Monti a Tempi: «Evasione fiscale: l’Italia è in uno “stato di guerra”»

Il fisco, gli eurobond, i Btp, la giustizia, le intercettazioni, le carceri, il federalismo, le scuole paritarie, quell’incontro con D’Alema. Stralci dell’intervista esclusiva rilasciata dal Presidente del Consiglio a Tempi

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In una lunga intervista esclusiva rilasciata a Luigi Amicone, direttore di Tempi, intervista che si è svolta l’8 agosto scorso a Palazzo Chigi e che sarà presentata in anteprima al Meeting di Rimini (si apre domenica 19 e vedrà l’intervento dello stesso Presidente del Consiglio), Mario Monti fa un primo bilancio del suo governo e anticipa i temi su cui si focalizzerà l’azione dell’esecutivo da settembre al termine della legislatura. Allorché Monti “crede” e “spera” di lasciare Palazzo Chigi a un politico eletto dal popolo. Risponde infatti il Presidente del consiglio alla domanda circa la possibilità di proseguire nel suo mandato qualora gli venisse richiesto dalla maggioranza parlamentare che uscirà dalle prossime elezioni: «Mi rifiuto di pensare che un grande paese democratico come l’Italia non sia in grado, attraverso libere elezioni, di scegliere una maggioranza di governo efficace e, indirettamente, un leader adeguato a guidarla. Quindi la sua domanda credo e spero non sarà rilevante».

Molto ampio il ventaglio delle questioni a cui Monti risponde. Dal tema del sovraffollamento delle carceri, sollevato da Pannella, associazioni del volontariato e 120 giuristi che hanno rivolto un appello al Capo dello Stato sollecitando indulto e amnistia. Al tema della lotta all’evasione fiscale. Ma se in tema di carcere Monti ammette che non è possibile andare oltre alcune misure deflattive il sovraffollamento e per quanto riguarda l’amnistia«voglio ricordare che si tratta di una misura per la quale sono necessari due terzi dei voti del Parlamento che non mi pare al momento ci siano», è in materia di lotta all’evasione fiscale che il premier rivendica un indirizzo particolarmente intransigente, anche a fronte delle pressioni che provengono dall’Europa. «La notorietà pubblica del nostro alto tasso di evasione contribuisce molto a indisporre nei confronti dell’Italia quei paesi verso i quali di tanto in tanto potremmo aver bisogno di assistenza finanziaria. Come i paesi del Nord Europa, che dicono: “l’Italia è un paese molto ricco, però lo stato ha un fortissimo debito pubblico che magari richiederà domani di aiutarla a rinnovare; eppure ci sono italiani ricchi o medi che sistematicamente non pagano le tasse”». Insomma, «l’evasione fiscale produce un grosso danno nella percezione del paese all’estero». Di più, dice Monti, «io penso che l’Italia si trova in uno stato di difficoltà soprattutto a causa di questo fenomeno e che si trova da questo punto di vista in uno “stato di guerra”». Questi sono i presupposti che, a detta del premier, giustificano l’uso di «strumenti forti». Tant’è, prosegue Monti, «Io stesso, fino a poche settimane fa, quando sono stato anche ministro dell’Economia e delle Finanze e quindi responsabile dell’Agenzia dell’entrate e responsabile politico della Guardia di Finanza, ho sempre incoraggiato fortemente le persone che vi lavorano a fare una dura lotta all’evasione. La seria lotta all’evasione può comportare la necessità di momenti di visibilità che possono essere antipatici. Ma che hanno un forte effetto preventivo nei confronti degli altri cittadini».

Quanto al settore giustizia, Monti anticipa «numerose novità legislative». Novità «volte a dare risposta non solo all’emergenza carceraria ma anche a quella lentezza dei processi che, come calcolato dalla Banca d’Italia, incide negativamente sulla crescita del nostro Paese per un punto percentuale di Pil. Penso, ad esempio, al filtro in appello per le cause civili, all’istituzione di un tribunale per le imprese, alla riforma del risarcimento danni da eccessiva durata dei processi oppure alla revisione della geografia giudiziaria».

Il premier è orgoglioso del lavoro sin qui svolto? «Orgoglioso, di nulla» risponde Monti. Bensì, «soddisfatto e grato, della conseguita possibilità di far lavorare per uno scopo convergente forze politiche divergenti. In spirito costruttivo e unitario siamo riusciti a mobilitare queste energie nel parlamento e forse anche in qualche misura a spiegarci col Paese in un momento che di per sé sarebbe stato il meno adatto a recepire incisive e pesanti iniziative strutturali. Beh l’ha fatto. E l’ha fatto in un tempo molto concentrato e questo non mi rende orgoglioso, ma soddisfatto di aver contribuito a questo passaggio, che credo fosse inevitabile per non precipitare in una crisi dai contorni imprevedibili e per avviare l’Italia su una via di riforme e di crescita che daranno risultati più avanti».

Da qui alle elezioni del 2013 Monti è convinto di poter ancora realizzare«tutte le iniziative in materia di risanamento dei conti pubblici e di contenimento del disavanzo che sono state già decise ma che devono essere attentamente sorvegliate nella loro esecuzione». In secondo luogo, «azioni nel campo delle riforme strutturali (come quella del lavoro), che richiedono uno sforzo per la loro messa in opera e forse l’aggiornamento di alcuni aspetti». Infine, Monti riserva al prossimo semestre «la dismissione di parti del patrimonio pubblico per ridurre il debito» e spiega perché: «Abbiamo preferito nella prima parte di vita del governo concentrarci sulla attività di contenimento del disavanzo e di riforma, mentre adesso che abbiamo compiuto passi che hanno dimostrato all’Europa e al resto del mondo la capacità e la volontà del Paese di operare cambiamenti nel profondo delle sue strutture, è bene accompagnare queste riforme con una riduzione del debito pubblico attraverso la cessione di alcuni attivi. Se avessimo dato la priorità a quest’ultima azione si sarebbe potuto pensare che l’Italia non credeva necessarie riforme strutturali di modifica della propria “macchina” e questo avrebbe dato un pessimo segnale ai mercati e all’Unione Europea».

Il fatto che l’Italia paghi sui BTP decennali tassi molto elevati rispetto al suo reale stato patrimoniale spinge il nostro Presidente del Consiglio a confermare il sostegno dell’Italia alla proposta fatta in sede euoropea dagli economisti Romano Prodi e Quadrio Curzio di trasformare l’ESM in Fondo Finanziario Europeo che emetta eurobond e rilevi parte dei debiti pubblici nazionali chiedendo agli stati delle garanzie reali. Monti però conferma anche la riottosità della Germania e dei paesi nordeuropei agli eurobond.

«Questa degli eurobond è una proposta articolata e intelligente – spiega Monti – che contiene anche elementi che da tempo il governo italiano ha portato al tavolo europeo. Abbiamo visto tutti che alcuni paesi (certamente la Germania, ma anche alcuni Paesi nordici) non sono disposti in questo momento a dare il loro consenso agli eurobond. Ciò significa che probabilmente essi verranno ma un po’ più avanti, quando si saranno fatti passi verso una maggiore messa sotto controllo delle finanze pubbliche dei singoli paesi da parte delle istituzioni comunitarie. L’idea della Germania e di altri è che si possono mutualizzare in tutto o in parte i debiti pubblici solo quando si è sicuri che nessun paese sia deviante in materia di troppo debito pubblico. Ovvero, quando la politica di indebitamento sarà gestita in modo più coordinata dal centro».

Netta, invece è la divergenza, rispetto ai precedenti governi, in materia di federalismo e macroregioni proposte da Formigoni. «Sulla questione del federalismo noi rispettiamo quello che c’è nelle attuali leggi dello stato. Forse in precedenti governi si è lavorato all’insegna del federalismo nella convinzione che esso fosse la riforma strutturale per dare ordine e slancio all’economia italiana. Mentre noi siamo convinti che il federalismo deve essere solidale, non può cioè non tenere conto delle diversità tra le diverse regioni e delle differenze territoriali. Soprattutto non deve esimerci dal fare riforme strutturali nei vari campi: dalle pensioni, al mercato del lavoro, alle liberalizzazioni, alla concorrenza, alle semplificazioni».

Assolutamente inedita è la smentita di Monti al taglio dei finanziamenti alle scuole non statali: «Posso assicurare che il Governo non farà mancare al settore, cui riconosce una essenziale funzione complementare rispetto a quella esercitata dalle scuole pubbliche, il necessario sostegno economico. A ciò si provvederà, compatibilmente con i limiti tracciati con i recenti interventi di revisione della spesa pubblica, con la legge di stabilità del prossimo autunno». Altrettanto inedito è il riconoscimento offerto dal laico e “tecnico” Monti alle realtà sociali che operano secondo principi di sussidiarietà. «Il nostro è un governo che, per sua composizione, per suo programma, per suo orientamento, riconosce importanza e grandi spazi alla sussidiarietà, alla convivenza nel profondo reciproco rispetto tra pubblico e privato, tra stato e chiesa, tra le religioni. Io che ho studiato in una scuola cattolica, conosco ovviamente il grande ruolo, accanto all’istruzione pubblica, dell’istruzione paritaria e al contributo sociale che le scuole non statali offrono sopperendo alle difficoltà di molte realtà del paese.

Pur nelle ristrettezze finanziarie da tutti avvertite e ferma l’esigenza di consolidamento e messa in sicurezza del bilancio, il sostegno a quanti sono espressione dei valori della sussidiarietà e della solidarietà è perciò un obiettivo importante per quanti hanno a cuore il benessere e la crescita dell’intero Paese».

Monti definisce «grave» il caso delle telefonate del Capo dello Stato intercettate dalla procura palermitana e aggiunge che «è peraltro evidente a tutti che nel fenomeno delle intercettazioni telefoniche si sono verificati e si verificano abusi». Di conseguenza, dice Monti, «è compito del governo prendere iniziative a riguardo». Ultima curiosità, sulle indiscrezioni dell’Espresso secondo cui, nell’autunno del 2010, l’attuale premier venne contattato dall’onorevole Massimo D’Alema che a Milano, in una cena a casa di un noto professionista, gli propose con altri l’assunzione di responsabilità politiche e di governo nel caso di una caduta anticipata del governo Berlusconi, Monti conferma e rivela: «Non smentisco quell’occasione e posso solo dire che nel mondo politico ci furono diverse persone che, intorno a quell’epoca, nelle loro previsioni o scenari sul futuro politico italiano di breve termine, mi prospettarono ipotesi che mi coinvolgessero. E io sono sempre stato ad ascoltare pensando che si sbagliassero».

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