Nigeria. Anche l’Italia si mobilita per aiutare a ritrovare le ragazze rapite. Kaigama: «Boko Haram sono belve»

Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Italia e Cina promettono aiuto al governo africano mentre le famiglie delle ragazze rapite vivono nel terrore: «Dobbiamo dormire nella foresta»

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L’Occidente e non solo si mobilita per aiutare la Nigeria a ritrovare, e prima di tutto a cercare, le oltre 200 studentesse che sono ancora nelle mani di Boko Haram, i terroristi islamici che le hanno rapite lo scorso 15 aprile nella città di Chibok (Borno). Gli Stati Uniti hanno offerto per primi il loro sostegno, annunciando l’invio di un gruppo di esperti e di una decina di militari per migliorare la raccolta di informazioni.

AIUTI ANCHE DALL’ITALIA. Anche la Gran Bretagna ha offerto un sostegno di intelligence e uomini delle forze speciali, mentre la Francia ha promesso «una squadra specializzata dotata di tutti i mezzi a nostra disposizione». Alle proposte di aiuto si sono aggiunti persino la Cina e l’Italia, che potrebbe mettere a disposizione uomini, tecnici e mezzi all’avanguardia «ma solo se l’aiuto può essere davvero efficace». Infine, l’Unione Europea parlerà l’11 maggio di un possibile intervento coordinato.

PERCHÉ IL GOVERNO NON FA NULLA? Intanto il governo, accusato fino ad ora di non aver fatto nulla per cercare le ragazze, ha promesso una ricompensa di 300 mila dollari per chiunque abbia informazioni attendibili su dove si trovino le studentesse sequestrate.
Monsignor Ignatius Kaigama, presidente della Conferenza episcopale nigeriana, ha dichiarato a Radio Vaticana: «Il governo deve cercare di usare le informazioni dell’intelligence, che dovrebbero avere. Poi la polizia, i militari, i Servizi segreti. Quanti anni sono passati senza sapere dove queste persone compiono i loro misfatti? Questo ci dà molto fastidio. Speriamo che il governo, anche con l’aiuto di altri Paesi, possa fare qualcosa».

«I RAPITORI SONO BELVE». Il vescovo ha aggiunto: «Fa molta paura pensare a ciò che sta capitando a queste ragazze in questo momento. Forse si trovano dentro la foresta, con queste persone, che per me non hanno niente di umano, che hanno un atteggiamento da belve. Non sappiamo cosa stia accadendo adesso a queste ragazze innocenti. Non so che tipo di persone possano agire in questa maniera. Dicono di fare la guerra nel nome di Dio, ma non so che tipo di Dio abbiano. È una grande tragedia».

«DORMIAMO NELLA FORESTA». Anche le famiglie di Chibok delle ragazze rapite hanno paura e continuano a vivere nel terrore. Non temono solo di non riavere mai le loro figlie, che in un messaggio video gli islamisti hanno promesso di «vendere al mercato come schiave», ma anche di essere attaccati di nuovo.
«Oggi la vita a Chibok è davvero pericolosa», ha dichiarato ieri un padre alla Cnn. «È dal 15 aprile che non dormiamo più a casa. La sera, verso le sei, andiamo nella foresta perché nel villaggio non c’è sicurezza e dormiamo lì, con tutti i nostri bambini».

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