Portavoce Manif Italia: «Non basta non essere d’accordo con il pensiero imposto da pochi, bisogna dirlo»

Gianfranco Pillepich a tempi.it: «La legge sull’omofobia è liberticida e prevede il carcere per quelli che non vogliono il matrimonio gay»

«Siamo qui per ascoltare la nostra coscienza e solidarizzare con quelli che la usano. Per ribellarci alla menzogna. Perché non basta non essere d’accordo con essa: per vivere con onestà bisogna dire pubblicamente il proprio “no”. Vegliamo, per non dormire nel borghesismo facile, ma stancante e opaco. Facciamo silenzio, per ascoltare la voce della verità presente in qualsiasi uomo, credente o non credente. Leggiamo pezzi di letteratura, perché la verità è scomoda, ma libera ed è bella. E la bellezza contagia. Così accendiamo una fiammella di bene, che fa paura al potere, perché non si sa quando, ma può diventare un fuoco, che solo il compromesso sarebbe in grado di spegnere». Parla così a tempi.it Gianfranco Pillepich (nella foto), giovane manager romano e portavoce della neo nata Manif pour tous Italia. Il loro primo atto si è svolto giovedì davanti a Montecitorio, una veglia per la “libertà di opinione” partecipata da oltre 500 persone.

Vi ispirate alla Manif pour tous francese. Perché avete deciso di ripetere la loro esperienza in Italia proprio ora?
Trovandoci fra amici, stavamo discutendo del progetto di legge sull’integrazione della norma Mancino-Reale, che istituirebbe il reato di discriminazione per motivi fondati sull’omofobia e transfobia, in aggiunta a quelli razziali, etnici, nazionali e religiosi, sanzionando i trasgressori con la reclusione fino a quattro anni. Nel reato di discriminazione rientrano tutti quegli atti volti alla diffusione di un’opinione differente da quella di quanti affermano la legittimità del matrimonio omosessuale. Sarebbe una “legge bavaglio” liberticida, che introduce il reato di opinione per far passare il matrimonio omosessuale. Abbiamo pensato che non potevamo stare zitti davanti a una cosa simile, di cui per altro nessuno parlava. Pochissimi hanno detto come stavano le cose. Allora abbiamo deciso di ripetere quanto successo in Francia perché ci sentiamo responsabili e vogliamo dare un segnale alla gente.

 Eravate in 500 davanti a Montecitorio. Come avete manifestato?
Abbiamo fatto silenzio per due ore, per ascoltare la nostra coscienza, silenziando quanti cercavano di intonare cori o fare altro. Noi vogliamo difendere la natura vera degli esseri umani e la realtà, quindi ci siamo uniti per aiutarci a guardarla in faccia e vivere con autenticità di fronte a un potere che cerca di violentare chi lo fa. Poi ci sono i grandi uomini del passato, che usiamo per aiutarci a vivere così. Perciò abbiamo letto le pagine in cui Chesterton parla delle spade che «dovranno essere sguainate per dimostrar che le foglie son verdi in estate» o quelle di Orwell sul potere dell’ignoranza. Questo “metodo francese” libera innanzitutto noi, per questo vogliamo seguirlo.

Da chi era composto il popolo dei manifestanti?
Sopratutto da giovani, venuti anche dal Veneto e dalle Marche. Che in soli quattro giorni di passaparola è arrivato qui a Roma e con cui siamo già amici. Colpisce come si diventa amici subito quando ci si unisce per affermare ciò che è reale.

Dite che il vostro è un movimento europeo. Cosa intendete?
Lo è per sua natura: in quanto movimento di coscienze non può avere confini. Poi vedremo se si espanderà. Questo non lo so.

 La stampa vi ha ignorati.
Tanti la pensano come noi, ma siamo pochi a dirlo. Quindi imbarazziamo sia il potere, sia chi sa ma tace. Mi dispiace davvero se degli omosessuali sono stati maltrattati, ma vado in piazza anche per loro. Sono sicuro che un mondo che cerca di violentare la realtà sarà un mondo triste per ogni essere umano. E poi così gli omosessuali diventeranno i persecutori. Non ho mai chiesto il carcere per chi crede che il matrimonio omosessuale sia giusto. Perché lo vogliono per me che penso il contrario?

Sapete che in Parlamento non sono tanti quelli la pensano come voi?
Vogliamo che la maggioranza del Paese, che la pensa come noi, vedendoci, abbia il coraggio di affermare la verità: non basta non essere d’accordo con il pensiero imposto da pochi, occorre dirlo. Vogliamo che anche i parlamentari prendano coraggio. Ho visto qualcuno di loro unirsi a noi, senza fare passerelle, ma come per farsi forza. Comunque, anche dovessimo perdere politicamente questa battaglia non importa, bisognerà continuare a dissentire. Preferisco il carcere al silenzio della mia coscienza. Il cuore di ogni uomo si riposa e si libera solo nella verità. Questo, ripeto, è vero per qualsiasi uomo, per questo siamo un comitato apartitico e aconfessionale.