Ma perché il Venezuela non fa notizia? Il vecchio sogno della revolución socialista è duro a morire. Anche in Italia

Il Corriere della Sera conferma: il «silenzio sulla repressione» di Maduro? Colpa dei politici e degli intellettuali con il mito di Chávez

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La rivolta popolare in Venezuela contro il disastroso governo chavista di Nicolas Maduro e la repressione da parte di Caracas continuano a rimanere indubitabilmente in secondo piano rispetto alla crisi ucraina. Perché questa disparità di attenzione politica e mediatica? La settimana scorsa abbiamo pubblicato la lettera di una studentessa venezuelana che denuncia gli automatismi intellettuali delle élite progressiste, sempre pronte, in fondo, e chissà perché, a dare credito agli appelli del caudillo latino di turno (ieri Chávez, oggi il suo delfino Maduro) contro i fantomatici complotti imperialisti e fascisti nemici della “revolución”. Oggi il Corriere della Sera conferma: anche in Italia dietro al «silenzio sulla repressione» in corso nel paese sudamericano c’è il solito «falso mito» dell’eroe bolivariano.

DA VENDOLA AI GRILLINI. Se è vero infatti che perfino qualche divo di Hollywood ha iniziato a lanciare messaggi di sostegno ai manifestanti venezuelani (nonostante la nota passione chavista di alcune grandi star come Sean Penn e Oliver Stone), in Italia invece – scrive Luca Mastrantonio sul quotidiano milanese – «le orecchie fischiano ai tanti che ignorano o minimizzano la bufera nelle piazze di inizio 2014: gli intellettuali invaghiti di Chávez, come Gianni Vattimo, Gianni Minà e Toni Negri, e i politici che a sinistra hanno lenito le nostalgie marxiste con il chavismo, da Fausto Bertinotti a Nichi Vendola; a certa destra, invece, piaceva il revival peronista, mentre persino alcuni politici a 5 Stelle hanno fatto in tempo a elogiare il chavismo, in sintonia con certi fanatici dei beni-comuni».

IL SOGNO SOCIALISTA. A parte «qualche segnale di attenzione» da parte di singole personalità (il Corriere cita Paolo Maldini, Eros Ramazzotti e Jovanotti), resta dunque duro a morire il vecchio «ultimo sogno del socialismo reale». Sogno che, osserva, Mastrantonio, in Venezuela ha preso sotto Chávez il nome di «Socialismo del XXI secolo» e nonostante le squillanti promesse «dopo quindici anni raccoglie odio, divisioni e violenze». Il quadro tratteggiato dal giornalista del Corriere è devastante: «Cubanizzazione del Venezuela, avvenuta tra nazionalizzazioni forzate e un controllo dei prezzi e della valuta sempre più simile a un embargo verso i cittadini (…)», «inflazione alle stelle», «riduzione del Pil» e «svalutazione del bolívar», «mancanza dei beni di prima necessità», «criminalità diffusa e impunita». Mentre il petrolio è «sottratto ai privati e consegnato allo Stato, per arricchire la “boliborghesia” (la borghesia bolivariana) e tenere buono il popolo. Niente sviluppo». Una situazione di certo non meno drammatica di quello dell’Ucraina.

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