«Fuggito dall’islam radicale in Siria, l’ho ritrovato in Francia»

Di Mauro Zanon
11 Novembre 2025
Il giornalista Omar Youssef Souleimane denuncia in un libro i legami tra la sinistra di Mélenchon e gli islamisti vicini ai Fratelli Musulmani: «Un progetto estremamente pericoloso»
La deputata del partito La France Insoumise Mathilde Panot (al centro) parla accanto alla deputata francese di La France Insoumise Clemence Guette (a sinistra) e al leader del partito La France Insoumise Jean-Luc Melenchon (a destra) durante una manifestazione a sostegno del popolo palestinese e contro l'intercettazione da parte di Israele delle navi della Global Sumud Flotilla (GSF), a Parigi, Francia, 2 ottobre 2025
La deputata del partito La France Insoumise Mathilde Panot (al centro) parla accanto alla deputata Clemence Guette (a sinistra) e al leader del partito La France Insoumise Jean-Luc Melenchon (a destra) durante una manifestazione a sostegno del popolo palestinese a Parigi, il 2 ottobre 2025 (foto Ansa)

Parigi. «Quando sono arrivato in Francia, ciò che mi ha davvero scioccato è stato ritrovare quella stessa atmosfera da cui ero fuggito». L’atmosfera di cui parla il giornalista siriano naturalizzato francese nel 2022 Omar Youssef Souleimane è quella di censura e di radicalismo islamico che lo ha soffocato per tutta la sua vita prima di sbarcare a Parigi. In Siria, dove è nato e cresciuto in una famiglia sunnita tradizionalista, e in Arabia Saudita, dove ha vissuto per alcuni anni attorniato da persone che idolatravano Osama bin Laden.

Quando disse che una poesia di Paul Éluard valeva più delle parole di Maometto, suo padre lo rinnegò, e nel 2012 Souleimane, braccato dai servizi segreti di Bashar al-Assad per la sua opposizione al regime, decise di lasciare tutto per la Francia: la patria della laicità e del libero pensiero che, da giovane uomo di sinistra, aveva sempre sognato. Ma negli ultimi anni, qualcosa è cambiato.

I legami tra Mélenchon e gli islamisti

«Ho trascorso i primi 25 anni della mia vita tra la Siria e l’Arabia Saudita; ho studiato per 3 anni in una scuola coranica. La Francia è sempre stata per me il Paese della laicità, di Jean Jaurès, della sinistra, del socialismo», ha detto Souleimane alla rivista Transfuge, ma «ho scoperto con stupore i legami tra una parte della sinistra e gli islamisti! Mi ha scioccato tantissimo! In Medio Oriente, i religiosi, gli imam, i Fratelli Musulmani e tutte le diverse correnti islamiste sono sempre nemici della sinistra!».

La copertina del libro di Omar Youssef Souleimane "Les complices du mal"

Omar Youssef Souleimane è scappato dalla Siria e si è ritrovato nel Paese della “gauche halal”, come l’ha definita nel suo ultimo libro, Les complices du mal (Plon), un’inchiesta sulle liaisons dangereuses tra la sinistra radicale di Jean-Luc Mélenchon, lider maximo della France insoumise, e gli islamisti. Per condurre la sua indagine si è infiltrato nelle manifestazioni pro-Pal organizzate dopo il 7 ottobre 2023, dove imam radicali lanciavano appelli all’Intifada globale sotto il cielo francese, unendo le loro voci con i mélenchonisti.

«La France insoumise cavallo di Troia degli islamisti»

«Ho vissuto per sette anni nella periferia di Parigi. Sono sempre rimasto sorpreso dal fatto che alcuni imam radicali sostenessero Mélenchon senza alcuna riserva. Gli islamisti usano la France insoumise come cavallo di Troia per perseguire interessi politici e arrivare in Parlamento», denuncia Souleimane. Il 15 ottobre 2024, il giornalista franco-siriano partecipa a un corteo a Parigi, in incognito, insieme ad alcuni dirigenti della France insoumise. «Dietro di me, uno striscione recita in arabo: “Stiamo arrivando, Nasrallah”, in sostegno al leader di Hezbollah, la milizia sciita», racconta nel suo libro. Al microfono, Manuel Bompard, coordinatore di Lfi, infiamma la folla, e la giornata si conclude con l’attacco a un McDonald’s, in un delirio complottista che accusa la catena di complicità nell’omicidio a Gaza.

Tra i deputati più attivi nei cortei francesi dove l’antisemitismo è a ruota libera, spicca Thomas Portès. Che lo scorso 26 ottobre si è recato a Beirut, in Libano, assieme a Salah Hamouri, avvocato franco-palestinese vicino al Fronte di liberazione della Palestina (Fplp), che figura nella lista dei movimenti terroristici dell’Ue e degli Stati Uniti.

«I Fratelli Musulmani sono terroristi, perché l’Europa non lo capisce?»

Non pago, Portès ha incontrato Georges Ibrahim Abdallah, condannato all’ergastolo in Francia per complicità nell’omicidio di un diplomatico israeliano e di un addetto militare americano avvenuto a Parigi nel 1982, e Marwan Abdel-Al, membro dell’ufficio politico di Fplp, secondo cui “il diluvio di Al-Aqsa”, nome dato da Hamas all’attacco del 7 ottobre, fa parte delle “grandi narrazioni liberatrici del popolo” palestinese. Infine, si è recato al cimitero dei “Martiri della Palestina” a sud di Beirut per scattarsi una foto davanti alla tomba di Mohammed Youssef al-Najjar, detto Abou Youssef al-Najjar, uno dei mandanti della presa di ostaggi e del massacro di undici atleti israeliani alle Olimpiadi di Monaco nel 1972.

«La politica di Jean-Luc Mélenchon è attualmente la seguente: dividere per regnare, dividere per dominare, con l’obiettivo di accedere al potere. E penso che sia un progetto estremamente pericoloso per la Francia», ha detto a Transfuge Souleimane. A metà ottobre ha testimoniato assieme ad altri giornalisti davanti alla commissione d’inchiesta istituita all’Assemblea nazionale per indagare sui rapporti tra la sinistra di Mélenchon e le reti islamiste. «Vengo dalla Siria, un Paese dominato dagli islamisti», ha esordito davanti alla commissione d’inchiesta, invitando la Francia a non essere ingenua, soprattutto con le antenne francesi dei Fratelli Musulmani. «In Arabia Saudita, negli Emirati Arabi Uniti, in Egitto e oggi persino in Giordania, i Fratelli Musulmani sono considerati un’organizzazione terroristica. Sinceramente mi chiedo cosa stiamo aspettando in Francia, in Europa», ha detto Souleimane.

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Il tentativo di censurare il libro di Souleimane

Nel suo libro, bestseller, il giornalista franco-siriano denuncia anche il risentimento anti-francese alimentato dai mélenchonisti, e in particolare dall’eurodeputata Rima Hassan, soprannominata “la pasionaria di Hamas”. «Quando Rima Hassan, sui canali televisivi islamici arabi – perché ho guardato i suoi interventi – che sostengono Hamas senza riserve, definisce la Francia un “Paese colonialista” e un “Paese del male”, incarna l’odio verso la Francia. Sono esattamente le stesse parole usate dai Fratelli Musulmani», ha dichiarato al Figaro Tv Souleimane.

I mélenchonisti avevano provato a censuare il suo libro, a bloccarne la stampa, tentando di procurarsi una copia prima della pubblicazione. «Non cederemo alla censura e alle pressioni politiche, altrimenti non ci sarà più libertà di espressione», denunciò Jean-Luc Barré, presidente di Plon. «Sono fuggito dalla persecuzione del regime di Assad in Siria per vivere liberamente nella patria dei diritti umani e, tredici anni dopo, mi ritrovo di fronte a politici che vorrebbero mettermi a tacere!», aggiunse Souleimane. I giudici, questa volta, hanno dato ragione all’editore francese e al suo autore, respingendo le richieste della France insoumise. Ma il tentativo di censura resta e la dice lunga sul modus operandi della sinistra mélenchonista.

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