Quattro passi concreti per trattare l’intelligenza artificiale non solo sotto il profilo tecnologico, ma anche antropologico. E il caso della ragazza operata al cervello da sveglia ad Ancona: un esempio che ci ricorda qual è il vero scopo del nostro agire
L’intelligenza artificiale non è solo una sfida tecnologica, ma una questione antropologica e sociale che interpella l’Europa e l’Italia nel loro complesso, e l’enciclica Magnifica Humanitas, con la sua scelta di collocare la rivoluzione digitale tra le “res novae” del nostro tempo, ci ricorda che la tecnologia non è neutrale: assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola, la usa, perché in astratto un algoritmo non è né soluzione né male, ma concretamente porta inscritte le finalità, gli interessi e i valori di chi lo governa.
E così la distinzione tra edificare Babele o ricostruire Gerusalemme disinnesca tanto l’entusiasmo ingenuo quanto la paura sterile, restituendo alla questione la sua reale natura, non tecnica, ma di direzione. La regolamentazione, allora, è necessaria, ma non sufficiente, perché servono criteri di discernimento e, soprattutto, una prassi che ponga al centro la dignità della persona, l’inclusione e il bene comune, e in Europa, come in Italia, l’adozione...
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