Nigeria, a processo un gruppo di ufficiali che trafugava armi e le rivendeva a Boko Haram

La corruzione mina l’efficacia dell’esercito nella lotta ai terroristi, che va avanti dal 2009. Confermati i timori espressi già due anni fa dal vescovo di Jos, Kaigama: «Hanno infiltrati tra le forze di sicurezza»

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In un’intervista a tempi.it del 2014, monsignor Ignatius Kaigama, arcivescovo di Jos, diceva: «Io penso che ci sia qualcuno dentro il paese e fuori dal paese che appoggia e aiuta Boko Haram. Devono avere infiltrati anche tra le forze di sicurezza: com’è possibile altrimenti che questa violenza non abbia fine?». Il sospetto del vescovo è stato confermato ufficialmente dal generale Lucky Irabor, direttore delle indagini che hanno portato a processo ben 16 militari. Il sostegno al gruppo terroristico, che dal 2009 ha ucciso 20 mila persone e che mira alla scomparsa dell’educazione occidentale e dei cristiani nel nord del paese, dove dovrebbe sorgere un Califfato, sarebbe avvenuto tramite il furto e la vendita d’armi.

«TRADIMENTO» E CORRUZIONE. Così si spiega in parte l’incapacità del governo di combattere i jihadisti, affiliati all’Isis. Irabor, durante la conferenza stampa in cui annunciava l’istituzione della corte marziale militare, ha usato il termine «tradimento», mentre un soldato intervistato anonimamente dalla Associated Press ha descritto la debolezza dell’esercito causata della corruzione. Basti pensare che ben 21 armi contraeree assegnate alla sua squadra d’artiglieri sarebbero scomparse.
Anche il presidente in carica dall’anno scorso, Muhammadu Buhari, ha ricordato il problema dilagante della corruzione e la morte di 20 mila nigeriani. Senza dimenticare le centinaia di bambini che stanno morendo di fame nei campi profughi – circa due milioni di persone sono scappate dai villaggi in passato occupati dal gruppo terrorista – insieme al problema del cibo e degli aiuti internazionali scomparsi sempre a causa della corruzione.

PAGHE RUBATE. Ma ai 16 militari a processo per le armi trafugate, si aggiunge anche un gruppo di ex militari e ufficiali accusati di aver usato indebitamente centinaia di milioni di dollari destinati alla lotta contro Boko Haram. Fra questi, il generale Alex Badeh, poi licenziato da Buhari, è accusato di aver utilizzato 24 milioni di dollari, in teoria destinati al pagamento dei salari dell’esercito, per costruire un centro commerciale nella capitale del paese. Alcuni gruppi della società civile spingono anche per l’apertura di un’indagine sulle proprietà da un milione mezzo di dollari del generale Tukur Buratai. Altri soldati hanno rivelato all’Ap che prima delle elezioni del presidente in carica ai soldati venivano date appena 30 pallottole a testa nelle operazioni anti islamiste, spesso senza fornire loro alcuna razione di cibo. Aggiungendo che alcuni ufficiali rubavano i soldi dei loro stipendi, spesso disertando nel momento dello scontro e permettendo così a Boko Haram di avanzare.

RAGAZZE DI CHIBOK. Oltre all’omicidio di donne, bambini e anziani, alle violenze e agli attentati kamikaze (compiuti spesso sotto costrizione da donne e bambini), una delle vicende ancora irrisolte è quella delle 276 studentesse cristiane rapite dai jihadisti nel 2014. Le ultime notizie sulle ragazze risalgono ad aprile, quando Boko Haram mostrò una cinquantina di ragazze vive in un video per chiedere un riscatto di 50 milioni di dollari. Alla richiesta è seguita una discutibile apertura alle trattative da parte del governo. A maggio, invece, dopo due anni è stata ritrovata una ragazza, Amina, la prima liberata dopo uno scontro a fuoco con i terroristi. A salvarla però non è stato l’esercito ma un gruppo di semplici vigilanti. Per rifarsi dallo smacco, l’esercito ha subito annunciato di aver liberato una seconda ragazza. Ma la notizia si è rivelata falsa.

Foto Ansa

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