Torna la Francia giacobina: «Eliminiamo Natale e Ognissanti a scuola»
Parigi. In Francia, nel calendario scolastico, non si parla più di vacanze di Pasqua dal 1974 – presidenza di Valéry Giscard d’Estaing –, bensì di “vacanze di primavera”. Cinquant’anni dopo, la crociata laicista è pronta a colpire anche le feste di Ognissanti e Natale in vista del calendario 2026-2027.
È quanto ha proposto mercoledì scorso, con un emendamento, il sindacato maggioritario degli insegnanti della scuola primaria, lo Snuipp-Fsu, davanti ai 98 membri del Consiglio superiore dell’istruzione (Cse), organo consultivo posto sotto l’egida del ministero dell’Istruzione francese. «Nel calendario scolastico repubblicano non c’è posto» per termini troppo cristiani come Ognissanti e Natale, secondo Snuipp-Fsu: meglio iniziare a parlare di «vacanze autunnali» e «vacanze di fine anno», per «rispettare la laicità» e non urtare la sensibilità delle persone di altre religioni.
«Vogliono cancellare le radici cristiane»
L’emendamento è stato adottato dal Cse con 44 voti a favore e 7 contro. Tra i voti ostili, c’è quello del sindacato studentesco vicino alla destra Uni, che ha lanciato una petizione sul suo sito web che venerdì pomeriggio aveva già raccolto più di 20 mila firme.
«Si sta tentando di cancellare le radici cristiane e la storia del paese», ha denunciato Baptiste Gilli, delegato nazionale dell’Uni. «Una gioventù sana e armata intellettualmente e moralmente deve basarsi sulla sua storia, sulle sue radici e sui suoi valori. E noi ci opponiamo a questa falsa buona idea che consiste nel dire che, con il pretesto della laicità, si può cancellare la nostra storia», ha aggiunto Gilli.
Il ministero temporeggia
Un parere condiviso dall’Apel, l’associazione dei genitori dell’istruzione privata. «Ognissanti e Natale fanno parte del nostro patrimonio nazionale e laico. Questa proposta ci ha sorpreso, poiché questo calendario con queste denominazioni esiste da decenni», ha affermato Hélène Laubignat, presidente dell’Apel. Ieri in un comunicato il ministero dell’Istruzione, guidato dalla socialista Élisabeth Borne, ha preso atto che «l’emendamento ha ricevuto un parere favorevole dai membri del Consiglio superiore dell’istruzione», ma per ora «non è preso in considerazione» in vista del calendario 2026-2027.
Per ora. Perché si tratta soltanto del primo tentativo dei sindacati di sinistra, che promettono di accrescere la pressione per scristianizzare le vacanze. «Abbiamo votato a favore (…). Questo cambiamento potrebbe far sentire tutti più inclusi», ha dichiarato Valérie Ginet, segretaria generale del sindacato Fep-Cfdt. «È un simbolo importante che ricorda la laicità della Repubblica», gli ha fatto eco ieri mattina Grégoire Ensel, vicepresidente della Fcpe, la principale federazione dei genitori degli alunni. «Riceviamo regolarmente messaggi da persone che si stupiscono delle denominazioni del calendario scolastico e ci chiedono di intervenire affinché venga rispettata rigorosamente la laicità», ha aggiunto Ensel.
La Francia è il malato d’Europa
Per Jean-Rémi Girard, presidente del sindacato nazionale delle scuole superiori e medie (Snalc), il dibattito è legittimo: «Non si parla più delle vacanze di Pasqua, che non sempre coincidono con la Pasqua. Perché non estendere la stessa riflessione alle altre vacanze?». Ieri pomeriggio, il ministro dell’Interno francese e presidente dei Républicains, Bruno Retailleau, è intervenuto a gamba tesa contro l’emendamento approvato dal Cse, perché non si tratta solo di un voto, è l’emblema di una tendenza generale. «Natale e Ognissanti non sono solo festività: sono punti di riferimento profondamente radicati nella storia della Francia e dell’Europa», ha commentato su X Retailleau, prima di aggiungere: «Allontanare i bambini dalle tradizioni che fanno parte di un patrimonio condiviso significa privarli di una memoria collettiva. La loro abolizione non sarebbe solo una misura tecnica, ma un impoverimento culturale: tradurrebbe l’idea che i bambini non hanno bisogno di un’eredità comune».
La Francia è il malato d’Europa, sommersa dai debiti e sorvegliata speciale dei mercati finanziari, indebolita da una crisi politico-istituzionale ormai cronica, con manifestazioni di piazza ogni settimana, una rabbia sociale che rischia di esondare e un aumento inquietante degli atti anti-cristiani e antisemiti.
Ma la priorità dei sindacati di sinistra è applicare la cancel culture anche a scuola.
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