Migliaia di cristiani scappano nelle chiese per sfuggire all'esercito birmano

Il conflitto nello stato del Myanmar, dove il 90 per cento della popolazione è cristiana, ha già fatto 100 mila sfollati, ottomila solo nell’ultimo mese e mezzo. La maggior parte si rifugia nelle chiese.

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Migliaia di persone hanno trovato rifugio nelle chiese cattoliche dello stato di Kachin, in Myanmar, a causa dell’offensiva condotta dall’esercito birmano contro i ribelli dell’Esercito d’indipendenza di Kachin, una formazione di circa 4.000 unità che conduce una lotta armata per ottenere più autodeterminazione, se non l’indipendenza.
100 MILA SFOLLATI. Sono oltre 8.000 le persone fuggite dalle loro case da quando, nei primi di aprile, l’esercito ha cominciato a bombardare in modo indiscriminato la regione. Ma gli  sfollati a causa dello scontro ricominciato nel 2011, dopo 17 anni di tregua, sono ormai 100 mila. L’attacco fa parte di una campagna governativa decennale per sconfiggere i  ribelli, ma da un mese e mezzo si è intensificata in modo allarmante. «Quello che stiamo vedendo nello stato di Kachin è inaccettabile e deve cessare immediatamente», ha dichiarato Yanghee Lee, esperto di diritti umani delle Nazioni Unite. «Civili innocenti vengono uccisi e feriti e centinaia di famiglie stanno fuggendo per salvarsi la vita, tutte le parti devono prendere le misure necessarie per garantire la loro sicurezza». I Kachin sono il gruppo etnico prevalente nella regione e professano per il 90 per cento la religione cristiana, confessione in assoluta minoranza nel resto del paese a maggioranza buddista.
«ATTACCANO CON GLI ELICOTTERI». Padre Peter Hka Awng Tu, parroco della cattedrale di San Colombano a Myitkyina, capitale del Kachin,  ha dichiarato che ci sono 600 persone in fuga dall’esercito nazionale solo dalla contea di Ingyanyang. Già 2.000 persone hanno trovato rifugio nelle chiese di Myitkyina, Tanai, Tangphre e Namti. Altre 200 sono scappate nel campo profughi vicino alla capitale allestito dai cattolici. «La situazione è preoccupante. L’esercito attacca i villaggi con elicotteri, artiglieria pesante e jet», ha detto il sacerdote, mentre i ribelli rispondono assaltando i posti di blocco della polizia in diversi cittadine.
KACHIN COME I ROHINGYA. In molti temono che la crisi possa raggiungere le proporzioni di quella dei rohingya, minoranza musulmana scappata in massa lo scorso autunno dopo il riaccendersi delle violenze tra esercito e gruppi armati nello stato di Rakhine. Oltre 800 mila persone sono scappate nel vicino Bangladesh per sfuggire a quella che molte organizzazioni dei diritti umani chiamano «pulizia etnica». Come nel caso della minoranza musulmana, il leader de facto del governo, il premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi, sembra del tutto impotente davanti alle operazioni dell’esercito, che ha governato ufficialmente per 50 anni il paese attraverso una dittatura militare.

Foto Ansa

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