Monti al Corriere: «Senza di me sicuro fallimento. Ora togliamo l’Italia agli incapaci»

A colloquio con Ferruccio De Bortoli il professore motiva la sua scelta, rivela le perplessità di Napolitano, spiega il rifiuto dell’offerta di Berlusconi, gli incoraggiamenti dei leader internazionali e apre alle modifiche della sua Agenda

Mario Monti prepara il terreno alla kermesse centrista che si terrà oggi pomeriggio a Bergamo con una lunga chiacchierata sul Corriere della Sera con il direttore Ferruccio De Bortoli. Una conversazione in cui il professore ripercorre la scelta di buttarsi in politica, la sorpresa di Napolitano, gli incoraggiamenti dei leader internazionali, apre alle possibili modifiche dell’Agenda Monti e invita a «togliere l’Italia agli incapaci».

NON DISPERDERE I SACRIFICI. Monti racconta di essere entrato in politica per evitare che «sei mesi dopo le elezioni si dissipassero tutti i sacrifici che gli italiani avevano fatto, con grande senso di responsabilità, per sottrarre il paese a un sicuro fallimento». In quel periodo – prosegue – si sono moltiplicati gli «incoraggiamenti dei leader europei e internazionali, da Barack Obama a Francois Holande, che però – chiarisco subito – non sono stati determinanti».

I CATTOLICI, IL PPE E NAPOLITANO. Invita a non strumentalizzare il ruolo dei cattolici, un mondo «articolato e composito» e rivendica con orgoglio l’endorsement del Partito popolare europeo. Implicitamente racconta di non aver dato una soddisfazione al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, con la sua decisione di entrare in politica. «Credo di averlo sorpreso, questo sì, ma penso che oggi abbia compreso le ragioni della mia scelta». Il professore rivendica anche la scelta di avere come compagni di viaggio Fini e Casini, non propriamente due novellini della politica o freschi rappresentanti della società civile cui il professore conferma di volersi rivolgere con la sua proposta. «Certo, può apparire una contraddizione – dice Monti –, ma entrambi hanno avuto il merito di vedere per tempo quali guasti producesse un bipolarismo incompiuto e conflittuale».

IL RIFIUTO DELL’OFFERTA DI BERLUSCONI. Rivela di aver molto apprezzato l’offerta di Berlusconi di diventare il federatore dei moderati, ma di essersi da subito concepito come un federatore dei riformisti, «finora domiciliati in tre poli diversi e perciò incapaci di dare un maggiore impulso alle riforme». Non percepisce come una critica le osservazioni della Banca d’Italia che ha rilevato nei giorni scorsi gli effetti dannosi sul Pil della politica dell’austerity. «Non credo sostenga che bisogna fare meno risanamento. Ma più riforme strutturali. Ha ragione».

I NUOVI CAPITOLI DELL’AGENDA. Da ultimo il direttore del Corriere riporta alcune indiscrezioni che vogliono la significativa revisione di un capitolo dell’agenda Monti. In particolare quello su lavoro, che, secondo il Corriere, verrebbe trasformato all’insegna della flexsecurity, ovvero flessibilità più sicurezza, all’inizio in forma sperimentale, per cui i contratti precari verrebbero mutati in contratti a tempo indeterminato con la sospensione, nei primi due o tre anni, dell’articolo 18 sul licenziamento. Una riforma che prevederebbe anche il reddito minimo di cittadinanza. Ma su questo il senatore Monti non si sbottona e chiude con un laconico: «Da lei, direttore, sto apprendendo molte cose. Varie persone stanno lavorando ad affinare l’agenda. Per ora non c’è, su questa materia specifica, nessun orientamento deciso».