L’Euro un errore, l’Italia è diventata statalista. Per ripartire «lasciamo volare i territori»

Gianfelice Rocca, nuovo presidente Assolombarda, spiega tutti i problemi del paese e come uscirne: sfruttando i nostri punti di forza e imitando Monaco di Baviera

«I nostri problemi non si risolvono a Bruxelles. È tutto nelle nostre mani». Lo dice a Danilo Taino in un’intervista pubblicata oggi sul Corriere della Sera Gianfelice Rocca, da ieri presidente di Assolombarda.
«Finché siamo in Europa – spiega Rocca – possiamo avere alleggerimenti del rigore. Ma i nostri problemi non si risolvono a Bruxelles. È tutto nelle nostre mani: l’illusione del vincolo esterno, che ci fosse qualcuno a guidarci da fuori, va avanti da 30 anni e ci ha portati qua. Io sono per il vincolo interno. Il servilismo che è cresciuto in Italia, fosse verso lo Stato o verso il podestà straniero, ha delegittimato la classe dirigente e quella politica. Dobbiamo prendere in mano il nostro destino, cercare il nostro spazio vitale, altrimenti sarà l’asfissia».

SIAMO NUDI. Rocca usa una battuta del grande investitore statunitense Warren Buffett per spiegarsi: «Quando la marea scende, si vede chi nuotava nudo». L’Italia e l’Europa nel 2008 nuotavano nude. «Abbiamo avuto vent’anni di crescita durante la quale il Prodotto del mondo è pratica mente raddoppiato. Ciò stirava tutte le rughe, come su un palloncino ben gonfiato. È stato un periodo che ha rimandato la presa di coscienza di ciò che stava cambiando, del contesto rivoluzionario, con la Cina diventata il primo Paese manifatturiero e con grandi differenze che si creavano nel mondo e in Europa. Nel 2008 il palloncino si sgonfia e le rughe si vedono tutte».
Con l’euro, spiega Rocca, ci siamo illusi di potere correggere le differenze tra i vari paesi del Vecchio Continente. Il risultato? «Le differenze sono ricomparse: Mario Draghi deve, per dire, tenere assieme Paesi dove la disoccupazione è al 25% con Paesi dove è al 5%». Con l’euro, che secondo Rocca «è stato un errore», si è creato un «mostro bifronte».

DESTINO ASFISSIA. L’Europa potrà ricominciare solo se sarà capace di “stare insieme”. Come? Se saprà «fare convergere i costi del lavoro per unità di prodotto, nella parte dell’economia che è esposta alla concorrenza ma soprattutto in quella che non lo è, i servizi e la pubblica amministrazione. La Spagna sta facendo scendere il clup (costo del lavoro per unità di prodotto, ndr), noi no. Ma se non riusciamo a farli convergere finiamo in una trappola con due sole possibilità: o si rompe l’euro oppure finiamo nell’asfissia, con la chiusura delle fabbriche, soffocate dalle tasse, dalla burocrazia, dal credito e via dicendo».

ILVA E ETERNIT. Per Rocca una possibilità di ripresa esiste, ma solo se saremo in grado di giocarci bene i nostri punti di forza. L’Italia, spiega, esporta per circa 500 miliardi l’anno: sulle quattromila voci che compongono il commercio mondiale, in 1.215 battiamo la Germania nelle classifiche internazionali: 150 miliardi di export, in questi settori. E in 2.177 registriamo comunque un surplus commerciale. Quindi, spiega il presidente di Assolombarda: «La matrice produttiva italiana non è dissimile da quella tedesca. La differenza sta nella profondità e nei freni a mano tirati che costringono il motore italiano».
Quel che ci frena lo conosciamo bene tutti. Rocca esemplifica così: il codice del lavoro svizzero ha 130 pagine, quello italiano 2.700. Poi si chiede come siano possibili casi come quello dell’Ilva – di «gravità epocale» – e Eternit. «Lo Stato rimane assente per anni — nota —. Non dice niente su un’impresa e su un prodotto. Poi, all’improvviso, di fatto nazionalizza, per via punitiva. Altro che attrarre gli investimenti esteri: qui si apre la strada ai dubbi sulla capacità di governare noi stessi. È l’impresentabilità internazionale».

SIAMO STATALISTI. Il problema dunque qual è? «Siamo diventati statalisti». Bisogna tirare le briglie allo Stato. Solo dieci anni fa, la spesa pubblica al netto degli interessi era il 40 per cento del Prodotto interno lordo, oggi è il 48. Tale spesa va ridotta del 2 per cento l’anno, bisogna fare una lotta all’evasione fiscale (soprattutto quella all’Iva che in alcune regioni arriva al 60 per cento). Recuperare 60 miliardi per alleggerire il fisco sul lavoro, rivedendo anche la riforma Fornero.

MILANO COME MONACO. Rocca illustra anche una sua idea su Milano, una grande città metropolitana che, come accade in Germania coi länder, diventa centro che si occupa di infrastrutture e energia e al land fanno capo le politiche sanitarie e dell’educazione: «Lo Stato incentiva la concorrenza. Destina fondi e li assegna su basi competitive. È il land la dimensione organizzativa per competere nel mondo. Oggi, invece, la Ue sembra pensata per ammazzare i territori più deboli». I territori vanno «lasciati volare». L’esempio è Monaco di Baviera, che era undicesima nelle classifiche di capacità attrattiva europee quando noi eravamo noni e ora è nona quando noi siamo diventati undicesimi.