Ma come fa il Corriere a restare aggrappato all’idolo Obama?

Contraddizioni di un giornale “della borghesia” che tifa modello cinese contro il coronavirus e rimpiange l’egemonia globale del peggior presidente della storia americana

Barack Obama

Cronache dalla quarantena / 12

Ieri mattina, 25 marzo, nevicava su per li colli galluresi. La prima morte da coronavirus ha bussato alla porta degli stazzi contadini. E ora ci vorrebbe veramente un Clemente Rebora per dire con poesia «dell’immagine tesa/ vigilo l’istante».

Tesa per tesa, consapevole delle possibili ritorsioni al curaro dell’organo ufficiale della narrativa di Milano, Beppe Sala e consiglieri comunali tra i quali figura il presente sottoscritto, ci sta l’invettiva all’immagine del grande Corriere della Sera.

Punto 1. La scomparsa grande grecista e grande storica Marta Sordi era solita dare questa risposta alle domande che tirassero in ballo il quotidiano di via Solferino: «Spiacente, non è tra le mie letture».

Punto 2. Lo so che è sbagliato. Però come fai a essere allo stesso tempo il più autorevole quotidiano “dalla parte dei lettori” e il giornale dei benpensanti (che trascinò l’Italia nella prima grande guerra, fascista sotto il fascismo, antifascista passato il fascismo e via discorrendo fino a recentissime movenze grilline, capopopolo della stagione giustizialista, veicolo delle fortune degli autori del libello La Casta…) e di nuovo, corsi e ricorsi, paginate di Walter Veltroni? Ancora.

Punto 3. Da uno sguardo al “Il punto del Corriere”, dove si cuce taglia e incolla la versione online anticipandosi la cartacea, si comprende meglio l’impronta della penna nobile. Brillantissimo giornalismo, chapeau. Però, più attaccato alle ben profilate, consolidate e comode idee “democrat” che alla – vigliacca che le nostre idee tradisci – sporca realtà.

Come sempre sbaglio per eccesso. Ma ho ragione a stigmatizzare una impostazione che dietro le quinte (si chiama “servizio per gli abbonati”) si squaderna smaccatamente benpensante, segnatamente di sinistra, pro modello cinese. E il cui Idolo-Padreterno rimane Barack Obama.

Punto 4. Non si sono accorti che Obama non è più alla Casa Bianca e che, a furia di parlare di poveri e lgbt, l’uomo che faceva le primavere arabe con un tweet si è appena comprato una mega villa da 20 miliardi di vecchie lire? Ora io capisco perché a parte i taglia e incolla delle agenzie e le davvero gran belle firme (i Battista, i Cazzullo, Cremonesi, Olimpio, Mieli, Franco, Panebianco, Della Loggia, Gramellini e scusate se ne tralascio di ricordare tante altre come la Soglio, Sargentini e Sanesi), il quotidiano di via Solferino sia sostanzialmente rimasto a Mario Capanna nel salotto di Giulia Maria Crespi.

Che ci sia il re del marketing Urbano Cairo o il pesciolino del Partito Comunista Italiano, Piero Ottone, che veniva da un ufficio di corrispondente a Mosca e che da direttore del Corsera di primi anni Settanta licenzierà Indro Montanelli, la sostanza non è cambiata. Un grande giornale di idee da Open Society. Il che è più che legittimo. Ci mancherebbe.

Ci avete bella gente, piace alla gente che piace e soldi pulitissimi per farlo. Però, a distanza di anni dagli otto di egemonia globale del peggior presidente della storia degli Stati Uniti, come si fa a non vedere il disastro umanitario e geopolitico che ha lasciato sul terreno Barack Obama? Come si fa a continuare a idolatrare un presidente venditore di colonialismi ideologici, armi in salsa buonista e piattaforme digitali in chiave imperialista?

D’altro canto Donald Trump è sorosianamente dipinto come un presidente spaccone, rozzo e ignorante. Ma intanto il rozzo spaccone ignorante non ha fatto una guerra e ha firmato la pace coi talebani. Mentre il genio gentile e brillante Nobel per la pace ha scatenato l’insorgenza dell’intero Maghreb e Mashreq dalla Libia alla Siria e da Casablanca a Baghdad. Col risultato, in nome delle rivolte democratiche via Twitter, di aprire le porte all’inferno dei tagliagole islamisti: Obama ha bombardato la Libia, regalato l’Egitto ai Fratelli Musulmani, finanziato, addestrato e armato i ribelli islamisti anti Assad che sono poi confluiti nello Stato islamico dei tagliatori di teste. Totale? 300 mila morti e 3 milioni di profughi che vediamo ancora oggi vagare disperati da Oriente a Occidente, utilizzati dal sultano Erdogan come massa d’urto per ricattare l’Europa.

E voi benpensanti siete ancora lì a farvi le pippe con l’abbronzato, come lo chiamava il grande Silvio? Insomma, sappiate un po’ arrossire anche voi. E dimenticate Obama. Che, come noi e voi, dopotutto, ai #metoo, al pollice verde, vegano, giallo, a pois, eccetera, infine alla Co2 che entra nelle giarrettiere delle miliardarie hollywoodiane che fanno “Ooooh!” davanti ai pinguini che si sciolgono al Polo, diciamo la verità, preferisce il colore dei soldi.

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Ps. In margine alla cronichetta di ieri su carceri e coronavirus, ci pregiamo di segnalare l’osservazione che viene da un ex detenuto, il quale plaude a Tempi, ma suggerisce la seguente postilla: «Andrebbe solo aggiunto che ci sono circa 20.000 in carcerazione preventiva, cioè senza condanna, la metà dei quali risulterà innocente!».

Foto Ansa