Milano, 7 mila senza asilo. «Sala sta smontando i servizi dall’inizio della pandemia»

Il sindaco che invita tutti a «tornare al lavoro» lascia le famiglie senza soluzioni per i figli. E incolpa la Regione. «Ma la competenza è sua. È lui che ha sospeso le convenzioni coi privati». Intervista a Matteo Forte

«Calma. Ci stiamo lavorando. E se dipendesse solo dalla nostra volontà l’avremmo già risolto». Così Beppe Sala a disco rotto su Twitter, rispondendo ai genitori di migliaia di bambini che da giorni chiedono «qualche parola per le migliaia di famiglie escluse dalle scuole d’infanzia pur avendo il posto in graduatoria. È consapevole delle piccole tragedie in atto?». Calma, risponde a tutti il sindaco-influencer superimpegnato con le dirette social e l’hashtag #milanononsiferma, «ci stiamo lavorando».

Protesta un papà: «Ma si rende conto in che dramma mette le famiglie? E i datori di lavoro? Io al 21 luglio non posso improvvisare una scuola per mia figlia di 3 anni. Ho chiamato già quattro scuole private, tralasciando i costi altissimi, ma non hanno posto neanche loro». «Mi sa dire di un’altra città che ha risolto la questione??», risponde piccato il sindaco. «Non so più come dirlo, non è facile ma ci stiamo lavorando», «siamo qui a lavorarci giorno e notte. Letteralmente. È una cosa che non mi fa dormire. Ma non ho la bacchetta magica (oppure si fidi di chi dice che è tutto a posto senza sapere NIENTE!)».

FINE LUGLIO, 7 MILA BAMBINI SENZA ASILO

Ma a che cosa sta lavorando Beppe Sala? Nessuno lo sa; quello che si sa è che i genitori di 3 mila bambini di età compresa tra 0 e 6 anni che in primavera risultavano in graduatoria per un posto ai nidi o alle scuole dell’infanzia del Comune di Milano, non possono confermare l’assegnazione né pagare la quota di iscrizione. Non possono perché quel posto non c’è più. Tremila che si sommano agli oltre 4 mila bambini che da aprile risultano in lista d’attesa sperando nella rinuncia di qualcuno e in un miracoloso ripescaggio: in tutto fanno 7 mila e rotte famiglie che non sanno ancora che pesci pigliare a settembre.

I POSTI ASSEGNATI SPARISCONO

«Oltre il danno la beffa: non solo per un errore del server le mail di conferma dell’assegnazione del posto attese per lunedì scorso hanno tardato ad arrivare. Ma una volta arrivate, a tarda notte o con due giorni di ritardo, in molti hanno scoperto di essere stati tagliati fuori», spiega a Tempi Matteo Forte, capogruppo di Milano Popolare a Palazzo Marino. Dieci giorni fa il Comune aveva preannunciato che per garantire il distanziamento sociale la capienza delle strutture che promettevano di accogliere 30 mila bambini, sarebbe stata ridotta del 10 per cento, 3 mila piccoli accettati in graduatoria sono così retrocessi in lista d’attesa, sommandosi agli oltre 4 mila esclusi ad aprile. «Solo il 10 di agosto verranno inviate le mail del ripescaggio e questi genitori sapranno se i loro bambini rientreranno tra i fortunatissimi ammessi all’asilo».

IL COMUNE SOSPENDE LE CONVENZIONI

In altre parole è stato prorogato lo stato di incertezza o meglio, quello del “basta smart working, torniamo a lavorare” tanto caro a Beppe Sala quanto la mica tanto sottintesa postilla “e chi ha figli si arrangi”. «Al disastro delle graduatorie bloccate si somma infatti quello dei pre e post scuola, non più garantiti dal Comune, e delle distanze: che cosa dovranno fare le madri con un figlio nell’asilo sotto casa e un altro magari ammesso in una struttura di un altro quartiere? Ora Sala dice che sta lavorando: sarebbe bello sapere a cosa si riferisce, dal momento che, a parte scaricare il barile sulla Regione in merito a questioni di stretta competenza comunale, l’unica cosa che ha fatto per la fascia 0-6 anni è stata sospendere i pagamenti per i servizi convenzionati che garantivano posti e smaltimento delle liste d’attesa e rifiutarsi di mettere in discussione e al voto le proposte dell’opposizione per tirare fuori le famiglie dal pantano».

SOLDI ALLE SCUOLE. MA SOLO SE SONO GIÀ FALLITE

Un pantano tutto ideologico che oggi presenta il conto: «Dopo averle sospese a marzo, il Comune ha annunciato che avrebbe potuto onorare il 50 per cento del pagamento delle convenzioni dovute» ricorda Forte, «ma a patto che asili e nidi paritari e privati presentassero progetti di didattica a distanza (ripeto: asili e nidi) e non mettessero il personale in cassa integrazione. E quando a fronte delle proteste dei gestori ha provato a fare marcia indietro, annunciando che avrebbe destinato loro 2,5 milioni del Fondo di mutuo soccorso per i centri estivi, ha vincolato la richiesta del contributo a una condizione: avrebbero visto i soldi solo se nel periodo di lockdown le loro entrate fossero state inferiori alle uscite».

Cornute e mazziate le scuole – che non otterranno mai i soldi dovuti per la convenzione e saranno penalizzate se avranno tenuto in piedi il bilancio –, cornuti e mazziati quelli che si sono arrabattati nel trovare risorse e donazioni per sopperire alle negligenze del Comune, cornuti e mazziati i genitori, che non potranno ricevere un servizio che tocca all’amministrazione garantire e che Sala promette da mesi di non tagliare.

«COLPA DELLA REGIONE». CHE NON C’ENTRA NULLA

Attacca Forte: «Oggi Sala scarica tutto sulla Regione, che non c’entra nulla: la Lombardia ha competenza solo sul rapporto numerico educatore/bambini/mq e i criteri non sono cambiati. Perfino il governo, che non si è certo dimostrato un fulmine di guerra sul tema del rientro a scuola a settembre, ha incluso le scuole dell’infanzia nelle linee guida nazionali del 26 giugno per la riapertura, spiegando che autonomie scolastiche ed enti locali possono organizzarsi in tema di spazi e servizi attraverso lo strumento del patto educativo di comunità».

Ed è su quello che Milano Popolare ha costruito le sue proposte (consultabili e sottoscrivibili qui), «in sintesi abbiamo proposto che scuole di ogni ordine e grado, nidi e infanzia, pubblici o paritari, possano costituire liberamente Associazioni temporanee di scopo con associazioni familiari, terzo settore, centri di aggregazione giovanile, oratori e centri sportivi, per riaprire i servizi da settembre, sfruttando più spazi, più educatori e più volontari per tutto l’arco dell’anno e della giornata».

LA PRIORITÀ DI SALA: IL BALLOTTAGGI IN MUNICIPIO

E cosa ha risposto il sindaco, fresco di nomina a “commissario straordinario all’edilizia scolastica e con poteri di deroga” per accelerare tempi di realizzazione di spazi che rispettino le regole del distanziamento sociale? «Non ha risposto nulla», continua Forte, «ci riuniamo in videoconferenza per parlare di debiti fuori bilancio. Ventuno sedute da inizio marzo (Beppe Sala ha presenziato solo due volte, ndr) e sapete qual è oggi l’emergenza percepita a Palazzo Marino? La modifica dell’articolo 97 dello Statuto comunale, volta a rivedere le modalità d’elezione dei municipi di Milano e permettere il ballottaggio ai presidenti. Questa è la priorità della giunta, non esattamente quella dei cittadini, madri, padri, figli, che a fine luglio ancora non sanno se a settembre potranno, come esorta lo stesso sindaco influencer, “tornare al lavoro”».

SE ENTRI IN AULA TI CACCIANO I VIGILI

Per inciso: mentre Sala sforna le sue dirette giornaliere social tuonando ora contro la Regione, ora contro le imprese che non provvedono al rientro dei lavoratori prolungando il regime di smart working, il centrodestra chiede da mesi di poter dare l’esempio e tornare in aula. Niente: il cortile è aperto a eventi e conferenze ma l’aula del Consiglio non è stata nemmeno sanificata. E così, quando Forte ha deciso di collegarsi all’ennesima videoseduta proprio da quel posto buio e deserto, qualcuno fra i colleghi si è premurato di mandargli i vigili, «consigliere, favorisca i documenti: dobbiamo identificarla».

IL SINDACO INFLUENCER CONTRO LA LOMBARDIA

«In questo teatro dell’assurdo l’emergenza Covid ci ha offerto gli strumenti per ripensare finalmente in termini nuovi l’offerta educativa, liberarci dalle vecchie logiche centraliste che la stanno impantanando insieme agli altri servizi», continua il consigliere di opposizione. «Ma il sindaco aveva già deciso a febbraio che un’emergenza sanitaria sarebbe stata tutta responsabilità della Regione, a lui il compito di attendere alla finestra, attaccare Fontana e twittare che #milanonosiferma. Badate: lo slogan non è un errore di comunicazione ma scelta politica ben precisa, Sala ha deciso che il suo ruolo sarebbe stato fare quotidianamente il controcanto alla Lombardia. Ma il virus lo ha smascherato: dietro la comunicazione da giovane arrembante tutta post, video e cinguettii non c’è nulla. E a farne le spese saranno oggi migliaia di famiglie».

«BADI LUI AI NOSTRI FIGLI A PALAZZO MARINO»

Grazie ai social, oggi di Beppe Sala sappiamo di tutto, quali rapper segue e il colore dei calzini che indossa. Quello che non sappiamo è a cosa sta lavorando e dove finiranno i bambini tagliati fuori dagli asili. «Gli abbiamo chiesto di riferire in Consiglio», dice Forte, mentre nell’amata rete il sindaco riceve inviti ad andarsene a quel paese o «a lavorare con un bambino in casa (non nella mia perché ce ne sono tre, le semplifico la prova)», o ancora a tenersi i bambini in Comune, «così potrà occuparsene lui, mentre io vado a lavorare per vivere».

Foto Ansa