L’Infedele e il circense killeraggio a Cl e a don Giussani. Postilla di Amicone

Nell’ultima puntata della trasmissione di Lerner, attacchi al movimento e al suo fondatore, accusato addirittura di essere marxista-leninista

Pubblichiamo la lettera giunta in redazione di Valerio Pece, nostro collaboratore e lettore, a proposito dell’ultima puntata della trasmissione L’Infedele, andata in onda su La7.

Sarebbe interessante conoscere i motivi, quelli ultimi però, per cui Gad Lerner si abbatte su Comunione e liberazione come l’uragano Sandy sull’East Coast. Accontentiamoci intanto di annotare la strategia adottata dal Gad nazionale nella sua escalation anticiellina. Primo step: tentare in tutti i modi di sradicare Formigoni da Cl (la quale, va continuamente ripetuto, è un Movimento ecclesiale, è Chiesa!). «Dal cardinale Scola a Comunione e Liberazione (…) – tuona Lerner – c’è da augurarsi che si levi una sollecitazione univoca per indurre Formigoni a levarsi di mezzo». Dove quel muscolare “levarsi di mezzo”, quando cerchi come interlocutore un Principe della Chiesa, potrebbe rivelare già un certo e un po’ sulfureo nervosismo. Ma qui siamo solo all’antipasto. La seconda mossa strategica? E’ quello del muoia Sansone con tutti i Filistei: «Dopo Berlusconi – scrive Lerner – tocca alla Lombardia e a Cl» (che è un Movimento ecclesiale, è Chiesa Cattolica, Apostolica e Romana! Un frutto della “primavera Conciliare”, se così piace di più). Terzo e (per ora) ultimo deflagrante passaggio: scartare di lato e puntare dritto al bersaglio grosso: Comunione e Liberazione.

Per farlo, Lerner indossa guanti antitraccia e nell’ultima irreale puntata del suo Infedele assolda un sicario insospettabile: Chiara Saraceno, sociologa dalla biografia davvero troppo ghiotta. E’ lei l’ospite perfetta per cucinare l’operazione: vivace animatrice di Gioventù Studentesca da giovane studentessa milanese; un matrimonio (col politologo Gian Enrico Rusconi) celebrato nientepopodimeno che dal suo ex amico don Giussani; inevitabile rottura con lui e con Cl tutta intera; sonoro sbattimento di porta. Praticamente un pedigree fantastico.

Ora, al di là di Crocetta e della vittoria in Sicilia (tema ufficiale della puntata dell’Infedele), che Chiara Saraceno fosse stata appositamente invitata per divulgare la sua rottura con il fondatore di Cl (e magari per dare prova che fosse cosa buona e giusta) dovrebbe risultare a tutti evidente: sul sito del programma, ancora consultabile, il profilo a lei dedicato recita infatti così: “Sociologa, in gioventù fu al fianco di don Giussani fra gli animatori del nascente movimento di Comunione e Liberazione, per poi distaccarsene”. Più che una presentazione dell’ospite, è la descrizione della sua funzione.

Ma siccome la caccia al cinghiale Cl può essere anche istruttiva, è bene riavvolgere il nastro della puntata. Lerner le chiede: «Guardando agli scandali di Cl, della Cdo, Bergamo, Daccò, Simone, Fomigoni, lei non ci vede tanto un tradimento di don Giussani ma… che cosa?». Attenzione alla risposta della sociologa, una piccola breccia di Porta Pia: «Bisogna essere chiari: penso che ci sia una profonda continuità tra certe posizioni di don Giussani e quello che poi è diventato Cl, la Compagnia delle Opere, un po’ come un partito degli affari». Lerner, eccitato, finta un passo indietro: «Lei sta parlando di un sacerdote per il quale è in corso la causa di beatificazione da parte della Chiesa». «Sì – ribatte Chiara Saraceno – cosa su cui io, da laica, sono in disaccordo. Ma decideranno loro, a parte che poi non mi interessa perché io non ci credo in quelle cose lì, penso però che bisognerebbe un pochino più cauti».

E’ chiaro ora il salto qualitativo nella strategia contro Cl? Gli “scandali” in seno al Movimento sono “in profonda continuità” con quello che insegnava don Giussani. Semplifico (ma sfido chiunque a vedere un’alterazione del pensiero della sociologa): il malaffare lo insegnava direttamente don Giussani. Eccola qui la piccola breccia di Porta Pia, che tanto piccola poi non è. Qualora non avessimo capito bene, da buona professoressa universitaria, Chiara Saraceno si spiega ancora meglio: «Dentro quell’insegnamento (di don Giussani, ndr) c’era una sottile filosofia per cui il fine giustificava sempre i mezzi (…), c’era un certo cinismo per cui tutto poteva essere perdonabile se uno era fedele». Insomma, Cl peggio di Scientology.

Oramai l’ospite è un fiume in piena, una pasionaria che in un climax decisamente ascendente termina così: «In quel movimento, di cui ho fatto parte e non me ne vergogno, lottavo per i poveri. Questo venne vissuto allora come un tradimento, quindi venni scomunicata da Gioventù Studentesca». Dalla “Sociologa della Famiglia” (questo è il titolo della dott.ssa Saraceno presso l’Università di Scienze Politiche di Torino) viene formalizzato che dentro Comunione e Liberazione si lotta non per ma contro i poveri (e guai a farti vedere mentre fai la carità: ti scomunicano!).

Per non svegliare il neonato, mi ritrovo con la sedia attaccata alla tivù sperando che il delirio a cui sto assistendo finisca presto. Macchè! Mentre il mio Galaxi II registra che è una bellezza (è già tardi e posso capire male, penso tra me, e seppure io non sia un ciellino e mai lo diventerò, su tanta delizia anticattolica un discernimento sulle parole davvero proferite, a mente fredda non potrò non farlo) prende la parola Franco La Cecla, “antropologo palermitano di fama internazionale” leggo dal solito sito. Dopo aver appurato che La Cecla “collabora stabilmente per Avvenire” mi tranquillizzo un po’ e aspetto la replica a cotanto sociologico killeraggio. Peggio che andar di notte! La Cecla, che confessa di essere stato anche lui in Cl, rassicura subito tutti: «A un certo punto però ne sono uscito perché mi sono detto: questo (Cl, un Movimento ecclesiale, terreno sacro! ndr) è marxismo-leninismo! Il fine giustifica i mezzi è Lenin! Mi dicevo: io non voglio stare in un posto in cui il comportamento è quello tipico di un partito marxista!». Testuale.

A mettere una pezza a questo circo, ma ad un orario ormai impossibile, ci prova l’ex-consigliere regionale Roberto Cattaneo (che essendosi occupato fino a pochi giorni fa di infrastrutture per la Regione Lombardia, secondo Lerner si dedicava «da ciellino, a business importanti», declinazione che in questo clima da caccia alle streghe non è proprio il massimo della finezza) spiegando, e anche bene, cosa è stata Comunione e Liberazione per la sua vita. Ma è troppo poco e troppo tardi.
Valerio Pece

Risposta di Luigi Amicone: Zia Chiara è la sociologa della famiglia Repubblica, veste alla marinaretta  e, fateci caso, ha sempre bisogno di mettere davanti ai buoi dei fatti che si picca di analizzare con cognizione di causa il carro legnoso della supponenza e della sua personale alterigia. Insomma, è barbosa. Un po’ come se da piccola fosse stata punta da uno scorpione e quella puntura seguitasse a roderla nell’amor proprio suscitandole continui rigurgiti di astio.
Dio mio, che razza di corto circuito ci sarà in quella testa? E chi lo sa. Certo è che se non è indignata con qualcosa deve prendersela con qualcuno. Perché proprio con Giussani? Boh. Magari fu gelosia a prima vista. Quanto al geniale antropologo: l’impostazione marxista-leninista è proprio uguale a quella di don Giussani. E che dire di Benedetto XVI che Giussani lo vuole beatificare? E di Giovanni Paolo II che Cl ha portato in palmo di mano? Già, signor collaboratore di Avvenire, ma se Giussani è marx-leninista, gli almeno due papi che Giussani hanno indicato a esempio per tutta la Chiesa cosa sono? Due gradini appena sotto sua santità Gad Lerner? Ma dai.