Meeting 2013, le mostre da visitare. Dall’Europa alla Chiesa ortodossa perseguitata da Stalin

Il “viaggio nel Vecchio Continente” con la Fondazione per la sussidiarietà, i cristiani russi oppressi dai comunisti, i ragazzi “pericolanti” di Cattarina e non solo

Sinfonia dal “nuovo mondo”. Un’Europa unita, dall’Atlantico agli Urali. È questo il titolo della mostra curata dalla Fondazione per la sussidiarietà che detta la linea “inevitabilmente europeista” del Meeting di Rimini di quest’anno. La Fondazione, presieduta da Giorgio Vittadini, compie un itinerario idealmente collegato con l’esposizione dell’anno scorso dedicata alla crisi economica e questa volta punta i riflettori su quella che da più parti è accusata di esserne proprio una causa: l’Europa.

La recessione, la disoccupazione che attanagliano il paese sono la conseguenza di politiche monetarie e comunitarie sciagurate? Di una unità fatta sopra la testa della gente e che ora mostra le corde? La convinzione di fondo del percorso proposto è che non sia così e che i difetti che l’Unione ha mostrato in questi anni debbano essere risolti all’interno di quell’unità perseguita e immaginata dai padri fondatori. Così la prima sezione del lavoro recupera proprio le origini del progetto europeo, quando Adenauer, Schuman, De Gasperi e Monnet ritennero reale una via unitaria per chiudere per sempre i conti con l’incubo totalitario. Vale la pena buttare all’aria una conquista che ha garantito – sostiene la mostra – una mentalità e una cultura alla base di politiche che hanno consentito sessantacinque anni di pace e di sviluppo, il più lungo periodo della storia d’Europa senza conflitti (ad eccezione delle guerre nei Balcani, frutto della disgregazione dei regimi dell’Est)? La risposta è ovviamente no, ma non si possono dimenticare i problemi. Il vero dramma del progetto politico europeo consiste oggi nel non saper più declinare il pensiero che lo ha fondato.

Alle criticità la seconda parte della mostra risponde presentando esempi positivi di integrazione, cooperazione scientifica, aiuto alimentare e opportunità offerte dalla libera circolazione degli studenti e delle merci. Infine la terza parte dell’esposizione mette in luce alcune proposte di ordine economico, sociale, istituzionale che potrebbero favorire il sostegno e il moltiplicarsi di questi fatti. «Si tratta – si spiega nella mostra – di riconsiderare il valore del nesso tra l’uomo singolo, con tutti i suoi ideali, le formazioni sociali a cui appartiene e le istituzioni improntate a sussidiarietà orizzontale e verticale». (Padiglione A1)

Che opera d’arte è l’uomo! La bellezza come possibilità educativa. L’Imprevisto. Il popolo del Meeting conosce già i ragazzi della comunità terapeutica educativa l’Imprevisto di Pesaro. Negli anni scorsi questi ragazzi hanno raccontato proprio a Rimini il loro cammino di rinascita dopo l’esperienza della violenza, della droga, il loro ritorno alla vita dopo essere stati ciò che gli operatori del settore definiscono “devianti”. Silvio Cattarina, che della comunità pesarese è fondatore e ancora oggi leader, preferisce definirli “pericolanti”. Così li ha raccontati in un libro edito da Itaca e presentato lo scorso anno proprio a Rimini. Oggi i “pericolanti” di Cattarina tornano in scena per raccontare un’altra entusiasmante tappa della loro storia: la scoperta di Amleto. Metti un gruppo di ragazzi, coi problemi e il passato che sappiamo, portali davanti a Shakespeare e li senti dire che hanno scoperto chi sono. Il riconoscimento di sé nelle parole di un grande drammaturgo diventa l’inizio di un percorso che li porta persino a recitare l’Amleto. Ragazzi a cui una volta occorreva ricordare tutto e ora recitano a memoria Shakespeare. Innamorati delle parole che hanno rivelato loro la fisionomia del proprio cuore. (Padiglione A1)

La Luce splende nelle tenebre. La testimonianza della Chiesa ortodossa russa negli anni della persecuzione sovietica. La mostra, organizzata in collaborazione tra l’Università Umanistica Ortodossa San Tichon di Mosca e la Fondazione Meeting di Rimini, costituisce una inedita possibilità, per il pubblico italiano, di conoscere da vicino settant’anni di sofferenza e persecuzione e insieme di luminose testimonianze di fedeltà a Cristo e al Suo Vangelo, ma anche l’occasione per ciascuno di porsi davanti all’esigenza fondamentale della fede, alla “pretesa” di Uno che afferma: «Non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto» (Mc 10,29-30). La mostra, articolata in otto sale che seguono l’ordine cronologico, presenta le diverse fasi e i diversi aspetti del tentativo di distruggere la fede sistematicamente perseguito dal potere bolscevico; ma il percorso storico è anche intrecciato con le vicende personali di alcuni martiri (canonizzati dalla Chiesa Ortodossa Russa) che costituiscono come dei “punti di luce” capaci di mostrare come nessun potere abbia potuto arrestare la presenza di Cristo, né distruggere totalmente quella percezione di sé come rapporto con il Mistero, che sola permette di affermare un io irriducibile. (Padiglione C5)

Armenia. Culla della cristianità. Graziella Vigo è una fotografa professionista e giornalista, un lavoro che l’ha spinta a girare il mondo per riportarlo a casa impresso nelle sue fotografie. Prima di partire per l’Armenia sapeva poco o nulla di questo paese che molti ignorano. L’attenta preparazione del viaggio e lo stupore per ciò che ha visto l’hanno spinta a tornare e raccontare dell’incontro con l’Armenia e testimoniare la forza straordinaria, il coraggio e la fede della sua gente attraverso un percorso espositivo. La mostra fotografica si apre con le immagini degli indimenticabili paesaggi armeni, altipiani deserti, vallate pietrose, laghi che riflettono un cielo immenso, con le nuvole che si rincorrono all’infinito. Prosegue poi con gli scatti del Karabakh e della regione quasi ignota del Caucaso del Sud, contesa per secoli e avamposto cristiano in terre perdute, ma simbolo per gli armeni di tutto il mondo. La terza parte della mostra è dedicata “all’Armenia fuori dall’Armenia” ovvero all’isola di San Lazzaro nella laguna di Venezia, la cui unica costruzione è il monastero dei Padri Mechitaristi, dimora di monaci e diaconi armeni. (Padiglione C1)

Grazie Federico. Nel bicentenario della nascita del beato Federico Ozanam, ispiratore e fondatore della Società di San Vincenzo de Paoli. Ricorre quest’anno il bicentenario della nascita (Milano 1813 – Marsiglia 1853) del beato Federico Ozanam, maggior ispiratore e fondatore delle Conferenze di San Vincenzo. In occasione dell’anniversario la Società San Vincenzo De Paoli cura al Meeting una mostra che vuole illustrare la vita, la personalità e la straordinaria attualità del beato Ozanam; presentando anche documenti autografi e prime edizioni delle sue opere. Il desiderio è quello di far emergere la grandezza di Federico Ozanam in tutte le sue diverse sfaccettature: la complessità della sua figura e i suoi molteplici interessi volti sempre alla ricerca della carità nella giustizia. Carità proclamata non solo a parole, ma cercata e vissuta come “motore” di promozione umana e sociale. (Padiglione A5)