No tax area per le famiglie

Il grafico della settimana

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Recentemente è stato distribuito, in forma di supplemento al quotidiano Il Giornale, un volumetto a firma di Giulio Tremonti intitolato “Meno Tasse Più Sviluppo – Un progetto per uscire dalla crisi”. Fra le varie proposte di riforma fiscale contenute nel libretto, colpisce quella che prefigura la creazione di una “no tax area”. Dentro ad essa troverebbero spazio i soggetti sociali deboli e quelli la cui esistenza sana rappresenta una grande utilità per la società: entrambi i due gruppi avrebbero diritto, per la loro specifica natura, a un trattamento fiscale di favore. In base a questa logica, Tremonti metterebbe nella “no tax area” “una famiglia con coniuge e due figli a carico fino a 25 milioni di reddito; se il reddito è maggiore, restano comunque “fuori-fisco” i primi 25 milioni”.

Le proposte di Tremonti e del Polo in materia di esenzione fiscale delle famiglie si scontrano, da sempre, con la linea intransigente dei ministri delle Finanze che temono di perdere una quantità non recuperabile di gettito fiscale. A un candidato alle elezioni europee che lo incalzava con argomentazioni a favore della defiscalizzazione dei redditi delle famiglie il ministro Vincenzo Visco avrebbe recentemente risposto: “Lei ha ragione, avere un figlio è un’esperienza che realizza la vita di una persona, e penso anch’io che si debba trovare il modo di incentivare, anche fiscalmente, questa esperienza; ma il secondo figlio è un lusso, e io lo tasso”.

In realtà i fautori del rigore di bilancio anti-famiglia hanno un’idea ragionieristica dei costi e dei risparmi che una specifica politica verso le famiglie determinerebbe per quanto riguarda le casse dello Stato. Tremonti calcola che, se la sua riforma venisse attuata, la potenziale perdita di gettito verrebbe compensata per altre vie, fra cui una riduzione del 20 per cento della spesa pubblica. I soliti “tagli” alle pensioni? No. Semplicemente, le famiglie e altri soggetti sociali si farebbero carico, a costi minori, di servizi i cui oneri oggi ricadono sullo Stato. Ovvero la minore fragilità sociale, conseguenza della maggiore coesione familiare, farebbe diminuire le forme di devianza sociale che oggi costringono a un’ingente spesa pubblica. Nella tabella proposta in questa pagina è possibile visionare i costi che gli enti pubblici sopportano per far fronte ad alcune situazioni: un tossicodipendente affidato a una comunità di recupero costa fra i 20 e i 27 milioni di lire all’anno; un anziano non autosufficiente ricoverato in una struttura residenziale costa a Regione e Comune fra i 33 e i 55 milioni all’anno; la detenzione di un singolo carcerato costa addirittura 273 milioni all’anno.

Ma anzichè aiutare le famiglie a svolgere il loro compito di prevenzione, i governi di sinistra dal ‘92 ad oggi hanno reso loro la vita difficile aumentando la pressione fiscale. Leggiamo nel libretto di Tremonti: “A partire dal 1992, gli italiani hanno pagato circa 150.000 miliardi di lire di imposte in più. Per famiglia, fanno circa sette milioni e mezzo di lire di imposte in più”.

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