Libia. Sirte, roccaforte dell’Isis, espugnata con l’aiuto di islamisti, inglesi e americani

Solo una settimana fa si parlava di una battaglia lunga e difficile. Invece ieri le truppe di Tripoli e Misurata sono entrate nel centro città, dove l’offensiva prosegue

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La notizia è arrivata come un fulmine a ciel sereno: i combattenti libici (leggi islamisti) di Misurata e Tripoli, alleati con il governo di unità nazionale appoggiato dall’Onu, sono entrati nel centro di Sirte, roccaforte dello Stato islamico in Libia.

INCROCIO DELLE ESECUZIONI. L’offensiva era cominciata solo tre settimane fa e non sono passati neanche sette giorni da quando si parlava di una battaglia lunga e difficile. Invece nelle ultime 24 ore, hanno strappato ai jihadisti aeroporto e quartieri occidentali della città natale dell’ex raìs Muammar Gheddafi, penetrando fino in centro. Qui è stato abbattuto il palco dell’incrocio di Zafarana dove avvenivano le esecuzioni e le punizioni secondo la sharia dopo la preghiera in moschea del venerdì.

«ISIS CIRCONDATO». Si pensava che a Sirte ci fossero tra i 5 mila e gli 8 mila jihadisti, ma forse potrebbero essere di meno. La maggior parte di loro ha battuto in ritirata o si è asserragliata in pochi quartieri, dove forse potrebbe avere luogo un’ultima strenua battaglia di sopravvivenza. Da Misurata, che ha perso già 110 uomini dall’inizio dell’attacco, dicono che l’Isis è «circondato», dal momento che la Marina di Tripoli controllerebbe la costa su cui si affaccia la città.

«COME HANNO FATTO?». La domanda che si pone a ragione il Corriere della Sera è questa: «Cosa ha permesso al fronte pro [Fayez] Serraj», premier del governo appoggiato dall’Onu, «di ottenere tale avanzata? (…) Ancora a metà aprile l’Isis aveva lanciato una forte offensiva catturando oltre 150 chilometri di deserto verso ovest, superando il villaggio di Abu Grein e lambendo persino le periferie orientali di Misurata».

«GRAZIE A INGLESI E AMERICANI». La risposta a questa domanda arriva in coro da Tripoli e Misurata: «Ringraziamo in modo speciale le teste di cuoio anglo-americane, che sono state determinanti». Ora, scrive il New York Times, resta da capire cosa succederà una volta vinta la battaglia con i jihadisti «e piantata la bandiera sul terreno»: le diverse milizie torneranno a combattersi a vicenda «come fatto fino a un anno fa»? Il governo sostenuto dall’Onu troverà un accordo con quello islamista e quello di Tobruk? Che cosa è stato promesso alle milizie in cambio del loro impegno militare a favore dell’unità libica? Domande che ancora non hanno risposta.

Mappa New York Times

Foto Ansa/Ap

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