Abortisti alla marcia di Martin Luther King. La nipote: «Ma mio zio era pro life»

Presente alle celebrazioni anche la Planned Parenthood. La nipote prende le distanze. Il senatore di colore Scott, repubblicano e pro life, lasciato giù dal palco

Continuano le celebrazioni per il 50esimo anniversario della “Marcia su Washington”, l’evento in cui Martin Luther King pronunciò la famosa frase “I have a dream”. E tutti ovviamente vogliono partecipare. Anche la Planned Parenthood Federation, simbolo pro choice abortista, ha partecipato alla Marcia, nonostante la nipote di Martin Luther King, Alveda, abbia specificato che suo zio era assolutamente pro life.

NIPOTE DI FERRO. La signora è un ministro della chiesa americana, nonché presidente della “African American Outreach con Priests for Life”. Durante uno degli eventi correlati alla celebrazione della Marcia su Washington, il presidente di Planned Parenthood, Alexis McGill Johnson, ha raccontato ai presenti che l’associazione aveva dato un premio a Martin Luther King, per la sua battaglia per i diritti civili, ed era stato ritirato dalla moglie Coretta, ancora in vita. Alveda King ha ribadito però che lo zio Martin era pro life, e che quel premio non significava nulla di diverso: «Sono sicura che sua moglie l’abbia accettato e li abbia ringraziati, ma anche Laura Bush, moglie di George W. Bush, e Barbara Bush, moglie di George H. W. Bush, sono a favore dell’aborto, sono pro-choice, ma i loro mariti non lo sono. È esattamente la stessa cosa».

SENATORE PROLIFE ESCLUSO. Nelle celebrazioni della Marcia, c’è anche stato il caso di chi avrebbe voluto partecipare e non è stato invitato dagli organizzatori. Il senatore Tim Scott, unico uomo di colore e repubblicano del Congresso, non è stato chiamato sul palco perché dichiaratamente pro life. La storia viene confermata dal senatore stesso al sito “Red alert politics”, con un’email. L’anno scorso il senatore Scott ha votato per fermare il finanziamento dell’aborto nell’Obamacare, a sostegno proprio della Planned Parenthood, ha votato per il divieto degli aborti selettivi, per vietare gli aborti dopo le 20 settimane di gravidanza in Columbia. Insomma, un curriculum decisamente pro life. Cresciuto da una madre single, e con un’adolescenza scolastica difficile, Scott è diventato repubblicano «per tirare fuori il meglio dalle persone, dopo essere quasi stato bocciato a ogni anno della scuola superiore».