Non sono i peccati di S. a smentire la politica di B., è il contrario

“Berlusconi è un po’ leninista quando sostiene che «la patonza va fatta girare». Allora uno pensa: perché devo sostenere politicamente una persona che ha questa idea del rapporto uomo-donna? Non è vero che la sua vita notturna contraddice gli ideali fintamente proclamati di giorno. È vero il contrario. La sua vita diurna smentisce lo stile di vita praticato la notte”. Pubblichiamo in anteprima la rubrica Il Diavolo della Tasmania, che uscirà sul numero 39 di Tempi

Berlusconi eccetera. Pure noi diavoli della Tasmania abbiamo organizzato seminari sul tema. Cos’è la moralità? Giù da noi, a casa di Satanasso, coincide con la coerenza. Nel nostro settore la formula si traduce così: dobbiamo essere coerenti con l’immoralità. L’immoralità vissuta con costanza e propagandata convintamente. A volte, lo dico contraddicendomi, dunque essendo incoerente, quindi immorale, quindi diabolico, a me pare che per gli umani la salvezza consista in una misteriosa incoerenza, in un brivido che fa allontanare dalla proclamata aderenza a uno “stile di vita”, ne mostra la fatuità. Poi ricade, afferma il contrario, ma resta la lacerazione, e qui sta il mistero dell’uomo, il guazzabuglio che batte nel suo petto.

Mi spiego a proposito di B. Egli sostiene che il suo modo di essere con le ragazze non contenga nulla di male, e non deve perciò chiedere scusa a nessuno. Gli piacciono, le seduce e se ne fa sedurre, nella libertà reciproca. Libero amore, proprio quello che proclamava l’amante di Lenin, Inessa Armand. Berlusconi è un po’ leninista dunque quando sostiene che «la patonza va fatta girare». Allora uno pensa: perché devo sostenere politicamente una persona che ha questa idea del rapporto uomo-donna? Ad esempio (da Diavolo incoerente) sostengo che felice è chi può vivere un solo amore e tutta la vita serva ad approfondirlo, sia come eros sia come agape, senza noia, perché l’amore è creativo, non esaurisce mai il suo oggetto, è il riflesso di Dio ed è infinito come Lui. Poveretto invece chi come una farfalluccia instabile consuma l’ora presente rubando e spezzando fiori. E se uno è così nella vita privata, siccome non siamo fatti a compartimenti stagni, è impossibile che questa idea non tracimi anche nel modo di fare politica. E allora?

Dico subito: guai a chi giudica. Berlusconi è stato osservato, intercettato, esplorato, per cui questa sua attitudine e pratica è diventata un fatto pubblico. È una violenza tremenda, gli si impedisce di avere una intimità, è come essere imprigionati da uno sguardo potente come quello divino, ma superficiale e cattivo. Non sappiamo nulla in realtà di quello che contiene il suo cuore. Non si può inferire che cosa ci sia dentro una persona sulla base di quello che si osserva dall’esterno. Lui è sincero, in compenso. Rivendica la moralità di tutto questo. Questo stupisce e addolora tanti cristiani. Dicendo che è un peccato, non un reato, essi non intendono togliere peso alla questione. Il peccato è peggio del reato per un cristiano. Infatti non tutti i reati sono peccati agli occhi di Dio.

Io però ho votato e voterò per S. B. se necessario. Perché sono sicuro che prevalga in lui una santa incoerenza, una ferita benedetta. Il suo modo di porsi dinanzi ai grandi temi della famiglia, dell’eutanasia, della difesa della vita, della libertà di educazione non è una scelta di convenienza. Lo conosco, lo so. Non è vero che la sua vita notturna contraddice gli ideali fintamente proclamati di giorno. È vero il contrario. La sua vita diurna smentisce lo stile di vita praticato e addirittura proclamato la notte. Che questa ferita si sani tra S. e B. è il mio desiderio e quello di tanti suoi amici. Che accada, dipende da Dio, da lui, e un po’ anche dal Diavolo della Tasmania.

P.S. Dal punto di vista della morale cattolica, provo a scandalizzare Rosy Bindi: è oggettivamente più grave la convivenza omosessuale ostentata da Nichi Vendola che il libertinismo berlusconiano. Il primo è un peccato che grida vendetta davanti a Dio. Il secondo è lussuria, secondo cerchio.