Non basta denunciare il genocidio dell’Isis per fermarlo

Il Regno Unito vuole seguire le orme degli Stati Uniti, che però non hanno mai fatto nulla di concreto, contro le mattanze dello Stato islamico in Iraq e Siria

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Ecco un’altra generosa iniziativa politica di cui non si sentiva il bisogno. La Camera dei comuni del Regno Unito ha approvato mercoledì una mozione perché il governo riconosca che gli attacchi dello Stato islamico contro le minoranze in Iraq e Siria costituiscono un “genocidio”.

IL PRECEDENTE. È la stessa cosa che il mese scorso hanno fatto gli Stati Uniti. Il 18 marzo, infatti, il segretario di Stato John Kerry annunciò: «Daesh è genocida per sua stessa ammissione, ideologia e azioni, in quello che dice, crede e fa». La notizia ha fatto esultare molti ma ha lasciato altrettanti scettici. Purtroppo, avevano ragioni questi ultimi.

NON CAMBIA NIENTE. A oltre un mese dalla dichiarazione, che ha un preciso valore giuridico, che cosa è cambiato nell’azione americana nei confronti dell’Isis e della guerra in Siria? Niente. Gli Usa continuano ad osteggiare il regime di Bashar al-Assad, l’unico che ha un qualche interesse a proteggere le minoranze delle quali si condanna il genocidio e l’unico ad aver strappato, grazie al sostegno russo, importanti città all’Isis insieme ai curdi, e continuano ad appoggiare fazioni ribelli sul terreno che spesso si alleano con chi perseguita dette minoranze.

«STRUMENTALIZZAZIONE». Per quanto riguarda l’Iraq, niente è stato fatto per riconquistare i villaggi cristiani lungo la Piana di Ninive o le città abitate dai yazidi. E nessuna pressione è stata fatta sul governo iracheno perché impedisca l’esproprio delle case dei cristiani nella capitale Baghdad.
Aveva dunque ragione l’arcivescovo siriano Jacques Behnan Hindo, alla guida dell’arcieparchia siro cattolica di Hassakè-Nisibi, quando disse all’indomani della dichiarazione americana di genocidio: «È una operazione geopolitica che strumentalizza la categoria di genocidio per i propri interessi». Si punta il dito contro lo Stato islamico, ma si «censura tutte le complicità e i processi storico-politici che hanno portato alla creazione del mostro jihadista».

VOLONTÀ POLITICA. Ora anche il Regno Unito vuole seguire la strada degli Stati Uniti, ma nessuno può stupirsi se la proposta non scalda i cuori e non fa notizia. Il viceministro degli Esteri, Tobias Ellwood, ha risposto alla mozione: «Io penso che un genocidio abbia avuto luogo, ma come ha detto il premier è un problema più legale che politico». In teoria avrebbe ragione, ma in questo caso è vero il contrario: non è la definizione giuridica che conta ma la volontà politica di aiutare le vittime del genocidio in qualche modo. Dal momento che né Barack Obama, né David Cameron sembrano averla, potrebbero risparmiarsi anche l’operazione mediatica.

Foto Ansa


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