Non basta fare, bisogna prendersi cura

Viviamo in un’epoca in cui il pensiero dominante tratta l’uomo come se fosse Dio. E, credendosi tale, l’uomo pensa addirittura di potere inventare la realtà e di essere l’artefice di cose perfette

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Caro direttore, ho letto con molto interesse gli interventi circa la tragedia di Genova scritti da Rodolfo Casadei e da Elena Fruganti, soprattutto perché segnalano al nostro mondo oramai “ateo” che non possiamo allontanare Dio da quanto successo, perché il dramma della vita, come sottolinea Casadei, è riconoscerLo in tutto ciò che accade. Per questo, “non possiamo mai stare tranquilli”.
Vorrei dare il mio piccolo contributo, sotto un altro profilo. Un sano parroco di campagna, semplice di cuore come se ne trovano pochi in città, durante l’omelia per l’Assunta ha detto più o meno così: «L’Assunzione di Maria al cielo indica la grandezza sconfinata di Dio, a cui tutto dobbiamo. L’uomo, ogni tanto, pensa di potere fare da solo. Per esempio, a Genova ha fatto un ponte che solo dopo 50 anni è crollato, anche perché l’uomo pensa di fare bene le cose e una volta fatte si dimentica di curarle per presunzione».
Mi ha molto colpito questo giudizio, semplice ma molto più profondo di quanto lo stesso parroco forse immagini. Effettivamente, viviamo in un’epoca in cui il pensiero dominante tratta l’uomo come se fosse Dio. E, credendosi tale, l’uomo pensa addirittura di potere inventare la realtà e di essere l’artefice di cose perfette, soprattutto se sono alla cosiddetta avanguardia. La conseguenza più immediata e naturale è che egli si compiace di quanto operato, fino al punto di ritenere superbamente che ciò che ha plasmato non abbia più bisogno di cura.
L’uomo/Dio fa cose così perfette da rendere inutile la manutenzione delle cose stesse. E qui si vede la differenza con Dio, che non solo ha fatto l’uomo, ma in Cristo è morto per salvarlo e per curarlo.
Con le sue semplici parole, il parroco di campagna ha dato il fondamento teologico ed esistenziale a quanto tragicamente avvenuto; il fondamento riguarda tutti, nessuno escluso, compresi i capi che ci governano.
Intanto, seguiamo il consiglio di Elena, aumentando le nostre preghiere affinché il nostro cuore ritorni umile, capace di compiere con amore e serietà ogni nostro passo e di abbracciare il dolore che a Genova ha misteriosamente colpito così tante persone ed un’intera comunità.
Peppino Zola
Foto Ansa

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