza pietà i medici antiabortisti e il loro «ipocrita e immorale lavarsene le mani»? Oh immorali obiettori di bozze, non vi rendete conto che siete «fuori da qualsiasi etica professionale»? Non avrete mica fatto i ginecologi e gli ostetrici per far nascere i bambini? Sopprimerli bisogna. E del pari bisogna sopprimere le coscienza: «È proprio l’obiezione di coscienza che dovrebbe essere abolita dalla legge», spiega la dottoressa. Poiché si tratta di una evidente «ipocrisia da cancellare». E c’è assolutamente da crederci, se lo dice una che «si interessa di aborti terapeutici», termine cristallino che spesso e volentieri significa senza alcuna ipocrisia una possibilità di diversamente sopravvivere per il feto diversamente abile.

aborto-obiezione-coscienza-repubblica-rsalute-hComunque. Perché mai sarebbe «immorale e ipocrita» per medici e infermieri optare per l’obiezione di coscienza? Argomentazione della Ciccone: «Perché chi ha le tasche piene di soldi, anche se è trascorso il termine fissato, può comunque permettersi l’aborto. Tre giorni fa è arrivata da noi una donna alla 25esima settimana con una seria alterazione cromosomica fetale. Ebbene, lei non rientrava nei protocolli e io gliel’ho detto. Non ha replicato nulla, aveva il danaro e se n’è andata in Grecia dove se ne fregano del tempo di gestazione. Eppure io fino alla 24esima settimana do la mia disponibilità all’aborto».

Ehm.

Il Correttore di bozze è rincoglionito e di solito non capisce niente. Ma la solfa questa volta gli pare chiara: se in un ospedale si presenta una donna che se ne sbatte della legge, vuole abortire al di là di ogni limite consentito e ha «il danaro» (con la a) per andarsene in Grecia e “curare” la malformazione del suo bambino con una sana “terapia abortiva”, beh, è chiaro che è ipocrita obiettare. Pentitevi obiettori.

È immorale anche ricordare alla Ciccone, come fa perfino il giornalista di Repubblica, che non sarebbe tanto corretto «aiutare le donne» fino alla 24esima settimana. «Alt», ordina la dottoressa. «La legge dice che entro 90 giorni è possibile abortire volontariamente, mentre 22 settimane e tre giorni sono il limite per l’aborto terapeutico». Tuttavia tale limite di 22 settimane «se l’è dato la comunità scientifica, non l’impone la legge. Io accetto entro e non oltre le 24 settimane, una soglia decisa con il Comitato etico». Due settimane in omaggio, con tanti saluti dalla Grecia alle ipocrisie della comunità scientifica.

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