«Mamma! Moriremo tra 8 anni». La scuola terrorizza i bambini con Greta

A Toronto scolari di sette e otto anni costretti ad assistere al discorso apocalittico di Thunberg alle Nazioni Unite e al countdown del tempo che ci resta prima della catastrofe

«Mamma! Hanno detto che moriremo tra otto anni». Terrorizzare i bambini non dovrebbe essere la prerogativa di nessun insegnante, eppure quando Joylaea Blazevic è tornata a casa tutta spaventata dalla lezione sui cambiamenti climatici e dall’imminente “morte della Terra”, la sua mamma ha preteso spiegazioni. È accaduto in una scuola elementare di Toronto, Canada: nessuno le ha detto che morirà tra 8 anni – è la difesa del portavoce del Toronto District School Board, riportata dal National Post Canada che è tornato sul caso -; anzi, quando un bambino nel bel mezzo della lezione ha iniziato a urlare «non voglio morire!», scatenando il panico tra i compagni, la maestra si è affrettata a tranquillizzarlo, e «la famiglia ci ha assicurato che stava solo scherzando».

«LA GENTE MUORE, L’ECOSISTEMA COLLASSA»

Ma non è uno scherzo quello che è accaduto alla Elmbank Junior Middle Academy di Etobicoke all’inizio di ottobre, quando a Joyalea e compagni, tutti fra i sette e gli otto anni, è stato mostrato in biblioteca il video del discorso pronunciato da Greta Thunberg al summit delle Nazioni Unite per il clima, il 23 settembre 2019. Immaginate la scena. Bambini di sette e otto anni davanti al maxischermo con la furiosa sedicenne che grida: «C’è gente che soffre. C’è gente che sta morendo. Interi ecosistemi stanno collassando. Siamo all’inizio di un’estinzione di massa. E voi non siete capaci di parlare d’altro che di soldi e di favoleggiare un’eterna crescita economica. Come osate!». E così via, per cinque minuti. Dopo di che, per rendere più chiaro il concetto, è stato proiettato davanti ai bambini l’enorme carbon clock del Mercator Research Institute on Global Commons and Climate Change che mostra il conto alla rovescia del tempo stimato necessario alle emissioni di carbonio per riscaldare il pianeta di 1,5 gradi: «Ecco quanto poco tempo è rimasto ai nostri politici per agire». Tic tac, tic tac.

IL TICCHETTIO VERSO LA FINE DEL MONDO

E che dovevano far i bambini? Ma esattamente quello che Greta da un anno va augurando agli adulti: «Voglio che andiate in panico per sentire la paura che provo ogni giorno». Detto, fatto, più confusi che rassicurati dai tentativi di minimizzare degli stessi educatori che avevano proposto i materiali, i bambini hanno capito una cosa sola: non c’è più tempo, non abbiamo scampo. Sulla vicenda è dovuta intervenire anche Elizabeth Allured, psicologa di New York e copresidente di Climate Psychology Alliance North America, convenendo che la presentazione era inappropriata per bambini di quell’età: «Dovrebbero sentirsi spronati da Greta o dovrebbero supporre che Greta stia spiegando loro che le loro vite saranno terribili? Io penso che il ticchettio dell’orologio li spaventi e basta, e comprensibilmente». Secondo l’esperta, sentita dal National Post, a bambini di 8 anni non si può somministrare l’ineluttabile ma la speranza, «devono sapere che esiste un modo per risolvere questo problema, piuttosto che pensare che siamo tutti condannati. Hanno bisogno di un approccio che valorizzi gli aspetti meravigliosi del nostro ecosistema, che focalizzi come ci supporta e come si mostri al momento generoso per la maggior parte della nostra vita».

JOYLAEA HA PAURA? FA BENE

La stessa cosa di cui avrebbero probabilmente bisogno gli adulti, almeno stando alla risposta che il responsabile della biblioteca scolastica Timothy Du Vernet, ha inviato a Lejla Blazevic, mamma di Joylaea: «Il “messaggio” era che i nostri studenti possono fare la differenza e il futuro del nostro pianeta riguarda i nostri figli più di tutti», «non era intenzione causare angoscia nei nostri studenti. I problemi del cambiamento climatico li stiamo affrontando tutti. Le preoccupazioni e le paure di Joylaea sono la vera ragione per cui è necessario rispondere».

PRIMA DEL CLIMA, PREOCCUPATEVI DELLA SCUOLA

Ora: prima del cambiamento climatico Lejla Blazevic fa benissimo a preoccuparsi per sua figlia. Nessuno le ha detto che morirà tra 8 anni a causa del clima, peggio: nessuno glielo ha detto, ma la bambina a 8 anni non poteva arrivare a nessun’altra conclusione. Quali risorse ha una bambina di quell’età per mettere in dubbio il discorso apocalittico di una ragazzina seduta ad arringare i grandi della Terra o quell’orologio che mostra quanto tempo ci separa dalla catastrofe, quando verranno innescate «reazioni a catena irreversibili al di fuori del controllo umano»?

LA PREROGATIVA DEL TERRORE

Se lo chiede la mamma di Joylaea tornando a parlare ai media dopo aver ricevuto versioni diverse dalla scuola che frequenta la figlia. E che non contesta affatto le ore di lezioni sui cambiamenti climatici ma i materiali e il metodo: quale insegnante o bibliotecario o consiglio scolastico “ispirato” da Greta dovrebbe avere come prerogativa quella di terrorizzare dei bambini per ispirarli a loro volta a fare la differenza nel mondo? Anche Robert Gifford, professore di psicologia e studi ambientali all’Università del Victoria, ha giudicato decontestualizzata e inappropriata la lezione. E non solo perché «a qualunque età presentazioni molto estreme possono causare una reazione opposta al messaggio che si vuole dare», ma anche perché «un buon messaggio per i bambini è contrastare l’idea che non ci sia più speranza».

L’ESAURIMENTO DEGLI ADULTI

In America da mesi università e specialisti sono alle prese con il burnout da catastrofismo climatico e l’istituzione di terapie e nuovissimi safe space di supporto ai tantissimi che soffrono di ansia, lutto ecologico, depressione e stress da climate change. Ma i bambini, vogliamo esaurirli prima che possano salvare il pianeta?