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Migranti. Tra “solidaristi” ed “egoisti” cercansi maestri disperatamente

settembre 21, 2015 Rodolfo Casadei

«L’impatto della realtà provoca in noi una reazione istintiva. Allora non guardiamo più alla realtà, ma all’emozione che essa ha prodotto in noi»

Italy Europe Migrants

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Quest’anno le scuole hanno aperto nel pieno di due psicodrammi collettivi. Quello tutto italiano della riforma della “Buona Scuola”, che entra in vigore sotto una gragnuola di ricorsi da parte di sindacati e Regioni, e quello europeo rappresentato dall’ondata migratoria che sta investendo il continente e dalle reazioni che essa sta suscitando. Associare le due vicende non è indebito. Alla radice di entrambe c’è una “questione educazione” grandissima. Ci ha aiutato a capirlo un incontro sul tema svoltosi nel contesto della manifestazione “Eraclea Viva” dell’associazione Fra Terra e Cielo sabato scorso, quando è stata data la parola a due uomini liberi – Mario Dupuis, fondatore dell’iniziativa di accoglienza Casa Edimar a Padova, e don Antonio Villa, fondatore della scuola media Camillo di Gaspero a Tarcento, Friuli.

Ha detto Dupuis: «Il primo atto educativo non è insegnare a giudicare, ma aiutare una persona a usare la ragione anziché il preconcetto. Tendiamo a fermarci al preconcetto perché l’impatto della realtà provoca in noi una reazione istintiva. Allora non guardiamo più alla realtà, ma all’emozione che essa ha prodotto in noi. Trattiamo le cose sulla base della reazione emotiva che ci provocano, non per ciò che sono realmente». Parole che danno la misura precisa del deficit di educazione prevalente in Europa, e che il dramma dei profughi evidenzia. L’Europa può vantare altissimi tassi di alfabetizzazione e formazione superiore, compiacersi dei suoi Erasmus e della facilità di apprendimento dell’ultimo grido delle tecnologie da parte dei suoi abitanti, ma le reazioni emotive dominanti di fronte al dramma attuale (il solidarismo sentimentale che invoca un’irragionevole apertura senza limiti e l’egoismo impaurito di chi grida all’invasione e altrettanto irrealisticamente invoca la chiusura) rivelano un deficit di educazione che nessuna agenda di Lisbona saprà colmare. Perché non è questione di un metodo o di risorse, ma di maestri. E il maestro è uno che è mosso dall’amore all’altro perché scopra quello che ha dentro di sé: ogni educazione inizia da qui.

La sfida del sentimentalismo e della reattività la raccoglie solo un uomo che è impegnato con tutta la sua vita, non solo con alcuni aspetti: questo è l’educatore oggi. Come ha detto don Villa: «Educare è metterti davanti ai ragazzi così come sei, con la tua vita. È l’unica cosa che li sfida, perché assomiglia a quello che fanno tutto il giorno: guardare i video dei loro idoli. Giussani non persuadeva con le parole, ma con la sua vita: quello che lui era lo percepivano anche i sassi!». Questa impostazione sconfigge moralismi e farisaismi nell’educazione: «Mettermi davanti ai ragazzi così come sono vuol dire mettere davanti a loro me povero peccatore, che ha risvegliato la misericordia del Padre Eterno. Un Padre al quale piace perdonare». Il maestro si riconosce per il desiderio che chi gli sta davanti cresca, e per la disponibilità a farsi correggere, che nasce dalla coscienza di essere peccatore. Se non è così, non è un maestro.

Foto Ansa/Ap


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25 Commenti

  1. Raider says:

    Boh, questa non l’ho capita, caro Casadei. Sarebbe illogico chi dice NO all’immigrazione di massa? Chi vorrebbe impedire di diventare minoranza nel proprio Paese al popolo che è l’erede della storia e dell’identità della proprio patria?
    E perché chi arriva come profugo non dovrebbe ripartire quando nel Paese d’origine le cose vanno meglio e è richiesto il contributo di tutti alla ricostruzione? L’amor di patria o il senso umanitario ai profughi non gli funziona più, in questo caso, verso la propria stessa terra e i loro stessi connazionali? No li vedremo tornare indietro in massa così come sono arrivati, bensì a bordo di voli di linea, navi da crociera, treni super-veloci a impatto zero?
    E che c’entrano gli opposti estremismi solidaristico o xenofobo col fatto che O.N.U., Ue, Emma Bonino, la Boldrini, la Kyenge, Renzi & Alfano, hanno deciso che l’Ue deve accogliere, guerre o pace, polarità emotivamente corrette o scorrette, 259 milioni di immigrati entro il 2060?
    Mentre non sarebbe irrazionale e frutto di suggestione mediatica, per es., quello cui abbiamo assistito qualche domenica fa, 300 giovani e forti automobilisti – 300: be’, mica tanti – austriaci che prendevano a bodo alla frontiera profughi e non profughi? Dove sono, tutti e 300, che fine hanno fatto, gli è finita la benzina o non gli è scattato più il riflesso umanitario polticamente e mediaticamente condizionato?
    Come l’esultanza stamattina su RadioTre del giornalista in stato di ebbrezza insulinica nel riferire co la voce rotta dall’emozione che in una scuola elementare di Brescia vi sono pochissimi bambini italiani e in due classi prime neppure no? Avrebbe dovuto sentire come era contento e garrulo! Era a pasqua! No gl sembrava vero! Era un sogno che si avverava! Ah! Finalmente! Ci siamo liberati degli italiani! Fuori gli italiani dall’talia! E reagire a questa prospettiva lei – lasciamo perdere il duo Dupuis & Villa -, lei lo giudica sbagliato o irrazionale? Io lo giudico sacrosanto!
    C’è paese dell’interno della Sicilia che è passato da 7.500 circa a poco più di tremila abitanti: quasi tutti vecchi, pensionati, pochi giovani senza possibilità di lavoro. Ebbene, la risorsa principale è divenuta l’accoglienza agli immigrati: sono già 500, per 35/40 euro al giorno a chi gli affitta l’abitazione, gli dà un pasto, gli tiene in ordine la biancheria. Fanno i badanti di ragazzi africani! – ah, non le dico quanto patiti, li vedesse! Alti, in media, 182/185 per 80 chili di peso: tutti in salute e forzuti. Se arrivasse una troupe di giornalisti televisivi o cartacei, che pensa direbbero, i paesani? Sì, va tutto bene, tutto okay. A me che ci parlo da amico e parente dicono altro, amici e parenti. Che non se ne può più. Si sentono ricattati e umiliati. Vedono languire i pochi giovani del posto che sperano di trovare un lavoro in Germania o in Belgio, se i siriani non si beccano tutto loro. Dicono che il giorno in cui i soldi dell’assistenza finissero e questi baldi giovanotti – tutti maschi – si ribellassero, farebbero polpette di anziani, donne e i pochi ragazzi ‘indigeni’ in circolazione. E le vecchiette che vanno in chiesa sentono di notte gli africani, quasi tutti islamici, svegliarle perché (anche quando hanno bevuto birra al whisky o alla vodka) levano ad Allah i loro, immagino, multietnicamente suggestivi canti e invocazioni trazionali. Per dirne una.
    Devo rassegnarmi a vedere sparire queste vecchiette depostarie della memoria cristiana e popolare della mia terra per fare posto alle massiccie signore coperte dalla testa ai piedi che vediamo sbarcare ogni giorno?
    Qualunque cosa pensino, per es., Dupuis & Villa, io provo una pensa immensa di fronte a questa prospettiva. E anti-storico quanto il Crocifisso che indispone la vista di questa gente e di quelli che dalle stanze dei bottoni bruxellesi e strasburghesi hanno deciso che dobbiamo toglierci di mezzo perché portiamo impaccio a 259 miloni di immigrati solo per arrivare al 2060: e alla faccia di bronzo dei traditori del loro stesso popolo a favore di chi non è europeo e in nome dell’Ue, per fare prima, vorrebbero dargli lo ius soli, continuerò a gridare
    NO ALL’IMMIGRAZIONE!

    • rodolfo casadei says:

      I profughi vanno accolti come si accolgono i profughi: temporaneamente. Altrimenti non sono profughi, ma emigranti. Lì il discorso cambia. Io mi riferisco ai profughi. Della questione immigrazione abbiamo scritto altrove.

      • SUSANNA ROLLI says:

        Infatti. “Se non ci fosse la guerra -disse il ragazzino siriano tredicenne- noi staremmo volentieri nella nostra terra.” Allora, facciamo guerra alla guerra, così se ne tornano a casa loro per buona pace loro -in primis- e poi la nostra. Perchè la parola !integrazione! si fa presto a scriverla ed a pronunciarla: piu’ difficile praticarla,e nemmeno la si vuol praticare il parecchi casi (soprattutto in casi di credo religioso differente dal nostro). C’è qualche volontario?

      • Sebastiano says:

        Casadei, capisco le sue buone intenzioni e i suoi supremi auspici, ma capisciammè:

        1) come si dovrebbe procedere a distinguere chi è profugo da chi è emigrante?
        Sento ancora l’eco delle urla di quando, sotto Berlusca, ci fu l’indignata levata di scudi contro l’identificazione tramite impronte digitali, per non parlare del “pennarello nazista” di Orbaniana memoria. Ora, passata l’indignazione à la page, le marcette a piedi scalzi e il volemose bene di Merkeliana specie, tutti corrono a chiedere di voler sapere chi sono e chi non sono, e quanti sono, e da dove, ecc. ecc., in una specie di retromarcia che ha del ridicolo.

        2) Giacché il punto 1) è reso pressoché impossibile dagli stessi “profughi” che si rifiutano a stragrandissima maggioranza di fornire generalità e nazionalità, mi chiedo quale sia la ragione. Anzi lo chiedo a lei: ma se stanno fuggendo per salvare la pelle (qualunque sia la ragione), che gli importa di dove approdano, purché sia un posto sicuro? A che pro cercare di raggiungere un altro paese, continuando a sopportare (e a far sopportare ai loro familiari) pene indicibili per l’allungamento del viaggio? Cos’ha la Germania o la Svezia o la Danimarca o la Gran Bretagna che noi non possiamo garantirgli? Sarà mica il lavoro? E dunque cosa sono, profughi o emigranti?

        3) Come si dovrebbe fare a convincere i profughi che, una volta trovata una “sistemazione”, devono rifare le valige in senso inverso una volta che la situazione di pericolo sarà cessata? Organizzeremo un esodo di massa di ritorno? E se nel frattempo, giacché siamo tutti assaibuonissimi, gli hai concesso diritti e ius soli, con quale autorità li riporti a casa loro (che neppure si riesce a sapere quale sia), ammesso e non concesso che si riesca a rintracciarli?

        4) Che ragionamento c’è (altrimenti è solo sentimentalismo) in uno stato che accoglie chi scappa da una casa in fiamme ma senza darsi da fare per spegnere l’incendio (che oltretutto rischia di arrivare fino a noi)?

        5) ultimo ma non ultimo: ma per questi che accogliamo e sistemiamo e gli diamo da mangiare e gli cerchiamo qualcosa da fare (tutte “cose buone”, beninteso), da dove escono i soldini? Sa, 35 €/giorno a cranio moltiplicati per 30 giorni fanno circa un millino di eurozzi, più o meno quanto prenderò (forse) io di pensione dopo 40 e passa anni di lavoro. D’accordo, i soldi non li prendono i profughi, ma la domanda rimane: com’è che per gli esodati non c’era ‘na lira e ora per gli albergatori-accoglienti ci sono i denari? E non sarebbe, parlo PER ASSURDO, più semplice dargli direttamente il millino che magari si cercano casa, spendono nei negozi per il cibo e potrebbero persino cercarsi un lavoro anziché bighellonare per i centri di accoglienza e dintorni?

        P.S.: ha messo insieme la scuola e il ruolo educativo, scrivendo “non è questione di un metodo o di risorse, ma di maestri”. Sarà, ma se abbiamo anche buoni maestri ma destiniamo le risorse ad altro non andiamo mica lontano. A questi che arrivano, qualcuno si preoccupa di destinare risorse per parlargli dei doveri che anche essi hanno come ospiti (per esempio il rispetto per le leggi, per la storia e la cultura che li sta accogliendo), o li si lascia colorare il mondo solo con i diritti? E ci sono risorse perché qualcuno verifichi che questi doveri vengano rispettati, come per tutti gli altri cittadini di questa nazione? Altrimenti, di quale educazione stiamo parlando?
        Una buona educazione prevede, come fattore imprescindibile, il feedback. Chiunque insegni sa che non può fare a meno di verificare se gli educandi lo stanno capendo o meno. Altrimenti sono parole e risorse buttate al vento.

        • rodolfo casadei says:

          Troppe domande, non riescono a rispondere a tutte e alcune non vanno rivolte a me ma alle autorità competenti. Distinguere fra profughi protetti dalle convenzioni internazionali e migranti economici è il compito di ogni stato che ha firmato tali convenzioni, ed effettivamente lo fanno, chi con maggiore efficienza chi con minore. Tutti gli anni i paesi europei accettano o respingono domande di asilo. A volte ci mettono molto ad assolvere la pratica, e allora lo straniero resta sul territorio in una condizione di limbo giuridico (“richiedente asilo” “protezione umanitari”) per troppo tempo. Chi non è un profugo deve essere rimpatriato, io la penso così e il diritto nazionale e internazionale anche.
          Perché i siriani vogliono scegliere il paese d’asilo? Perché si spostano dalla Turchia, paese non in guerra, per venire da noi? Perché disperano che la guerra finisca, e quindi cominciano a ragionare, dopo quattro anni di guerra, in termini di emigrazione che potrebbe essere definitiva, e cercano i paesi europei che giudicano migliori in questa ottica. Sono stato in Siria 3 volte durante la guerra. Vi garantisco che i siriani resterebbero quasi tutti a vivere in Siria, se la guerra non ci fosse. SE finisse domani, il 90 per cento di quelli che sono usciti rientrerebbero. Non mi scandalizzerei se i profughi venissero respinti dalla Grecia in Turchia: sarebbe coerente col diritto internazionale. La Grecia li lascia passare, e il problema diventa di tutti. Ricordatevi anche che i fondi Onu per i campi profughi in Turchia e Giordania cominciano a scarseggiare, questa è un’altra ragione dell’esodo. Infine, Erdogan favorisce l’esodo dei siriani per punire l’Europa che non si è schierata nella guerra civile siriana come lui desiderava (aiutiamo i ribelli, ma troppo poco). Per tutte queste ragioni, è irrealistico dire “non facciamo passare i siriani”. O si interviene sulle dinamiche della guerra, o si aiuta la Grecia a rimandare i profughi in Turchia, oppure è normale che li ospitiamo noi. Queste cose le ho già scritte in un altro articolo. Per quanto riguarda la scuola, è ovvio che non sto chiedendo di tagliare le risorse. Faccio notare che le risorse anche abbondanti non garantiscono una vera educazione.

          • Sebastiano says:

            Casadei, premesso che l’articolo che ha scritto contiene impostazione di fondo che condivido, questa sua replica alle mie perplessità mi lascia alquanto basito.
            Ho sempre inteso che un’impostazione ideale di fondo, per quanto bella e accattivante, abbia bisogno di incarnarsi nella realtà (adequatio rei et intellectum, diceva qualcuno che non ricordo). Altrimenti rimane una pia illusione. Al dunque:

            1) Ci mancherebbe che distinguere chi è profugo da chi non lo è non fosse compito delle istituzioni. E chi lo dovrebbe fare? Il punto è che questo passaggio viene impedito dagli stessi migranti, non meniamo il torrone. E lo fanno perché de facto stanno venendo in europa per cercare lavoro (in germania o più a nord), non per cercare semplicemente di salvare la pelle, cosa per la quale basterebbe qualunque paese europeo, e ammesso e non concesso che tutti i migranti siano in queste condizioni.

            2) “Chi non è un profugo deve essere rimpatriato, io la penso così e il diritto nazionale e internazionale anche”.
            Bene, siamo in due (tre se conto anche Raider). Sarebbe interessante sapere se la pensano così anche i fondamentalisti dell’accoglienza tout court, fra i quali si possono contare: a) la moltitudine dei sinistresi (ai quali basta che non siano cattolici e purché li accolga materialmente qualcun altro); b) varie associazioni di volontariato cattolico (un perfetto ossimoro), tutte desiderose di farsi perdonare ipotetiche “colpe storiche” abilmente suggerite dai soliti noti.

            3) “…cominciano a ragionare, dopo quattro anni di guerra, in termini di emigrazione che potrebbe essere definitiva, e cercano i paesi europei che giudicano migliori in questa ottica”
            Beh, allora diciamolo senza tanti fronzoli: vengono a cercare lavoro. Punto.
            Ma che si rifiutino di farsi identificare e che nessuno gli vada a spiegare le regole che come tutti sono tenuti a rispettare e che nessuno, ancor meno, vada a controllare il rispetto di dette regole, mi perdoni: se non fosse tragico sarebbe semplicemente ridicolo.

            4) sulla scuola: ho detto chiaramente che il compito del maestro non è solo quello di essere “empatico” con i suoi allievi: sarebbe solo una tragica mascherina dell’incapacità di educare. L’etimologia stessa del termine suggerisce che deve “condurre” e – risorse o non risorse – si deve assumere la responsabilità del verificare se i suoi allievi hanno compreso i suoi insegnamenti. Altrimenti sta perdendo tempo (e risorse).

            5) Sulla Turchia non dico nulla: aver vituperato i somari che le stanno a capo e i lombrichi della UE che gli hanno sbavato dietro mi è costato un’ibernazione di almeno quattro post.
            Sto alla larga.

      • Sebastiano says:

        Caro Casadei, se avrà la (robusta) pazienza di aspettare la decisione della Redazione, potrà leggere un mio post, al quale gradirei cortese risposta. Grazie.

        • Raider says:

          Nel rigraziare Casadei per aver volto rispondere e anche tempestivamente, faccio miei i rilievi di Sebastiano, con cui mi complimento e che ringrazio. Penso, peraltro, di potere rispondere a Sebastiano almeno su un punto: avrai sentito anche tanti gabellieri e gabelloti dell’immigrazione – per tutti, l’ineffabile nullità di Alfano, persona delicatamente inutile e come Ministro degli Interni, deleterio – consigliare agli italiani disoccupati, sottopagati, pensionati alla fame, esodati l’esercizio commerciale della carità ospitando uno o più immigrati a casa propria a spese dello Stato o dell’Ue come attività integrativa o a tempo pieno. La soluzione alla crisi e alle bellezze della Decrescita Felice e Contenta, insomma, c’è.
          In Sicilia, terra che vedo sull’orlo del baratro ogni giorno di più, la cosa comincia a prendere piede: saranno contenti i Ministri ligi alle consegne dell’Ue: ma la gente ricattata in questo modo allucinante – o ti prendi l’immigrato o puoi morire di fame – no, non è così contenta. Non so come vadano le cose in Sardegna: ma l’immigrazione come settore trainante dell’economia mi fa, per più di una buona ragione, orrore.ù
          Come tutti coloro che ce la impongono.

          • Sebastiano says:

            Caro Raider, la risposta alla tua domanda sta sulle cronache: in Sardegna la stragrandissima maggioranza dei profughi non ci vuole venire proprio, anzi le poche volte che ce li hanno portati hanno fatto il diavolo a quattro per non restarci (rifiutandosi persino di scendere dal pullman) e riuscendo – cosa che ha dell‘incredibile – a farsi ritrasportare nel continente. Perché? È presto detto: perché tra noi e la Germania c’è (nuovamente) il mare.

  2. Ale says:

    Essere tacciati di egoismo e’ sinceramente troppo ed irrispettoso. Io giudico la realtà e mi chiedo come possiamo permetterci di accogliere e mantenere tutta questa gente in fuga dall’Africa, perché da noi arrivano all’80% africani, che inutile prenderci in giro arrivano in cerca di fortuna. I buonisti accusano di cattiveria e di voler negare una chance a chi meno fortunato..il problema è che io non vedo così “fortunati” neppure noi. Guardiamo alla sanità, indubbio che abbiamo ancora eccellenze anche nel pubblico, ma se stai male e vuoi un servizio veloce il CUP non lo eroga e devi andare in Libera Professione o ASL o in Strutture Private. Fanno ospedali nuovi, non necessari vedi Lucca con Campo di Marte dismesso nonostante padiglioni da poco inaugurati e sostituito dal più piccolo San Luca, depotenziando i reparti..mettendo tutto insieme ovvero i reparti non più divisi ma tutto insieme..devi passare per forza dal Pronto Soccorso e prega che il dolore toracico non sia infarto perché ci stazioni ore, prima di vedere la cardiologia. A Pisa un Nord Africano, ricoverato perché affetto da patologia neoplastica… ma anche dalla scabbia, sfuggita quest’ultima all’attenzione, ha infettato 300 persone che, una volta curate, si sono rivolte al l’avvocato per chiedere il risarcimento dei danni e giorni di lavoro persi… Il danno sarà ripagato da tutti cioè dalla Collettività , perché la Sanità Pubblica e’ sul groppone di tutti per i costi.. Infine le amministrazioni comunali che, quando le multe fatte ai Vu Cumpra’ rimangono non pagate cioè sempre, devono rimettere sul groppone della collettività queste multe per il pareggio di bilancio..o negando servizi o aumentando balzelli locali. Mi spiegate in cosa sono risorsa?! Io li vedo tutti belli, muscolosi e giovani a non fare un ca@@o tutto il giorno, con bicicletta da noi pagata, vitto e alloggio da noi pagati, telefono ed internet free.. Che egoista che sono !!!!! Ah giusto non dimentichiamo i gipsy, o zingari come li chiama Salvini..a Pisa hanno villetta pagata dal Comune..visibili dall’autostrada direzione Pisa-Livorno, prima dell’uscita per Livorno ed a Lucca il Comune paga bollette di qualche 30-40 mila euro di acqua perché i rubinetti rimanevano sempre aperti. Sinceramente sentirsi dare dell’egoista..mi sembra esagerato visto che siamo obbligati a pagare tasse per avere servizi anzi disservizi, se non rimetti mano al portafogli e garantire a gente che non è nostro concittadino e non ha mai pagato tasse servizio trasporto in mare, vitto, alloggio, cure mediche gratis, farmaci gratis, analisi gratis, vitto e alloggio gratis, bicicletta, internet e tessera telefonica gratis…e qualcuno poi scrive che bravi i migranti hanno spazzato una strada.

  3. Filippo81 says:

    Rodolfo Casadei parla dei profughi veri, che sono un minoranza dei cosiddetti “migranti”. La maggioranza di quest’ultimi, che non sono quindi profughi devono essere respinti senza indugi , immediatamente.Non possiamo accogliere migranti economici date le condizioni attuali, non possiamo inoltre e soprattutto non vogliamo accogliere persone che vogliono venire a tutti i costi in Europa per islamizzarla.Marxisti e liberali nostrani, al 90 per cento sempre immigrazionisti, devono farsene una ragione.

  4. Controcorrente says:

    L’unica soluzione per fermare questa ondata migratoria e sulla quale io non concordo e quella di Edward Luttwak, bombardare i barconi e attaccare il Papa.

  5. Raider says:

    Si leggono anche qui opinioni a favore o contro l’immigrazione, la differenza con la quasi totalità dei media vecchi e nuovi è che su “Tempi.it” il confronto è libero e in par condicio, non ci sono trappole in cui tutti – ospiti, ‘esperti’, pubblico, presentatore, servizi che strumentalizzano bambini morti e vivi in nome di una riflessione non emotiva, di una informazione non ‘allo stomaco’, di un’analisi che facca appello alla ragione ell’esaminare in modo attento tutti gli aspetti del problema – tutti sono contro uno – un leghista, di solito. Questo, senza contare il soft power, la ‘moral’ suasion, la macchina del consenso che, in tema di gender come di immigrazione, condiziona il pubblico (pubblicità, fiction televisive, film) per fargli accettare le drettive del Pensiero Unico.
    Non è così, appunto, su “Tempi.it”: tutti, a meno di non ricorrere a un linguaggio da postribolo, possono intervenire e dire la propria. Questo è il motivo per cui intervengo su questo blog e in nessun altro, perché la partita è a armi pari e non è falsata nel modo stesso in cui il discorso è impostato, così che il dissenso rispetto al Pensiero Unico, su “Tempi.it”, non è bollato in partenza come razzismo o peggio dal cronista che sa che si gioca il posto, se non fa in modo che ogni difesa identitaria sia criminalizzata e demonizzata così come esemplaramente mostrato dal Capo del Governo e dal Capo dei vescovi italiani.
    Per chiunque abbia fede nelle proprie idee, insomma, “Tempi.it” è il luogo ideale per un confronto vero. Per cui, se leggo e posto argomenti anti-immigrazionisti, so che potranno essere considerati giusti o sbagliati in tutto o in parte, che possono piacere o no, che possono risultare ostici oppure sotto un qualche aspetto sostenibili. Essendo molto interessato alle ragioni di chi non la pensa come me, invece, che trovo? Quello che ripetono tutti anche fuori da “Tempi.it” e che nulla ha a che fare con un’argomentazione motivata, a dispetto dell’approccio ‘laico’ al problema con tanto zelo accoratamente invocato anche da uomini di Chiesa, compresi alcuni al più alto livello di responsabilità. Intransigenti, sull’argomento, come non lo sono su questioni non meno importanti per la fede cristiana.
    La difesa delle scelte immigrazioniste dell’Ue passa dalla retorica – contraddittoria, peraltro: fermiamo l’immigrazione dalla Siria facendo sul serio la guerra all’Isis, ma, no, niente guerra: abbattiamo la dittatura eritea con la forza, però, no, niente forza: e così via – all’insulto, avendo cura di farsela alla larga da qualuque cosa somigli a un’argomentazione sensata. Quindi,
    – chi è contro l’immigrazione come da programmi anti-nazionali e anti-cristiani, secondo i quali l’Ue dovrebbe accogliere 259 milioni – per la precisione – di immigrati, che arrivino da Paesi disastrati e in guerra o no, ento il 2060, è, come strepita Renzi, una ‘bestia’:
    – chi interpreta politicamente il rifiuto della prospettiva della sostituzione di popolazione – come paventato all’apertura del Sinodo dell’ottobre scorso: e vedremo in quello di imminente apertura -, è un ‘razzista’ che mira al voto degli italiani, mentre gli altri, no, il voto degli italiani non lo vogliono, gli fa schifo – e si vede!:
    – non è cristiano chi difende l’Ungheria, Paese odiato da eurocrati e popolo indottrinato perché mantiene il controllo puubblico sulla Banca di Stato e nella sua Costituzione ha fatto del Cristianesimo il cuore dell’identità nazionale, laddove l’Ue nega sia l’eredità e la presenza cristiana che il concetto stesso di identità, non solo nazionale:
    – e non è cristiano chi riconosce agli ungheresi il diritto, che rivendica per la propria Patria, a difendersi dall’invasione migratoria.
    Finora, costato che, anche qui, dai sostentori del dogma immigrazionista non ho letto nulla di diverso dalla retorica e dagli insulti di prammatica che scorrono nel senso unico della corrente di Pensiero Unico che livella e omologa tutto. Che è precisamente ciò cui dico NO ribadendo il mio
    NO ALL’IMMIGRAZIONE!

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