Libertà religiosa, vita, pace e radici cristiane. Il gran discorso di Leone XIV a Macron

Di Piero Vietti
26 Settembre 2026
Il Papa inizia in suo viaggio apostolico in Francia con parole inequivocabili su laicità, fine vita, surrogata, guerra e dignità della persona. «La Chiesa non si disinteressa delle questioni temporali»
Papa Leone XIV e il presidente francese Emmanuel Macron durante l'udienza all'Eliseo con le autorità, la società civile e il corpo diplomatico
Papa Leone XIV e il presidente francese Emmanuel Macron durante l'udienza all'Eliseo con le autorità, la società civile e il corpo diplomatico (foto Ansa)

La vita da difendere in tutte le sue fasi, il no all’aborto, alla maternità surrogata e alla «morte programmata», la necessità di tutelare la libertà religiosa e quella educativa, il diritto dei cristiani di intervenire nella vita pubblica e politica, l’appello alla pace ribadito con forza. È stato un discorso diplomatico nei toni ma forte nei contenuti il primo di papa Leone XIV in Francia, ieri mattina all’Eliseo.

«Signor Presidente, Signore e Signori, desidero esprimervi ancora una volta la mia gratitudine per questo incontro che, per riprendere le parole – significative per ciascuno – pronunciate da Vostra Eccellenza ai Vescovi di Francia nel 2018, evidenzia come “una Chiesa che pretenda di disinteressarsi delle questioni temporali non adempirebbe appieno alla propria vocazione; e un Presidente della Repubblica che pretenda di disinteressarsi della Chiesa e dei cattolici verrebbe meno al proprio dovere”».

Ha usato le parole di Emmanuel Macron, il Pontefice, per ricordare allo stesso presidente francese, alle autorità presenti e al corpo diplomatico di fronte a cui ha parlato, che la Chiesa deve potere giudicare tutto, pubblicamente e senza essere silenziata in nome della laicità. Parole pronunciate alla fine del primo discorso ufficiale fatto durante il suo viaggio pastorale in Francia, dove ad ascoltare il Pontefice sono attese centinaia di migliaia di persone, e dove ieri le campane di tutte le chiese del Paese hanno suonato a festa per sette minuti.

Le preoccupazioni per maternità surrogata e «morte programmata»

Papa Prevost non ha scelto toni soft per parlare ai leader del Paese che ha da poco inserito il diritto all’aborto nella Costituzione e approvato una legge su suicidio assistito ed eutanasia (ma sui quotidiani online ieri la notizia era l’accoglienza del giornalista della Cnn sul volo papale, ovviamente usata in chiave anti-Trump).

«Vi è oggi la tentazione di aspettarsi dalla scienza una soluzione e un conforto per tutte le nostre sofferenze. Il rischio è spesso quello di cadere nell’illusione. Quando la scienza e la tecnologia non sono guidate dalla coscienza, possono proporre soluzioni immediate che sembrano rispondere ai desideri e alle sofferenze degli uomini e delle donne, ma che in realtà possono allontanarli gravemente dal bene a cui aspirano profondamente. A volte constato con preoccupazione le attuali derive delle società che rischiano di distorcere la scienza e la tecnologia trasformandole in imprese lucrative che favoriscono le manipolazioni genetiche, la maternità surrogata, l’acquisto di organi o l’offerta di una morte programmata. Non dimentichiamo che il rispetto reciproco e la tutela della vita di ogni persona umana sono una responsabilità di ciascuno e di tutti, che inizia con una conversione dell’intelletto e del cuore e richiede un impegno reale e disinteressato verso i nostri fratelli e le nostre sorelle».

Il valore unico e insostituibile di ogni essere umano

Un concetto caro al Papa, ribadito nel pomeriggio di ieri all’Unesco: «Il paradosso è diventato sempre più evidente: mentre l’“intelligenza” viene attribuita ai sistemi computazionali, fatichiamo a riconoscere la dignità inalienabile delle persone umane, le cui vite vengono valutate con il criterio dell’efficienza e, quando ritenute non più produttive, respinte e scartate. Questa dolorosa realtà ci invita a riflettere sia sulla fragilità della nostra natura umana che sull’immensa dignità di ogni persona, una dignità che rimane intatta anche nelle circostanze più vulnerabili, fino alla morte stessa. Sì, l’essere umano è certamente colui che nasce, ma è pure colui che muore. La nostra dignità non è distrutta dalla malattia o dal dolore, né dipende dalle prestazioni di cui una persona è capace. Al contrario, richiede cura amorevole in ogni fase della vita».

Prima ancora, sempre parlando all’Eliseo, Leone aveva elogiato le «numerose istituzioni cattoliche in cui gli operatori sanitari accompagnano i fratelli e le sorelle resi fragili dalla sofferenza. Le loro testimonianze di attenzione e di servizio costituiscono una vera e propria scuola di umanità sulla grandezza della cura e un vibrante richiamo al valore unico e insostituibile di ogni essere umano. Sono anche un invito alla rinnovata fraternità che richiede di imparare ad accogliere la vita senza condizioni, a sostenere la fragilità con tenerezza, ad accompagnare con rispetto e nella fiducia reciproca ogni tappa dell’esistenza, e a difendere con coraggio e compassione coloro che non hanno voce o che non si sentono sufficientemente sostenuti. Per questo ribadisco con forza che la tutela del diritto alla vita costituisce il fondamento imprescindibile di ogni altro diritto umano».

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«La vera laicità non esclude la dimensione religiosa»

Il compito dei cristiani è dire al mondo queste verità, un impegno che secondo Leone XIV è «anche l’espressione della giusta laicità della città terrena». Il cristiano «coinvolto nella vita pubblica, che agisce alla luce della propria coscienza illuminata dalla fede, non può essere considerato un proselitista o una minaccia all’unità della patria. Infatti, la vera laicità non esclude la dimensione religiosa, ma sa al contrario trarne vantaggio come risorsa educativa». Un Paese «dalle ricche radici cristiane» come la Francia deve difendere la libertà religiosa e di educazione, ha rincarato il Pontefice: «Una giusta laicità non consiste quindi nell’escludere la religione dalla sfera pubblica o dall’istruzione, ma nell’impegnarsi affinché lo Stato e le istituzioni religiose dialoghino tra loro e uniscano le loro forze al servizio del bene comune, affinché il mondo abbia la vita».

Libertà, uguaglianza e fraternità

Al Paese che in Europa più di tutti sta osservando una crescita esponenziale di conversioni al cattolicesimo, Leone ha ricordato che «dai tempi di sant’Ireneo e del battesimo di Clodoveo, l’anima della vostra patria si è sviluppata attingendo dal cristianesimo un genio spirituale, culturale, intellettuale, artistico e missionario, che oggi risplende in tutto il mondo. È così che nella Francia del XVI secolo fiorì l’umanesimo, che cercava di unificare l’eredità greco-romana e la fede cristiana».

«Ai celebri pensatori del Rinascimento, e poi del Grand Siècle, seguirono quelli dell’Illuminismo, e la Francia portò allora al mondo vere e proprie conquiste; tra queste, il riconoscimento dei diritti dell’uomo insiti nella natura della persona umana, in particolare la libertà religiosa. Questa costante attenzione alla dignità intrinseca di ogni persona umana trova eco nel vostro motto nazionale. Libertà, uguaglianza e fraternità non sono semplici parole incise sui frontoni dei vostri edifici pubblici, ma rimandano a esigenze etiche universali, che trovano anche nel messaggio evangelico una fonte inesauribile di ispirazione e di realizzazione».

La Francia, i cristiani d’Oriente e la guerra

Un discorso diplomatico ma netto, fatto di inequivocabili sì sì, no no, quello di Leone XIV davanti a un presidente che avrebbe voluto usare la visita papale per mettere se stesso al centro della scena, e che di fronte ai tanti “no” arrivati dalla Santa Sede si è offeso e ha deciso di non partecipare alle messe officiate dal Pontefice. Un discorso che ha inevitabilmente toccato anche il tema della guerra, dato che, come detto ai giornalisti nel volo partito da Roma ieri mattina, «io, prima di tutto, mi reco in Francia, come in qualsiasi altra parte del mondo, in qualità di discepolo di Gesù Cristo desideroso di proclamare la pace, la pace di Cristo in tutto il mondo».

Per farlo è partito elogiando la «cooperazione tra la Francia e la Chiesa cattolica al servizio dei cristiani d’Oriente». «L’azione educativa, sociale, culturale e umanitaria svolta nei Paesi del Medio Oriente, in collaborazione con diverse associazioni quali “Aiuto alla Chiesa che soffre” o «Œuvre d’Orient», costituisce un prezioso contributo al dialogo tra i popoli e alla tutela dei diritti di ogni persona», ha detto.

«Ma come evocare questa regione del mondo, dove duemila anni fa è nato il Principe della Pace, senza pensare anche a tutte quelle popolazioni colpite dalle conseguenze dei conflitti e a tutti coloro che sono afflitti dal flagello della guerra? Non possiamo rimanere indifferenti di fronte a tali sofferenze che feriscono la dignità umana e gridano giustizia a Dio. La gravità di queste situazioni deve interpellarci e chiama ciascuno, là dove si trova, a una vera conversione del cuore e a un cambiamento di atteggiamento. È riconoscendo umilmente il bisogno che abbiamo gli uni degli altri che potremo insieme impegnarci maggiormente nella costruzione della civiltà dell’amore nel cuore del nostro mondo, diventato così complesso e interdipendente».

La guerra non è «inevitabile»

Citando san Giovanni Paolo II Leone XIV ha chiesto di fermare la corsa agli armamenti e di bandire le armi nucleari, invitando «a non rassegnarvi mai alla prospettiva di una guerra considerandola “inevitabile”, ma a promuovere senza sosta il dialogo e la diplomazia, al fine di preservare società pacifiche, rispettose della dignità e dei diritti della persona e dei popoli. Di fronte ai rumori di guerra e alle crisi multiformi che scuotono il nostro mondo, la Francia ha la vocazione di rimanere un instancabile artefice della pace e del multilateralismo, in particolare all’interno della nostra cara Europa».

Dopo il discorso all’Unesco Leone XIV ha celebrato i Vespri nella cattedrale di Notre-Dame (l’ultimo Pontefice a farlo fu Benedetto XVI nel 2008), poi in serata ha guidato la veglia di preghiera con oltre ottantamila giovani allo stadio di Saint Denis. Questa sera, dopo la messa in Place de la Concorde dove sono attese 600.000 persone, volerà a Lourdes, dove passerà l’intera giornata di domenica. Lunedì Leone XIV sarà a Metz, città natale di Robert Schuman, uno dei “padri” dell’Europa unita.

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