Lettera dalla Siria. «Io piango ad alta voce: vi prego, salvate Aleppo»

Il grido della religiosa suor Annie: «Ci sono massacri contro l’umanità e nessuno ne parla. Per quanto tempo ancora il mondo resterà in silenzio, come uno spettatore?»

Mideast Syria

Pubblichiamo di seguito la drammatica lettera che suor Annie ha inviato il 12 aprile ad Aide a l’Église en Détresse da Aleppo, seconda città più importante della Siria, sconvolta dalla guerra e divisa a metà tra ribelli e governo. La religiosa ha scritto dopo che l’ennesima pioggia di razzi lanciati dai ribelli ha colpito una scuola, uccidendo nove persone, tra cui cinque bambini. Sabato, invece, erano morte 35 persone nei quartieri cristiani. Traduzione nostra.

Cari amici di Aed,
vi scrivo per mettervi a parte della nostra grande tristezza su quello che sta succedendo ad Aleppo. Mi sembra che Aleppo sia una città dimenticata, i popoli e il mondo intero mantengono il silenzio. Ci sono massacri contro l’umanità e nessuno ne parla. Per quanto tempo ancora il mondo resterà in silenzio, come uno spettatore?

La nostra festa di Pasqua si è trasformata in una festa di dolore. La popolazione è in lutto per la perdita ciascuno dei propri cari. Alcune persone si ritrovano senza casa, altre non vedono più la vita ma solo la morte sotto le macerie, perché sono vittime di violenza. Quanto tutto questo durerà ancora?

Io vi chiedo di condividere e diffondere questo messaggio. Il silenzio non è più ammissibile. Noi dobbiamo fare qualcosa per salvare Aleppo e i suoi abitanti. Due giorni fa, circa 165 famiglie hanno abbandonato la città dopo che una pioggia di razzi si è abbattuta su Aleppo. Tutti i tipi di mortaio [sono caduti], che dono di Pasqua per un popolo pacifico che non vuole altro se non vivere in pace! Io piango ad alta voce: vi prego, salvate Aleppo, salvate le nostre famiglie.

Non ho potuto scrivervi prima perché da diverse settimane non abbiamo più internet, ma in piena notte finalmente ha ripreso a funzionare. Ieri, domenica, un mortaio è esploso sotto la nostra cucina ed è solo per la provvidenza del Signore che siamo salve. Solo le finestre sono andate in frantumi. Noi abbiamo perso così tante persone, ne conoscevamo la maggior parte, la gente ha paura e la maggior parte di loro erano cari ai nostri cuori. Anche gli abitanti di Soulemaneh e Telfon hanno dovuto abbandonare le loro case, sia perché alcune costruzioni sono state distrutte o gravemente danneggiate, sia perché sono terrorizzati.

Ancora una volta, fate che questo mio appello oggi risuoni per il mondo intero: per piacere, fate qualcosa per salvare il nostro popolo.

Foto Ansa/Ap